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Activision Blizzard nei guai: documenti distrutti, causa legale si complica

Activision Blizzard continua a far parlare di sé per le vicende legali che qualche settimana fa l’hanno colpita con un terremoto di querele, proteste e testimonianze agghiaccianti. Il comune denominatore di tutta questa situazione complicata è la presenza di un ambiente di lavoro definito tossico e molesto sia dai documenti legali che dai dipendenti ed ex dipendenti coinvolti come parte lesa.

Gli ultimi sviluppi di questa vicenda gettano ancora più ombre su Activision Blizzard. Il DFEH (Department of Fair Employment & Housing), il dipartimento governativo della California che ha intentato la causa contro l’azienda, ha esteso i capi di accusa includendo nella parte lesa anche i lavoratori temporanei che si sono susseguiti negli studi nel corso degli anni, ma soprattutto si parla di nuove accuse riguardo la distruzione di alcuni documenti compromettenti e la negazione di fornire altri documenti richiesti per le procedure legali.

Riluttanza nel fornire la documentazione necessaria e la distruzione di prove significano una sola gravissima cosa per Activision Blizzard: interferenza nelle indagini. Per il sistema legale statunitense, interferire in un procedimento penale diventa automaticamente una prova a carico del colpevole che verrà valutata molto attentamente da giudici e giuria popolare. Potrebbe essersi trattata di una svista, ma se si pensa a un’azione volontaria ecco che la situazione diventa agghiacciante: qualcuno potrebbe aver preferito distruggere delle prove correndo il rischio di complicare la causa legale, piuttosto che rivelare il loro contenuto.

Activision Blizzard ha provato a difendersi dalle nuove accusa pubblicando un comunicato stampa in cui si è vantata di tutti i cambiamenti che l’azienda sta operando per sistemare la complicata situazione lavorativa, a partire dai licenziamenti e dall’allontanamento di alcuni soggetti, passando per le nuove politiche di assunzione del personale con una maggiore attenzione per la parità di genere (malgrado qualche recruiter ancora si comporti in maniera equivoca, come abbiamo constatato in questo articolo). Nella nota l’azienda cerca di negare anche l’accusa di intralcio alle indagini, specificando di condividere con il DFEH della California l’intenzione di avere un ambiente di lavoro il più sicuro e rispettoso possibile.

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