Speciale

Alan Wake Remastered: il retaggio immortale di Remedy

Alan Wake Remastered è l’eco di un brivido. Pagina bianca. La penna scivola sulle parole, ma queste appaiono vacue. In quanti abbiamo sofferto il dramma e il terrore del foglio bianco? Nel nostro settore è purtroppo una sinistra possibilità, spesso accompagnata da ansia. Nell’ordinaria vita da adolescente era l’ordalia che si nascondeva nella verifica scolastica. L’angoscia che ci trasale alla sola idea di veder svanita la nostra creatività, magari offuscata da timori e preoccupazioni, ci intorpidisce. È un sentimento personale e delicato, ma che almeno una volta nella vita ci ha accarezzato. Alan Wake è anche questo dopo tutto. L’opera di casa Remedy non è solo un prodotto sopraffino che ha fatto scuola nell’ambito videoludico, ma anche un vascello di insicurezze recondite che, almeno una volta, ci hanno colpito.

Sarà per questo che il protagonista è divenuto un’icona ormai indelebile nell’immaginario di milioni di fruitori? Quanto siamo davvero simili alla sua situazione? Oggi, crogiolandoci nei ricordi di uno dei titoli più apprezzati della old gen, ripercorreremo il sentiero che ha reso Alan Wake Remastered non solo un’utopia, ma un regalo imperdibile per i posteri. Per la prima volta il gioiello del team finlandese approderà anche su PlayStation 4 e PlayStation 5 questo autunno, quindi non possiamo che riflettere sull’importanza di tale accadimento. Vi ricordiamo, inoltre, che giovedì 9 settembre alle ore 22 ci sarà il PlayStation Showcase di Sony e si prospetta una serata dalle aspettative titaniche, quindi non mancate!

Alan Wake 2

Alan Wake Remastered è già un turbine di ricordi per molti giocatori. Sin dalla sua prima apparizione sulle sponde di Microsoft, l’opera segnò indiscutibilmente il suo passaggio nella mente della stampa e della community. La prova di forza di Remedy fu la manifestazione di un orizzonte creativo ancora inespugnato, eretto dalla crasi inaspettata tra videogioco e serie tv. La trama di Alan Wake è già di per sé una case history: un racconto tormentato e tremolante tra le pagine di uno scrittore asfissiato dalla sua esistenza. Parola dopo parola, la storia rimbomba nella testa del giocatore a un ritmo cadenzato.

La rocambolesca esistenza del protagonista scivola con facilità dalla curiosità al fascino, galvanizzando e avvolgendo la nostra mente con una complessità narrativa atipica, quasi ineffabile e ad un passo dalla perfezione onirica. Il confine tra l’angoscia di una storia che odora di incubo e l’edace fardello del protagonista di non riuscire a realizzarsi si fa sempre più sottile. Lì accadde la magia. Remedy fece breccia nel cuore stregato del pubblico per la contorta verità che giaceva nella trama delle sue opere. Perché forse, oltre gli espedienti ludici e i mesmerizzanti elementi di design, qualcosa ci aveva scosso nel subconscio.

A distanza di anni comprendiamo più che mai l’attanagliante bisogno di estinguere una scadenza lavorativa o il pensiero ricorrente e sfuggente di perdere un giorno la nostra scintilla creativa. Così Alan Wake Remastered torna dopo tanti anni a bussare alla nostra porta, forse ricordandoci che perdersi nei pensieri ogni tanto è la chiave per ritrovare la nostra unicità. O forse è solo tornato per spaccare tutto su next gen, scegliete voi.

Alan Wake Remastered

Se volessi scindere dal ragionamento romantico legato ad Alan Wake Remastered, penso sia doveroso passare in rassegna le peculiarità che lo hanno reso indimenticabile. In primis, la voce narrante nel protagonista, che rimbomba durante tutta la sessione di gioco come se dovesse essere una sorta di narratore onnisciente. Il riverbero dello scrittore, unito alla presenza di flashback emozionanti e ricchi di suspense in salsa horror, hanno reso la trama del gioiello di casa Remedy un cult.

Il gameplay, così come lo è stato di recente quello di Control, contiene delle geniali e certosine peculiarità in termini di design. La luce come arma di supporto è sicuramente l’emblema di una scelta ludica congeniale e genuinamente appagante. Ciò che però ha destato più curiosità è l’atmosfera sferzante e sinistra che emanano le ambientazioni. I colori spenti, gli scenari vividi e tremolanti allo stesso tempo, i dettagli che quasi ci fanno sentire parte di un delirante sonetto macabro. Una storia avvolgente e sontuosa, capace di bucare lo schermo per prepotenza artistica, e che forse è meglio vivere che spiegare.

Alan Wake 2

In un senso o nell’altro, senza tediarvi ancora con della filosofia, bisogna avere il coraggio di sottolineare che forse l’uscita di Alan Wake Remastered era scritta. Ironicamente, l’importanza del suo ritorno, ha per me anche un valore catartico. Quando uscì Control, altro capolavoro di casa Remedy, dondolavo in un periodo estenuante a livello creativo. L’industria – almeno per me – era satura di opere che si adagiavano sulla soglia dell’eccellenza, senza mai osare troppo. Ci sono stati periodi in cui ho accusato fortemente la saturazione di generi o dettami di mercato alla lunga snervanti. Avevo bisogno di un titolo che mi facesse sgranare gli occhi e che potessi affascinarmi con della placida cripticità. Capitò che in quel di della Gamescom 2019, si palesò sopra la mia testa il mastodontico manifesto di Control. Semplice, in bianco e nero. Marketing ai minimi se non erro e non troppo clamore infine.

Solo i complimenti inaspettati di Kojima spostarono i riflettori sulla sua uscita. Oltre alla garanzia che da sempre ha contraddistinto le opere Remedy, iniziò pian piano il brusio che incuriosì ben presto molti fruitori. Così come fu per Alan Wake, anche Control stregò buona parte del pubblico. I tempi erano cambiati, eppure il retaggio dello scrittore maledetto si avvertì anche in quest’occasione. Un’opera atipica riuscì ancora a squarciare l’opinione pubblica e a smuovere i curiosi. La genialità di Remedy non era appassita, ma tornata per riscattarsi sul fronte memorabilità. Un DLC dedicato ad Alan Wake coronò infine il sogno di milioni di appassionati che, anche se per poco tempo, non ci pensarono due volte e tornarono su Control per riascoltare la stessa voce di chi, quasi dieci anni prima, aveva incantato anche i più scettici. Come non essere quindi felici del ritorno di un titolo del genere? Quanto ancora l’alchimia degli sviluppatori finlandesi deve urlare al mondo la sua autorevolezza?

Alan Wake

In cuor mio tengo molto alla loro storia, non solo per il carattere che hanno saputo ostentare nelle produzioni, ma anche per aver dimostrato, a più riprese, che si può assaporare il successo, senza troppi clamori e con storie anche fuori dagli schemi comuni. Alan Wake ha stigmatizzato il mio interesse per la scrittura e Control ha destato la mia curiosità artistica sopita. Una volta è casualità, due volte è una richiesta d’amore Remedy, occhio.

Mentre coccolo l’idea di gustarmi con la dovuta calma, anche ora dopo tanti anni, Alan Wake Remastered su next gen, il mio pensiero corre su una necessità. Ci sono giochi nel nostro settore che, per i motivi più disparati, hanno cambiato la concezione del medium videoludico e della sua valenza artistica. Ci sono nomi imperituri che hanno eretto generi veri e propri, ma ci sono anche quelle tacite creazioni che hanno avuto il coraggio di raccontare qualcosa di insolito. Alan Wake lo ripongo in una teca particolare, ove tengo le opere che, nella scorsa decade o poco più, hanno dato uno schiaffo a quei dogmi di mercato considerati indissolubili.

Spesso con gli amici o i colleghi faccio un piccolo gioco, in cui ci impegniamo a completare una lista di titoli che ci hanno cambiato e ce la passiamo per apprendere l’uno dall’altro. Da un gioco quasi puerile, quella lista è diventata per me e per tante persone che ho conosciuto in questi anni una sorta di vademecum di nomi impossibili da dimenticare e che ritengo quasi formativi. Magari, per goliardia, Remedy può cambiare la visione del mondo anche a te.

Se ti piacciono i titoli della Remedy Entertainment, allora è il momento di metter mano alla Ultimate Edition di Control.