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recensione
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Broken Sword - Il Segreto dei Templari : Reforged | Recensione

Broken Sword Reforged è un bel tuffo nel passato, nonché una lettera d'amore al titolo Revolution Software. Pronti a (ri)scoprire un capolavoro?

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Avatar di Michele Pintaudi

a cura di Michele Pintaudi

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 26/09/2024 alle 17:06
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  • Pro
    • Broken Sword in 4K è un’opera d’arte
    • Piccoli aggiustamenti, che migliorano l’esperienza complessiva
    • Ancora oggi, un’avventura da non perdere
    • Doppiaggio italiano
  • Contro
    • Comparto audio non sempre perfetto

Il verdetto di Tom's Hardware

8.5
Broken Sword - Shadow of the Templars: Reforged è la nuova edizione di un capolavoro che non ha bisogno di presentazioni, che grazie a un rinnovato comparto grafico riesce ancora oggi a fare la sua ottima figura sotto molti punti di vista. Le piccole sfumature e l’attenzione ai dettagli rendono il titolo un prodotto che merita di essere approcciato anche (e forse soprattutto) dalle nuove generazioni, che potranno così scoprire una delle storie più coinvolgenti mai narrate.

C’era un tempo, che a molti sembra più lontano di quanto realmente sia, dove l’industria del videogioco era ben diversa da come la conosciamo oggi. Siamo nella seconda metà degli anni Novanta, e il mondo inizia a fare la conoscenza di tanti personaggi divenuti poi icone: da Solid Snake a Chris Redfield, passando per Crash Bandicoot, Lara Croft e moltissimi altri.

In questo scenario troviamo poi una nicchia, se così si può chiamare, rappresentata da un genere molto particolare che ancora oggi sta a cuore a migliaia e migliaia di videogiocatori in ogni parte del mondo. Stiamo parlando delle avventure grafiche, e anche qui gli esempi sarebbero pressoché sterminati. Quella di cui parleremo oggi è un tuffo nel passato di quasi trent’anni, che ci riporta esattamente nel 1996… Pronti a scoprire insieme il remake di Broken Sword - Shadow of the Templars?

Broken Sword: il ritorno che tutti aspettavamo?

Vorrei iniziare questa recensione con una premessa: chi vi scrive è da sempre molto legato al genere avventura grafica, e la domanda che dà il titolo a questo paragrafo è totalmente retorica… E anche leggermente provocatoria. Per quanto riguarda il sottoscritto e moltissimi altri appassionati di questo particolare filone videoludico, Broken Sword e i franchise di quel periodo non se ne sono mai andati (il grande successo di Return to Monkey Island, giusto per citarne uno, è un esempio perfettamente centrato).

Non perdiamoci però in chiacchiere e andiamo dritti al punto: Broken Sword non ha certamente bisogno di presentazioni, in quanto vero e proprio capolavoro che ha consacrato Charles Cecil e Revolution Software incidendo i loro nomi a caratteri cubitali nei libri di storia dei videogiochi. La trama la conosciamo tutti: vestiremo i panni di George Stobbart, un turista americano a Parigi che riesce a sfuggire a un attentato e si imbatte nella reporter Nicole Collard. Ha qui inizio un viaggio dove, indizio dopo indizio, andremo a fare luce sul misterioso attacco con cui la nostra avventura ha inizio.

Immagine id 35649

Sotto questo punto di vista il titolo non denota ovviamente novità, che andremo a rintracciare soprattutto nell’arricchito comparto tecnico presente in Shadow of the Templars: Reforged. Partiamo dall’interfaccia, lievemente variata al fine di renderla maggiormente conforme ad alcune avventure grafiche tra le più attuali. A colpire è senza dubbio l’attenzione ai dettagli, con piccole sfumature che si traducono in un’esperienza complessiva decisamente migliorata.

La versione originale del primo Broken Sword è e resta un capolavoro, ma qui siamo di fronte a un caso in cui l’asticella si è alzata ulteriormente: rimanendo sempre e comunque fedele al titolo del 1996, il gioco si dimostra un prodotto di assoluto valore ancora oggi anche e soprattutto per merito di queste migliorie. Una su tutte è la camminata assistita, che direzionerà il nostro protagonista verso l’oggetto più vicino con cui interagire evitando di dover “aggiustare” ogni volta la mira per riuscire a compiere l’azione desiderata.

Come dicevamo, piccoli accorgimenti che vanno a rendere il tutto più di un semplice remake: la nuova versione di Shadow of the Templars è il perfetto connubio tra passato e presente, con un’attenzione particolare proprio alle nuove generazioni di videogiocatori. In che modo? Sin da subito avremo ad esempio la possibilità di scegliere tra due modalità: Classico o Storia. Mentre la prima ci offre l’esperienza originale senza modifiche se non sotto l’aspetto tecnico, la seconda risulterà più agevole grazie a suggerimenti e spiegazioni che intendono accompagnare il giocatore alla scoperta del mondo di Broken Sword. E occhio: abbiamo volutamente scritto accompagnare, non guidare.

Immagine id 35647

Stiamo sempre e in ogni caso parlando di un’avventura grafica di metà anni Novanta, che proprio per questo conserva una serie di elementi che possiamo quasi definire standard sotto certi aspetti. Gli enigmi rappresentano tuttora una sfida non da poco, e dialoghi e interazioni appaiono incredibilmente attuali ancora oggi.

È tutto oro quello che luccica!

Per chi ha apprezzato Broken Sword nel 1996, poter ammirare l’opera di Charles Cecil in questa nuova veste è senza dubbio una grande emozione: le nuove texture e una rinnovata cura dei dettagli, in una risoluzione 4K che rende giustizia soprattutto alle spettacolari location presenti nel gioco, rendono ogni frame un piccolo pezzo d’arte che è bello anche soltanto osservare.

Ma allora, in tutto ciò, va davvero tutto bene o c’è effettivamente qualche imperfezione? La risposta è semplice: sì, ma poche e di poco conto. Il comparto audio - peraltro è disponibile un ottimo doppiaggio italiano - non è perfetto e in alcune sezioni risulta di qualità medio-bassa. L’utilizzo dell’IA per rifare parte della grafica in alcuni frammenti si nota, e forse un pizzico di tocco umano in più non avrebbe guastato… Ma appunto, stiamo parlando di piccolezze di poco conto.

Altra nota positiva da segnalare è il sempre fantastico accompagnamento musicale a cura di Barrington Pheloung, compositore che con le sue note è riuscito e riesce anche ancora a farci viaggiare in un mondo tanto nostalgico quanto meritevole di essere (ri)scoperto ancora e ancora.

Immagine id 35646

Alla luce di tutto questo viene spontaneo chiedere: ma c’era realmente bisogno di questa nuova riedizione? Il successo della campagna Kickstarter per l’edizione fisica del gioco di Revolution Software ci fa dire di sì, assolutamente. L’obiettivo iniziale era di 50.000 £, e al momento siamo ben sopra alle 600 mila: una testimonianza di quanto prodotti del genere siano tuttora in grado di far breccia nel cuore degli appassionati, anche a distanza di tanti anni dalla loro uscita. La speranza è che ci riescano sempre e per sempre, per accompagnare anche le nuove generazioni di videogiocatori alla scoperta di storie straordinarie.

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