L'industria videoludica perde uno dei suoi studi più rispettati per quanto riguarda remake e remaster: Sony ha annunciato la chiusura di Bluepoint Games, lo studio texano responsabile di alcuni dei rifacimenti più acclamati dell'era PlayStation. La decisione arriva a soli cinque anni dall'acquisizione del team da parte del colosso giapponese e comporterà il licenziamento di circa 70 sviluppatori, segnando un altro capitolo della crisi che sta attraversando il settore del gaming. Il tutto avviene in un momento in cui Sony stessa ha appena comunicato risultati finanziari in crescita, con profitti aziendali in aumento del 22% su base annua.
Bluepoint Games si era costruita una reputazione quasi leggendaria nella community per la qualità tecnica delle sue produzioni. Il portfolio dello studio comprende alcuni dei remaster più apprezzati della storia PlayStation: dalla God of War Collection alla Metal Gear Solid HD Collection, passando per Uncharted: The Nathan Drake Collection e il remake di Shadow of the Colossus. Il loro ultimo progetto, il remake di Demon's Souls per PS5 lanciato nel 2020, era stato celebrato come un esempio perfetto di come modernizzare un classico mantenendone intatta l'anima.
La chiusura arriva dopo una serie di progetti cancellati che hanno segnato il destino dello studio. Lo scorso anno Sony aveva infatti interrotto lo sviluppo di un gioco live service basato su God of War che Bluepoint stava realizzando, seguendo la strategia poi abbandonata di espandere massicciamente l'offerta multiplayer first-party. Successivamente il team aveva iniziato a lavorare su quello che sarebbe dovuto essere il loro primo titolo completamente originale, un action game in terza persona che evidentemente non ha mai superato le fasi iniziali di produzione.
Hermen Hulst, responsabile dei PlayStation Studios, ha giustificato la decisione citando "un contesto industriale sempre più sfidante". Nel suo messaggio ai dipendenti, ripreso su vari forum tra cui Resetera, ha menzionato l'aumento dei costi di sviluppo, il rallentamento della crescita del settore, i cambiamenti nei comportamenti dei giocatori e le difficoltà economiche generali. Una narrazione che stride con i risultati finanziari positivi comunicati da Sony nelle stesse settimane, con previsioni di vendite gaming in aumento del 4% e utili operativi del settore in crescita del 2%.
L'ironia della situazione non è sfuggita alla community: quando Sony acquisì Bluepoint nel 2021, il presidente dello studio Marco Thrush aveva dichiarato con entusiasmo che il team stava lavorando a "contenuti originali" e che l'acquisizione rappresentava "il prossimo passo nella nostra evoluzione". Appena un anno fa, dopo le prime indiscrezioni sulla cancellazione dei progetti live service, un portavoce Sony aveva esplicitamente rassicurato che né Bluepoint né Bend Studio sarebbero stati chiusi a seguito delle cancellazioni.
Bluepoint diventa così il quarto studio PlayStation a chiudere in tempi recenti, dopo Firesprite, Neon Koi e Firewalk Studios nel corso del 2024. Quest'ultima ondata di chiusure rappresenta un cambio di rotta radicale rispetto alla strategia espansiva che Sony aveva perseguito negli anni precedenti, quando aveva acquisito numerosi team per rafforzare la sua offerta first-party su PS5.
Sony ha dichiarato che cercherà di ricollocare alcuni dei dipendenti coinvolti presso altri studi della sua rete globale, anche se resta da vedere quanti effettivamente troveranno una posizione alternativa. Per un team specializzato in remake e remaster di altissima qualità tecnica, la chiusura rappresenta una perdita significativa per l'ecosistema PlayStation, privando la piattaforma di uno studio che aveva dimostrato capacità uniche nel valorizzare i franchise storici per le nuove generazioni di hardware.