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Cyberpunk 2077 ci ha stregato, lo abbiamo provato in anteprima!

Era una fredda giornata di Gennaio 2013, una come tante altre, di quelle che passano e nemmeno te ne accorgi. È incredibile come le cose possano cambiare da un momento all’altro, soprattutto quando, a sorpresa, ci si ritrova con l’annuncio di uno dei giochi che avrebbe canalizzato l’attenzione di un’intera generazione videoludica: Cyberpunk 2077. Da allora abbiamo assistito, durante le principali fiere di settore, a una pletora di trailer, video di gameplay e momenti esaltanti come la presenza di Keanu Reeves sul palco dell’E3 2019. Pensate, da quel girgio giorno di Gennaio sono passati in totale ben sette anni e il nuovo Action-RPG di CD Projekt RED continua a essere un progetto schivo; si ha sempre quella sensazione di poterlo giocare da un momento all’altro, ma quando ci si avvicina alla meta, eccolo che sfugge di nuovo con l’ennesimo rinvio a sorpresa.

Questa volta, però, lo abbiamo incontrato veramente, e siamo stati in sua compagnia per ben quattro ore. Siamo stati infatti invitati negli uffici di Bandai Namco per testare una versione in sviluppo del gioco su PC, ed è inutile dire che sedersi su quella sedia e ritrovarsi a tu per tu con il menù di gioco ci ha lasciato una sensazione straniante, a metà strada fra l’onirico e l’incredulo. Cyberpunk 2077 esiste veramente ed era li, davanti a noi, pronto per essere giocato e analizzato in ogni suo dettaglio. Sono state quattro ore piene, profonde, che ci hanno permesso di prendere confidenza con la città di Night City, conoscere i primi personaggi, le prime meccaniche e perderci inevitabilmente in quell’art design, che già da subito non può che far innamorare gli appassionati del genere. Tra storia principale, quest secondarie e sparatorie, Cyberpunk 2077 ci ha impressionato, sorpreso e lasciato qualche inevitabile dubbio, che siamo sicuri verrà dissolto prima del lancio, fissato per il 19 novembre 2020.

We have a city to burn!

L’avventura in Cyberpunk 2077 inizia chiedendoci la nostra backstory, un’idea già vista in numerosi titoli (Mass Effect su tutti) e che permette di cambiare alcune parti relative al nostro personaggio: dal punto in cui comincia la sua storia, passando alle scelte di dialogo e finendo con ulteriori caratteristiche secondarie. Nel gioco possiamo selezionare una tra le tre tipologie di personaggio: Nomad, Street Kid e Corpo, ognuna con descrizioni approfondite che spiegano nel dettaglio il papabile passato di V, il protagonista dell’avventura. Tutte e tre le backstory hanno un prologo diverso che si conclude con l’incontro di Jackie Welles (personaggio che avrete sicuramente già visto nei vari gameplay), evento che scaturirà un salto temporale in avanti di sei mesi, momento in cui la storia prenderà ufficialmente il via. Dal nostro canto abbiamo scelto di essere uno Street Kid, una backstory in cui V era una persona molto apprezzata nel quartiere in cui viveva, anche grazie alla serie di lavori sporchi che svolgeva. Dopo diverso tempo ad Atlanta alla ricerca di una vita diversa, V torna, andando incontro al suo destino nel cercare di aiutare il suo amico barista del “El Coyote Cojo”: Pepe. Sulla missione principale eviteremo di raccontarvi molto, vi basti sapere che nelle quattro ore di provato, il tutto ci è risultato ancora piuttosto “embrionale” e la vicenda non aveva ancora preso una direzione particolare, rimanendo ancora nel limbo della semplice curiosità, seppur fosse già in grado di regalare momenti narrativamente interessanti.

Prima di andare oltre, però, occorre fare una parentesi sul’incredibile personalizzazione del personaggio. Pensate a qualsiasi tipo di editor visto in una produzione attuale, ecco quello di Cyberpunk 2077 ne approfondisce, e migliora in taluni casi, ogni aspetto. Possiamo modificare, praticamente, qualsiasi cosa di V: capelli, occhi, cicatrici, pelle, voce, tatuaggi, piercing e… si, anche tutte le parti intime. Il tutto procede successivamente con la possibilità di applicare i primi punti attributo a Riflessi, Corpo, Intelletto, Tech e Cool, ognuno dei quali migliora una determinata caratteristica. In Cyberpunk 2077 non abbiamo le classi, ma possiamo scegliere a nostro piacimento lo stile di gioco, decidendo, di volta in volta, come approcciarci alle svariate situazioni in cui V si ritroverà: sfruttando l’hacking per creare diversivi, sparando all’impazzata, eliminando di soppiatto o muovendosi nell’oscurità senza torcere un capello a nessuno.

Uno dei primi personaggi che incontrerete come Street Kid

Pensate che ogni attributo ha, a sua volta, dei rami di perks che forniscono migliorie a seconda della tipologia, mettendoci di fronte a centinaia di skill completamente sbloccabili a piacimento e che danno una chiara idea di come il gioco sia vario e diversificato. Ogni level up concede un attributo da applicare, di conseguenza il level cap potrebbe rivelarsi davvero elevato, se non addirittura potenzialmente infinito.

Pensate sia finita? Non è che l’inizio. V può impiantare una serie di innesti cibernetici chiamati Cyberware, che possono sostituire una nostra parte organica del corpo come mani, occhi, gambe, sistema nervoso e così via; migliorando la resistenza, la velocità, la vita e quant’altro. I Cyberware possono essere acquistati, ma possono essere trovati in giro esplorando o eliminando determinati nemici. Insieme agli oggetti come vestiti e armi, hanno un valore di rarità misurabili in standard, comuni, rare ed iconiche, che rende chiara l’importanza del rispettivo innesto. Gli stessi sono applicabili a pagamento tramite dei particolari dottori chiamati ripperdocs e si dividono in tre categorie, Cyberware attivi (che potremmo utilizzare a nostro piacimento) a innesco (che si attivano una volta raggiunta una determinata condizione, come una percentuale di vita bassa) e passivi (costantemente attivi). Un chiaro esempio di innesto attivo è lo scanner, che ci permette di analizzare l’ambiente intorno a noi, capendo le personalità delle persone, le armi usate dai nemici e tantissimi altri dettagli più, o meno, rilevanti.

Le Megacorporazioni non potevano mancare

Come abbiamo detto le possibilità di approccio sono davvero molteplici, possiamo affrontare una missione superando i nemici con il dialogo o affrontare allo sbaraglio ondate di soldati, la decisione spetta a noi. Per darvi un’idea, abbiamo affrontato una missione principale in maniera aggressiva e solo successivamente, confrontandoci con un nostro collega di un’altra testata, ci siamo resi conto che approcciando la quest in maniera differente, saremmo arrivati ad un percorso completamente diverso che ci avrebbe messo di fronte addirittura a personaggi inediti. Le missioni sono anch’esse personalizzabili in maniera molto stratificata, possiamo scegliere quale obbiettivo rendere prioritario, seguire uno specificato albero di dialogo (a volte con risposte a tempo o dettate dagli attributi che avremo scelto precedentemente) e prendere decisioni che cambieranno il percorso narrativo della missione stessa. Come da tradizione, è presente anche un nuovo sistema d’investigazione chiamato Braindance, che permette di entrare, in momenti specifici, nei ricordi delle persone, potendoli rivivere in prima, o in terza, persona per comprendere al meglio lo svolgimento dei fatti. Potremmo, inoltre, ascoltare i dialoghi, analizzare armi, temperature, suoni e qualsiasi cosa ci potrà aiutare nella riuscita della missione, rendendo il tutto più dinamico, e interattivo, rispetto alla classica investigazione vista nel precedente The Witcher 3.

Arriviamo ora al gameplay vero e proprio, che lo chiariamo: è solo in prima persona. Partiamo dall’hacking, il quale, permette di interagire con diversi oggetti presenti nell’ambiente, attivando telecamere, torrette e persino innescando granate. Insomma, l’hacking è utile sia nei combattimenti che nello stealth, garantendoci di passare inosservati distraendo soldati o guardie. L’hacking influenza anche le parti Cyberware dei nemici, sfruttando il Cyberdeck, in cui è possibile installare dei programmi denominati Daemons, in cui è possibile influenzare il comportamento delle persone, spingendoli persino a commettere un suicidio. Tutto questo ha ovviamente un costo in “celle” ricaricabili, di conseguenza è importante riflettere strategicamente su come sfruttare i programmi nel momento giusto. Vi chiederete, tutto questo è immediato? Selezioniamo il programma da utilizzare ed è fatta? Ovviamente no, bisogna completare un minigioco non particolarmente complesso per attivare l’hacking, che richiede di confermare un codice mettendoci dinanzi a combinazioni in verticale e orizzontale. Nulla di troppo complesso, ma che rende il tutto più immersivo e divertente.

Il combattimento offre anche esso una serie di possibilità. Per quanto sia difficile crederlo, le fasi di shooting ci hanno piacevolmente convinto, risultando molto fluide e ben lontane dalla legnosità avvertite nella demo vista al precedente E3 . Al contrario, gli scontri all’arma bianca li abbiamo trovati un po’ legnosi, ma c’è ancora tempo per migliorare il tutto, comprese le hitbox, forse troppo a favore nostro. Tutte le armi possono essere migliorare con mod specifiche, introducendo anche mirini completamente personalizzabili. Nella versione finale sarà presente anche il crafting, opzione che sfortunatamente non abbiamo ancora avuto modo di testare, ma che da una chiara idea di quanto sia enorme l’esperienza di gioco nel complesso.

Nell’open world le attività da seguire e le quest da completare sono davvero tante. In un piccolo specchio di quartiere chiamato Heywood abbiamo seguito decine di attività – quasi tutte che richiedevano l’eliminazione di gruppi, di personaggi specifici o di un hacking a un particolare server – e missioni secondarie, queste ultime più curate e con più approcci a nostra scelta. A dirla tutta le secondarie provate ci hanno lasciato abbastanza indifferenti, non regalandoci particolari storie, ma c’è anche da dire che quelle provate sono le prime e non è escluso che ce ne siano moltissime altre più curate proseguendo nella vicenda. In una quest dovevamo partecipare ad un fight club, mentre in un’altra trovare una persona, potevamo decidere come entrare in casa sua e capire se eliminarla o parlarle per trovare un accordo, quindi parliamo di missioni standard, che speriamo ci regalino sceneggiature più convincenti nella versione finale.

La Night City che non dorme mai!

Night City è una delle città più straordinarie che abbiamo mai visto rappresentate in un videogioco, ci ha semplicemente stregato. È pulsante, dinamica; le persone parlano, interagiscono… vivono in maniera totalmente indipendente. Già su The Witcher 3 avevamo visto un chiaro esempio dello straordinario talento di CD Projekt RED nel realizzare un open world “vivo” ma qua siamo su livelli decisamente superiori. Ogni singolo edificio, strada, vicolo sprizza stile e qualità, concentrandosi non solo sull’aspetto generale, ma anche sui più piccoli particolari. Non abbiamo mai trovato un NPC identico all’altro, mai una stanza già vista o un discorso già ascoltato. Tra numerose gang, gruppi militaristici e megacorporazioni, la città offre gruppi sociali differenti che più di una volta capiterà di affrontare in eventi casuali e improvvisi. Cyberpunk 2077 non ha paura di rappresentare violenza, nudità, e tematiche disturbanti, vuole farlo e lo fa con una onestà intellettuale che non si piega a nessuna edulcorazione di sorta; una vera e propria lettera d’amore per tutti gli appassionati del Cyberpunk.

La città è pulsante di vita e attività

Ricordate quando sognavate di esplorare la Los Angeles di Blade Runner e le città di Syndicate? Ora questo sogno è diventato una realtà digitale accessibile a tutti; esplorare non è mai stato così travolgente, non capita nemmeno una volta di non fermarsi a osservare quello che accade intorno a noi, magari rimanendo incantati dallo splendido skyline o dai quartieri più poveri e isolati. In tutto questo, con l’errata convinzione di aver già visto molto di quello che Cyberpunk 2077 ha da offrire, ci siamo ritrovati a giocare solo una minuscola parte di Night City, di conseguenza possiamo sottolinearvi che la mappa sembra essere decisamente molto più grande di quello che pronosticavamo, soprattutto se si pensa alla densità di edifici esplorabili e di zone visitabili in ogni quartiere. Per quello che abbiamo potuto osservare, tutto il mondo nasconde attività, quest secondarie e segreti, allontanando la paura di un papabile guscio vuoto e sostituendola con l’esaltazione e la certezza di avere tantissima carne a cuocere sul fuoco.

Night City è ovviamente una metropoli, esplorarla a piedi sarebbe molto difficile, per questo ci viene incontro la nostra auto, uno dei mezzi che ci permetterà di muoverci rapidamente tra un luogo e l’altro. Il modello di guida ci è parso piuttosto buono ed è possibile sfruttare, solo in questo caso, una telecamera in terza persona. Oltre a essere utile per spostarsi, è anche un piacevole svago: la radio dell’auto è infatti composta da svariate stazioni musicali, ognuna con canzoni originali, o brani internazionalmente famosi, che ci hanno regalato delle sensazioni molto positive durante la nostra prova e che siamo sicuri le restituiranno anche a voi. C’è anche il viaggio rapido, utilizzabile con gli info point per i turisti, sfruttabili in maniera analoga ai cartelli di The Witcher 3.

A galvanizzare il tutto ci pensa un comparto tecnico che regala scorci incredibili e prodezze avveniristiche, quali i caricamenti praticamente inesistenti, che, insieme agli effettivi particellari, rendono Cyberpunk 2077 uno dei titoli più belli da vedere degli ultimi anni. La prova che abbiamo effettuato era su PC con le seguenti specifiche: Intel Core i9-9900k, Nvidia GeForce RTX 2080 e 32 GB di RAM, il tutto girava con dettagli in Full HD e con RTX (ray tracing) e DLSS 2.0 attivi, modalità che saranno presenti in maniera completa e non parziale anche nella versione finale, una volta ottimizzata. Non abbiamo avuto particolari cali di framerate, se non nelle zone più dense di NPC, ma che sono giustificate da una build non finita e probabilmente vecchiotta.

Il futuro è ora

Sin dai primi minuti di gioco si può intuire l’incredibile livello dei valori produttivi messi in campo da CD Projekt RED per il suo Cyberpunk 2077.  L’esperienza di quattro ore che abbiamo potuto godere ci ha permesso per la prima volta di osservare più da vicino Night City, immergendoci nella sua vita quotidiana distopica, nella sua violenza e nei suoi misteriosi intrighi politici. Ogni angolo del titolo trasuda passione, qualità; non nasconde la sua ambizione, riuscendo a sorprenderci ad ogni passo e spingendoci come mai prima d’ora a voler far parte di un mondo di gioco in continuo movimento e mutamento. Permangono dei dubbi sulla struttura delle quest secondarie e su alcune legnosità dei combattimenti all’arma bianca, ma la build giocata, oltre a essere ben lontana da quella definitiva, ci ha dato la sensazione di aver provato nient’altro che la punta dell’iceberg di tutta la produzione, e forse nemmeno quella. Le quattro ore sono volate, non facendoci mai percepire noia o ripetitività, ma al contrario, incuriosendoci con la sua storia e i suoi personaggi. Cyberpunk 2077 è il cyberpunk, esattamente come lo abbiamo sempre immaginato e desiderato. CD Projekt RED sta davvero realizzando qualcosa di incredibile, qualcosa che potrebbe realmente essere il nuovo punto di riferimento per gli Action-GDR e che mira a divenire una delle esperienze più importanti degli ultimi anni, se non dell’intera generazione. Dopo questa prova, siamo sicuri che l’attesa varrà la pena, e dopo tutto se ci pensiamo, Novembre non è poi così lontano per un gioco che sembra avere tutte le carte in regola per segnare un solco indelebile nella storia del videogioco.