Approfondimento

Dal DualShock al DualSense: l’evoluzione dei controller PlayStation

Il primo controller della PlayStation, che anticipò il Dual Shock vero e proprio, non fu per niente rivoluzionario. A fronte di una passaggio epocale come quello dal 2D al 3D era indispensabile trovare un controller che fosse fosse in grado di gestire i movimenti dei personaggi in ambienti tridimensionali. Ecco che il controller della PlayStation non poteva che essere l’alfiere di questa rivoluzione introducendo quell’elemento che avrebbe caratterizzato, da quel momento in poi, i controller moderni: le levette analogiche. Prima di arrivare alla prima versione definitiva del Dual Shock, però, servirono alcuni anni non senza errori e incertezze.

Con l’arrivo di PS5 e dopo quattro generazioni, il DualShock è pronto ad evolversi e a cedere il passo al DualSense. Un semplice cambio di nome e un redesign? Forse, ma allo stesso tempo il nuovo controller riassume il nuovo approccio di Sony: alla fine degli anni ’90 la priorità era la gestione dei personaggi in uno spazio tridimensionale, nel 2020 sarà invece garantire l’immersività. Ecco perché vale la pena vedere come si è arrivati a questo punto.

PlayStation Controller: il pad degli esordi

Image Credit: OldComputr.com
PlayStation Story

Forse l’aspetto della prima PlayStation meno rivoluzionario e d’impatto. Il gamepad, disponibile al lancio nel 1994, era praticamente un controller Super Nintendo agli steroidi: lo schema dei tasti non cambiava granché ma il volume era decisamente più massiccio e aveva anche delle impugnature allungate per garantire una presa più salda sopratutto con la presenza di quattro tasti dorsali. Rispetto al pad della console a 16-bit, il PlayStation Controller presentava non un singolo tasto dorsale ma aveva su ogni lato le coppie R1+R2 e L1+L2.

Come aveva raccontato nel 2010 alla rivista Famitsu Teiyu Goto , responsabile del design di tutte le console Sony e dei controller, il Super Nintendo era molto di moda all’epoca e per questo Sony pensava che il pubblico di riferimento fosse innanzitutto composto dagli utenti Nintendo e per questo preferiva che il design non si discostasse troppo: «Ecco perché il management di Sony non voleva che il controller fosse troppo diverso, dicevano che era necessario un design comune o i giocatori non l’avrebbero accettato».

Questi suggerimenti del management furono accettati solo in parte da Goto che, invece, preferì dare al controller non la forma sottile che andava di moda all’epoca ma quella che avrebbe poi fatto storia. Anche se il management di Sony continuava ad essere contrario, il design del PlayStation Controller trovò una sponda e fu supportato in maniera incondizionata dal presidente di Sony dell’epoca, ovvero Norio Ohga.

PlayStation Dual Analog Controller: lo strano ibrido

Image Credit: OldComputr.com
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Come accaduto per il PlayStation Controller, l’ombra e il successo di Nintendo continuavano a influenzare la new-entry di allora, Sony. Il 23 giugno del 1996, infatti, in Giappone era stato lanciato il Nintendo 64 accompagnato da un gamepad che aveva non solo una levetta analogica ma anche la vibrazione.

Ecco che così arrivò nel 1997 la prima delle due evoluzioni del PlayStation Controller. Il passaggio dal 2D al 3D richiedeva, per forza di cose, nuovi strumenti di navigazione che rispecchiassero questo tipo di esigenze: ecco che il PlayStation Dual Analog Controller recuperò un sistema di input vecchio come la storia dei videogiochi, ovvero il joystick, per trasformarlo in una levetta analogica da integrare nei nuovi controller. I nuovi mondi 3D, però, non permettevano solo movimenti liberi nello spazio ma anche della telecamera. Ecco perché il nuovo controller aveva due stick analogici paralleli assegnati rispettivamente a ciascuna funzione.

Il PlayStation Dual Analog Controller rappresenta però un caso piuttosto strano e bizzarro. Arrivato sul mercato giapponese nell’aprile del 1997 con la funzione di vibrazione, quest’ultima venne rimossa nella versione americana e in quella europea. Le dimensioni troppo grandi del controller e l’assenza del rumble nella versione occidentale convinsero Sony a sostituire questo modello dopo pochissimi mesi.

DualShock: l’evoluzione finale

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Finalmente l’evoluzione definitiva del controller della PlayStation raggiunta nel 1997 dopo e passando per lo strano ibrido che fu il PlayStation Dual Analog Controller. Accogliendo le osservazioni arrivate dal mercato giapponese, le dimensioni dell’impugnatura del controller vennero ridotte e la funzione di vibrazione venne introdotta anche nelle versioni dedicate al mercato americano ed europeo. I motori del rumble si trovavano all’interno delle impugnature (con quello sinistro che era più grande e potente) che si attivavano in base a determinate azioni in quei giochi che supportavano questa funzionalità.

Sony decise anche di modificare leggermente le levette analogiche aggiungendo una superficie convessa (contrariamente a quella concava del precedente Dual Analog Controller) e con una plastica porosa in gomma per migliorare la presa. Il DualShock era inoltre compatibile con la PlayStation 2 non solo per alcuni titoli ma anche con i giochi della prima PlayStation riprodotti grazie alla retrocompatibilità.

Con l’uscita della PsOne nel 2000, ultima iterazione della console, il DualShock Controller fu leggermente ridisegnato e il colore cambiò da grigio a bianco con il logo PlayStation fu sostituito dalla dicitura PSOne. Inoltre vennero introdotte diverse colorazioni come sarebbe poi accaduto per le versioni successive del controller.

DualShock 2: nero su grigio

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DualShock 2 arrivò insieme a PlayStation 2 nel 2000 e non cambiò granché la formula vincente del predecessore. La prima differenza che salta all’occhio è la colorazione nera in linea con lo schema di colori scelto da Sony per la sua seconda console. Se il DualShock si può considerare il modello degli esordi e il risultato di una sperimentazione (non senza incertezze e passi falsi), il DualShock 2 fu invece il controller della maturità.

In questo modello Sony si limitò ad appena qualche ritocco: venne aggiunto un logo in blu PlayStation 2 sulla parte frontale del gamepad e le levette analogiche vennero rese un po’ più rigide e implementate con una resistenza leggermente superiore. Ai pulsanti vennero inoltre conferiti diversi gradi di pressione: un elemento determinante dal punto di vista del gameplay.

Sixaxis: giroscopio senza vibrazione

SONY DSC
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Sixaxis fu il controller che accompagnò PlayStation 3 nell’uscita del 2006 e fu un altro di quegli strani casi “made in Sony”, anche se le responsabilità della multinazionale giapponese in questo caso fu davvero limitata. Il pad, infatti, pur mantenendo il design dei predecessori, non aveva la vibrazione dato che era in corso una causa legale intentata nel 2004 dalla società Immersion che accusava la multinazionale giapponese di avere utilizzato la sua tecnologia di vibrazione senza essere autorizzata nei controller della prima PlayStation.

Il nome Sixaxis si riferisce alla nuova tecnologia di movimento che era stata implementata nel controller grazie alla presenza di un giroscopio e che, in realtà, più che agli assi di movimento (che sono soltanto tre) faceva riferimento ai cosiddetti sei gradi di libertà, 6DOF, ovvero i movimenti nello spazio tridimensionale come avanti/indietro, su/giù, sinistra/destra e la rotazione lungo tre assi perpendicolari.

Il Sixaxis, per quanto fratello minore del DualShock 3, rappresentò in ogni caso il primo controller wireless di Sony grazie al Bluetooth. La connessione era, in maniera peculiare per questo tipo di dispositivi, vincolata all’utilizzo di un cavo USB che era indispensabile per l’accoppiamento con la console. Il gamepad aveva inoltre una batteria rimovibile che poteva essere sostituita anche con un modello di terze parti.

Trattandosi di un dispositivo wireless e dato che PlayStation 3 supportava più di due controller, era anche necessario un sistema di riconoscimento e attribuzione del pad ai giocatori. Ecco che nella parte frontale del Sixaxis, Sony decise di introdurre quattro led per segnalare i pad, che potevano arrivare anche a sette in contemporanea indicando i tre aggiuntivi con una combinazione di più led diversi.

DualShock 3: movimento e vibrazione

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Dopo la lunga causa legale che li vide contrapposti, Immersion e Sony trovarono un accordo legale sull’utilizzo della tecnologia di vibrazione nei controller PlayStation. A quel punto la compagnia giapponese poté finalmente annunciare il vero successore del controller per PlayStation 3. DualShock 3 aveva un aspetto praticamente identico a quello del Sixaxis ma venne finalmente aggiunta la funzione rumble.

L’aggiunta dei due motori per la vibrazione ebbe come effetto collaterale quello di aumentare il peso che passò a 192 grammi rispetto ai 137 del Sixaxis, con un incremento di circa il 40%. Si trattò di una modifica non marginale perché l’assenza dei motori per la vibrazione aveva reso il Sixaxis non soltanto leggero ma eccessivamente leggero rispetto ai controller ai quali gli utenti erano abituati finendo per creare un certo senso di straniamento quando lo si usava.

Con l’arrivo della PlayStation 3 Slim, il controller fu leggermente ridisegnato ma senza modifiche sostanziali. Col passare del tempo, inoltre, Sony aveva anche alleggerito il peso del DualShock 3: i primi modelli infatti erano significativamente più pesanti di quelli arrivati in un secondo tempo.

DualShock 4: touchbar e led

DualShock 4

Di tutte le versioni dei DualShock quello che accompagnò la PS4 fu senza dubbio quello che introdusse alcune delle modifiche più consistenti. La caratteristica più evidente è relativa allo schema di tasti: è stato infatti aggiunto il touch-pad che funziona anche da pulsante e che occupa gran parte della superficie superiore del controller. Questo è ormai diventato uno standard che Sony intende mantenere anche in futuro, dato che il DualSense manterrà questo elemento. Il tasto che fino alla terza iterazione era invece conosciuto come Select è diventato Share per denotare le caratteristiche di condivisione social di foto e video, permesse dalla console Sony.

L’altra aggiunta inedita rispetto al passato è la tanto discussa lightbar sulla parte frontale: si tratta di una luce led che cambia colore a secondo del numero di controller collegati, che può reagire a situazioni che avvengono nel gioco ma che serve anche per permettere alla PlayStation Camera di rilevare i movimenti del pad. L’implementazione, purtroppo, è sempre stata problematica dato che qualche opzione per regolare la luce ed evitarne il riflesso sui televisori è arrivata solo in un secondo momento.

Il controller mantenne le funzionalità già viste nel DualShock 3, ovvero la vibrazione e il giroscopio. A livello di design, i grilletti L2 e R2 erano stati resi un po’ più massicci e sporgenti, mentre le impugnature furono rese leggermente più allungate e sottili anche se la parte interna in plastica di quest’ultime si è rivelata col tempo strutturalmente un po’ debole e suscettibile agli urti.

A livello di connessione, il controller ha una porta per jack da 3,5  mm, una porta micro-USB per la ricarica e un’interfaccia di estensione. Non abbandonando mai la fascinazione per i prodotti Nintendo, Sony ha mutuato anche dai WiiMote il piccolo altoparlante integrato. Nel 2016 la nuova iterazione DualShock V2 introdusse qualche piccola modifica come un leggero arretramento del touchpad per mostrare il led sul lato superiore e una batteria migliorata.

DualSense: il controller del futuro

PS5 controller dualsense

Il controller di PS5, ancora prima che con le sue funzioni che potremo giudicare solo una volta toccate con mano, stupisce con il suo design futuribile. Come scritto da qualcuno, sembra essere stato disegnato nei primi anni Duemila immaginando come sarebbero stati i pad nel 2020. Lo schema di colori binario bianco/nero e gli inserti blu dei led sono le caratteristiche distintive di questo pad e pensiamo lo saranno anche per il design della stessa console.

Le maggiori novità annunciate da Sony sono il feedback aptico che promette di restituire al tatto alcune caratteristiche fisiche degli ambienti di gioco come, secondo Sony,”il faticoso incedere di una macchina nel fango” e i grilletti adattivi che saranno in grado di far avvertire, ad esempio, la tensione della corda di un arco. Per quanto riguarda lo schema dei tasti, Sony ha eliminato il colore dei simboli e ha cambiato il pulsante Share del DualShock 4 in Crea.

Sotto il profilo del design, DualSense è stato progettato ridisegnando le linee esterne del controller facendolo percepire più piccolo di quanto in realtà sembri. È stata inoltre modificata l’angolazione dei grilletti e sono stati apportati alcuni piccoli cambiamenti alle impugnature. Particolare attenzione è stata dedicata da Sony nel conciliare la capienza della batteria e le dimensioni ridotte del gamepad.

Una continua evoluzione

Dopo un inizio abbastanza cauto, con un controller che ricalcava le principali tendenze della seconda metà degli anni ’90, con i Dual Shock Sony finì per introdurre quelli che sarebbero diventati gli standard anche per quanto riguarda i controller. Lo schema di tasti con le due levette analogiche sarebbe diventato imprescindibile negli anni successivi e fu adottato dalle console Nintendo e Microsoft seppur con qualche ovvia variazione: una fra tutte l’asimmetricità delle levette analogiche. Non è un caso se il controller di Xbox Series X, in arrivo a fine anno, avrà anche un tasto di condivisione come quello presente da anni sul DualShock 4.

Il DualSense, come sembra suggerire il cambiamento del nome, vuole rappresentare un distacco rispetto al passato e non è un caso se prima del design della console Sony abbia deciso di mostrarne il controller dato che sembra riassumere al meglio l’intero approccio della casa giapponese con la next-gen: non solo grafica ma anche audio eccezionale e coinvolgimento di tutti i sensi possibili per garantire una maggiore immersività.

 

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