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Fortnite: la Stagione 3 è l’ultima occasione, sarà rivoluzione o fallimento

Tra non molti giorni avrà finalmente luogo uno degli eventi più attesi dai videogiocatori di tutto il mondo. Il chiacchierato reveal di PS5? Un nuovo evento Xbox Series X in cui scopriremo tutto sulla console? Il rivoluzionario annuncio segreto di SEGA? Nulla di tutto questo. A breve avrà inizio la Stagione 3 di Fortnite Capitolo 2, in seguito all’evento Doomsday. Per alcuni lettori il destino del battle royale potrebbe sembrare molto meno interessante rispetto agli altri eventi sopra menzionati, me ne rendo conto. Al tempo stesso, penso che si tratti di una delle stagioni più importanti per il gioco di Epic Games e uno dei momenti più rilevanti per il mercato intero. Vediamo perché.

Fortnite: la Stagione 3 è l’ultima occasione?

Prima di tutto, voglio subito specificare che chi scrive non è un appassionato di Fortnite. Di più, non è nemmeno un giocatore casual di Fortnite. Ho fatto solo un paio di partite durante questi anni e posso tranquillamente affermare che si tratta di un videogame ben lontano dalle mie corde, per molteplici motivi che richiederebbero fin troppe righe per essere analizzati. Ciò che conta è che io, oggettivamente, non ho una grande esperienza diretta del gioco, delle sue “finezze” o del “meta”. In questo articolo, però, ciò non ha alcuna rilevanza in quanto non voglio parlare di elementi come un nuovo aggiornamento dei contenuti, delle lamentele della community o di quelle dei pro-player, che hanno le proprie priorità per gusti e necessità professionali.

Tutto questo, dal mio punto di vista, non conta. Il successo di Fortnite non è più legato alla nuova arma o alla skin: certo, i soldi provengono sopratutto da queste ultime, ma si tratta più di una conseguenza di altri fattori. Questi singoli fattori (ai quali accennerò a breve) sono però a loro volta solo una parte di un’identità o, se vogliamo, di una strategia commerciale che negli anni è cambiata. Questa strategia deve iniziare ad attuarsi in modo massiccio proprio durante la Stagione 3, prima che sia “troppo tardi”.

Di cosa parlo? Fortnite non è più un gioco, è una piattaforma. O per meglio dire, lo sta diventando. Il tweet, qui sotto riportato, è di cinque mesi fa ed espone la questione nel modo più esplicito possibile. Tim Sweeney in persona, fondatore e CEO di Epic, afferma che sì, Fortnite è un gioco, ma che il concetto dovrà essere ridiscusso entro i successi 12 mesi.

In che modo Fortnite sta diventando una piattaforma?

Ovviamente non si tratta di un processo improvviso. Il gioco di Epic Games non può nel giro di un aggiornamento diventare qualcosa di completamente diverso, anche perché una piattaforma non è data solo dai suoi contenuti, ma anzi è conseguenza delle persone che la popolano. Fortnite ha però già compiuto alcuni passi in tale direzione, in modo più o meno “furtivo”.

Il passaggio al Capitolo 2 è stato uno dei primi. Il Buco Nero di Fortnite non è stato solo un modo interessante (pur se non troppo originale, ricordiamo Final Fantasy 14 Online) per dare al pubblico una nuova mappa, o per svecchiare leggermente l’apparato tecnico del battle royale. Si è trattato di una dichiarazione di intenti, un “qui le cose stanno cambiando, preparatevi a un nuovo Big Bang”. I primi frutti di queste idee si stanno ben vedendo in questa Stagione 2 e portano il nome di Papaya (gioco di parole involontario, ndr), ovvero la nuova mappa, e Party Reale, la modalità che elimina i combattimenti e la possibilità di creare strutture. Non si tratta di una mossa da poco, visto che questi due elementi sono il cuore dell’identità del “vecchio Fortnite”.

Papaya e il Party Reale hanno lo scopo di aggregare i giocatori che, in quel momento, non hanno voglia di competere nella “stressante” Battaglia Reale. Ci si può rilassare con mini-giochi e ritrovarsi con gli amici, come in una sorta di nuovo PlayStation Home (quanti se ne ricordano?) in versione semplificata. Papaya è però anche il luogo che Epic Games sta sfruttando per dare ai propri utenti (non giocatori, utenti) nuovi contenuti. Recentemente c’è stato modo di vedere il trailer di Tenet, il nuovo film di Nolan, e nel corso dell’estete sarà riprodotto un intero lungometraggio dello stesso regista. Non dimentichiamoci poi i concerti in diretta come quelli di Deadmau5, Steve Aoki e Dillon Francis.

Invece di vivere queste esperienze su YouTube o su Facebook, è stato possibile farlo “di persona”, con il proprio avatar. Fortnite in tale momento non era un gioco, ma era un ambiente virtuale nel quale era possibile radunarsi insieme ad altri utenti per sperimentare contenuti di vario genere. Non dimentichiamoci inoltre della forza della Modalità Creativa che, al pari di quanto fanno le mod in giochi offline o di quanto mira a fare Dreams (altro esempio di piattaforma, più che di gioco), è una fonte di contenuti generati dagli utenti per gli utenti.

Quanto scritto qui sopra è, in poche parole, la descrizione di una piattaforma. Lo dice Tim Sweenet stesso: “Qualcosa è una piattaforma nel momento del quale la maggior parte del contenuto con la quale le persone spendono tempo è creato da altri.”

Fortnite non va quindi messo sullo stesso piano di un Apex Legends, di un PUBG o di un Call of Duty Warzone. Si trova già da tempo in un altro tipo di mercato, con nuovi obbiettivi e nuove strategie. Per quanto sia ovvio che Epic Games debba continuare a supportare la Battaglia Reale, a proporre skin e guadagnare quindi più di 3000 euro al minuto nel modo più classico possibile, è anche vero che ormai non si tratta della “preoccupazione” principale all’interno degli studi di Epic.

Fortnite si sta evolvendo e con questa Stagione 3 deve dare prova di avere chiaro in mente cosa vuole essere e il modo tramite il quale vuole diventarlo. Deve sopratutto comunicarlo in modo esplicito e chiaro al pubblico, per poi renderlo definitivo con la Stagione 4 del prossimo autunno-inverno. La Stagione 3 è quindi la più importante di sempre perché ci dirà in modo definitivo se Fortnite è destinato a rimanere qui anche quanto la “moda” dei battle royale sarà terminata o se invece cadrà sotto il suo stesso peso, appena il mercato volterà lo sguardo in un’altra direzione.

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