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I miei 5 videogiochi indimenticabili | Valentina

Molti della community vidoeludica hanno cominciato il loro percorso in questo mondo in maniera genuina, spontanea e ingenua: insomma, è stata spesso l’infanzia a iniziare i giocatori alla loro passione, magari seduti sul divano di casa propria a fianco di un fratello maggiore, oppure – come nel mio caso – iniziati dai propri genitori. Probabilmente mio padre non avrebbe mai immaginato che mi sarei innamorata di questo mondo partendo dalle domeniche pomeriggio passate sul divano, con i biscotti di mamma e il joystick diviso tra me e lui mentre provavamo le tanto amate demo vendute al fianco della PS2.

5 videogiochi è una piccola personale lista di titoli interessanti ma soprattutto emotivamente impattanti per la mia infanzia; titoli che mi ricordano tempi passati, giornate spese a giocare e a vedere i miei genitori sorridere mentre mi rifiutavo di fare qualsiasi cosa che non fosse smanettare con le console. Si tratta insomma di prodotti indimenticabili, almeno per me. Un tuffo nel mio passato all’insegna dell’amore per i videogame, all’insegna della nostalgia.

5 videogiochi

Profumo di casa: Ratchet & Clank

Non c’è nulla che mi ricordi gli inverni dei miei 7/8 anni come il primo Ratchet & Clank per PlayStation 2 e molto probabilmente sarà lo stesso per tanti di voi che stanno leggendo questo articolo. Ratchet è stato amore a prima vista, il giusto intreccio di divertimento sfrenato, una grafica accattivante sia per grandi sia per piccini e un po’ di narrazione eroica che non fa mai male. La prima volta che lo provai non avevo ancora bene in mente cosa significasse realmente giocare: ero alle prime armi e mi facevo guidare dalle mani di mio padre, pronto a spronarmi a “sfasciare tutto”. E quante di quelle scatole di legno ho rotto su Ratchet & Clank col suono delle sue risate in sottofondo.

Quando uscì non avrei mai potuto immaginare che sarebbe stato solo il primo viaggio al fianco di quei due protagonisti così carismatici e sempre in mezzo a troppi guai. Il primo titolo ha vinto in pieno – convincendo un po’ tutta l’utenza del periodo – proprio perché si trattava di un prodotto alla mano: ti spingeva a imparare, sparare era una gioia, le armi moltissime e diverse tra loro e i nemici incutevano quella giusta dose di timore che ti permetteva di prendere il gioco “sul serio”, pur con spensieratezza. Da quei giorni nacque la passione per i videogiochi d’azione e d’avventura: una passione che mai più mi sarei scrollata di dosso.

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Medal of Honor Vanguard ad occhi semi-chiusi

Se Ratchet è stato il primo approccio ai videogame e all’azione, Medal of Honor Vanguard è stato il mio battesimo con gli FPS: il più cruento e spaventoso senza dubbio. Si sa, molte cose che si provano da piccoli si fanno per impressionare e assomigliare il più possibile agli adulti di riferimento. Io non ero da meno e vedevo mio padre passare ore a giocare a Medal of Honor Vanguard, una volta che io mi ero stancata di provare altri titoli più adatti alla mia età. Poi ci fu la proposta mentre lo fissavo da lontano, in un misto tra l’affascinata e lo spaventata da tutto quel caos su schermo: “vuoi provare a sparare insieme a me?” E fu il “sì” più deciso della mia vita.

Electronic Arts deliziò i miei occhi con il 10^ capitolo della saga e anche se per un mese buono giocai condividendo il joystick con papà – sparando solo, senza mai mirare o muovermi – non penso che dimenticherò mai quei pomeriggi così lunghi e pure così brevi. La cena arrivava sempre mentre stavamo sgominando nemici nascosti in quelle ambientazioni così tetre, nel ruolo del Caporale Frank Keegan. Un 2007 indimenticabile e di conseguenza era necessario aggiungere Medal of Honor nei miei 5 videogiochi indimenticabili.

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Toy Story 3, le avventure più belle di sempre

Saliamo un attimo d’età e arriviamo ai miei 11 anni. Era il 2010, ero in piena fase “Nintendara” e la Wii era tra i miei passatempi preferiti di sempre, non potei fare altro che acquistare immediatamente – con la mia paghetta dell’epoca – Toy Story 3 per la console che più stavo apprezzando in quel periodo. Toy Story è stata la mia infanzia: ho vissuto sommersa di giocattoli a tema e vedendo i primi due capitoli della saga senza sosta almeno una volta al mese. Il terzo film per chi non lo sapesse, parla proprio del protagonista Andy che ormai cresciuto saluta i suoi giochi e “passa il testimone” a una bambina del suo vicinato che se ne prenderà cura per lui. Io stavo crescendo allora e le persone cominciavano a dirmi “sei una ragazza ormai, potresti anche cominciare ad accantonare i videogame”. In risposta, quello fu il mio regalo a me stessa il giorno del mio undicesimo compleanno.

Non mento nel dire che l’ho giocato così tante volte da ricordarlo a memoria. Avventure a cavallo in una piccola cittadina western in cui spendere ore al galoppo, disavventure nello spazio o alla caccia di Zurg, un livello di personalizzazione divertentissimo e un gameplay fluido, molto semplice ma efficace. Spendere ore in questa grandissima – e anche piuttosto lunga – esperienza videoludica mi ricorda la mia fase di crescita e quanto fossi attaccata alla spensieratezza che è in grado di regalare la saga di Toy Story. Consiglierei a tutti di recuperarla anche ora.

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Jak and Daxter: The Precursor Legacy, tanta challenge ed esplorazione

Il meraviglioso mondo di Jak an Daxter: The Precuros Legacy è strettamente legato – di nuovo – alla mia esperienza con la PlayStation 2 che evidentemente è stata cardine per la mia cultura videoludica. Ho un ricordo particolare del titolo firmato Naughty Dog perché non solo è stato il primo che abbia mai provato dell’azienda ma anche perché è stato il primo che è voluto recuperare da sola in un secondo momento. Nel 2001 ero ancora troppo piccola anche solo per tenere il joystick in mano quindi la mia prima run l’ho fatta nel 2008, dopo aver acquistato un po’ di esperienza con Ratchet e alcuni sparatutto. Pensai che sarebbe stato facile abituarmi al nuovo videogioco, che acquistai in un negozio piccolo che amavo profondamente, ma la realtà fu dura: inizialmente Jak and Daxter fu il Dark Souls della mia giovane età, mi insegnò la necessità di provare e riprovare delle sezioni della mappa, di accettare la sconfitta e imparare da ogni passo falso.

Il videogame pubblicato da Sony Interactive è un platform ambientato nel meraviglioso e coloratissimo villaggio di Sandover; i protagonisti sono immersi in questo mondo di mostri – i Lurker – alla ricerca del Precursor. Personaggi interessanti e ben caratterizzati, una narrazione molto coinvolgente e un gameplay molto dinamico. Il fatto che sia nella mia personale lista non sorprende nessuno dato che si tratta di una delle saghe con la community più attiva: si chiede a gran voce un ritorno di Jak and Daxter e io mi unisco di conseguenza a questa richiesta carica di affetto verso il prodotto firmato Naughty Dog.

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Il ritmo dolce della storia di Franklin’s Great Adventures

Per concludere questa lista ho messo il “meno sospetto” di tutto i giochi che avete trovato nell’articolo; indubbiamente un titolo molto meno mainstream degli altri, ma comunque con una grande valenza per me e per le ore spese nella mia prima estate passate al fianco della console Nintendo DS. Giornate estive all’insegna di Cooking Mama, Nintendogs e chi più ne ha più ne metta. Le grandi avventure di Franklin sono state il mio regalo dell’estate 2007 e ricordo distintamente di averlo divorato durante le vacanze: sulla spiaggia gli altri giocavano con la sabbia e io con una tartaruga spericolata e con un foulard molto chic intorno al collo. Non si tratta di un prodotto eccelso o rivoluzionario ma ha incarnato pienamente la voglia di giocare, senza pensare più di tanto, durante la mia infanzia. Il videogame firmato Game Factory, uscito su Nintendo DS e su Game Boy Advance, è proprio l’emblema del family friendly: una tartaruga bambina che gira in lungo e in largo il proprio mondo, immerso nella natura, tra animali di ogni genere e corsi d’acqua da navigare senza timore.

Un ottimo ricordo e un prodotto semplice, leggero sotto ogni aspetto. A distanza di anni sarà quello più invecchiato tra tutti quelli citati, ma va bene così. La nostalgia delle cose non ha razionalità ed è bella proprio per questo. Concludo questo viaggio augurandovi di ricordare qualche perla del passato che magari avevate dimenticato nel corso degli anni: è la sensazione più bella del mondo.

5 videogiochi

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