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Pro
- Comparto narrativo ricco di significato
- Autoriale in ogni pixel
- Graficamente impressionante
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Contro
- Gameplay molto basilare
- Qualche sbavatura tecnica
- Longevità contenuta
Il verdetto di Tom's Hardware
Informazioni sul prodotto
Prima di parlare di quest'ultimo capitolo di una delle saghe più celebri di 2K Games, è necessario fare un plauso a Mafia: Terra Madre, o meglio, alla scelta radicale compiuta da Hangar 13.
Poco meno di quindici ore di narrazione concentrata, priva di fronzoli e inutili lungaggini. Un pungo nello stomaco che si discosta dai "racconti mafiosi" ricolmi di stereotipi e punta a mostrare uno squarcio di storia di un'Italia che pochi conoscono.
Missioni guidate senza possibilità di deviazione, nessuna attività secondarie superflue. Hangar 13 vuole raccontare una storia, facendoci immergere fino al collo il giocatore, e per farlo si pone in maniera, quasi, anacronistica (specialmente per il mercato attuale) per far emergere la propria visione autoriale.
Il risultato, se non fosse ancora chiaro, è decisamente da lodare. Non si può fare altro che apprezzare software house che puntano tutto su una visione, venendola a un prezzo, tutto sommato, contenuto e non mettendo in secondo piano la qualità.
Quando la lingua diventa identità
La scelta più audace del progetto risiede nell'adozione della lingua siciliana come idioma principale dei dialoghi di gioco. Non è una trovata di marketing, né tantomeno un goffo tentativo di risultare pittoreschi agli occhi del mondo.
Mafia: Terra Madre vuole trasporre l'autenticità storico-culturale di quegli anni, fatta di dialetti, lingua del volgo, modi di dire oramai in disuso e genuinità. Non c'è spazio per doppiaggi con improbabili accenti italo-americani, così come non si è ritenuto necessario realizzare un doppiaggio "non in dialetto".
Ogni personaggio parla, gesticola e compie teatrali silenzi, creando una drammaturgia linguistica talmente ben confezionata da riuscire a restituire la materialità del vivere di quegli anni in quelle zone.
La localizzazione in siciliano, magistralmente curata da 2K, riesce a donare un valore aggiunto incredibile al titolo, il quale, al netto di qualche performance attoriale meno riuscita tra i personaggi secondari, è costellata da interpretazioni eccezionali e capaci di trasporre quel modo di essere in maniera quasi teatrale.
Enzo Favara e l'etica del bisogno
Al centro della narrazione di Mafia: Terra Madre si colloca Enzo Favara, emblema di una generazione perduta il cui orizzonte esistenziale è vincolato dalla legge del più forte.
La sua parabola ascendente, da ragazzino venduto come schiavo per le miniere di zolfo a membro della Famiglia Torrisi, non è un semplice pretesto per imbastire la più classica delle storie di ascesa mafiosa, ma è il mezzo usato da Hangar 13 per esplorare la psicologia dietro all'appartenenza mafiosa che tanto contraddistinse quegli anni.
Il protagonista incarna magistralmente l'etica del bisogno, riflettendo un tessuto sociale devastato da povertà endemica e da una serie di rigidità gerarchiche che, per quanto concettualmente ancora attuali, risultano oramai arcaiche.
La sua storia si innesta su uno sfondo di profonde fratture di classe, dove la violenza strutturale del sistema si riflette nelle micro-dinamiche quotidiane, dando vita a un canovaccio che, al netto di una lenta partenza, esplode progressivamente in un viaggio emotivo che difficilmente lascerà indifferenti una volta arrivati ai titoli di coda.
Come anticipato poc'anzi, Hangar 13 voleva raccontare una storia e nel farlo ha messo in secondo piano tutto, o meglio, ha sfruttato ogni strumento come... bè uno strumento.
Mafia: Terra Madre è ancorato ai consolidati sistemi da third person shooter con coperture; le fasi stealth sono elementari (con monetine e bottiglie atte a distrarre i nemici in maniera fin troppo scolastica) e il combat system, per quanto appagante, potrebbe straniare i giocatori più esigenti per la sua eccessiva semplicità.
Eppure, nel complesso, tutto funge a dovere. Terra Madre (che po'tete recuperare su Amazon) intrattiene, fa riflettere, emoziona e tiene per mano fino ai titoli di coda, risultando un centro, quasi perfetto sotto praticamente ogni aspetto.
Una Sicilia che emoziona
San Celeste si presenta come un'autentica rappresentazione della Sicilia rurale, e urbana, di inizio Novecento. Il villaggio portuale ispirato a Cefalù, con la sua "Porta Pescara" e quel caratteristico piccolo porticciolo, rievoca l'atmosfera mediterranea attraverso luci calde, case affacciate sul mare e viuzze che raccontano storie di pescatori e mercati locali.
La Valle dei Templi di Agrigento diventa teatro di un paesaggio sacralizzato tra storia e violenza. Anche l'Etna, il Teatro Massimo di Palermo, il Cimitero dei Cappuccini, dove si materializzano segreti e vendette, e tutte le altre ambientazioni riescono a restituire un realismo storico che, per chi vive in quelle terre, sarà un valore aggiunto di indubbio spessore.
Per questo certosino lavoro di ricostruzione, bisogna ringraziare il team di Stormind Games, il quale ha collaborato con Hangar 13 con il chiaro obiettivo di restiuire una sensazione di autenticità che raramente si riscontra in progetti del genere.
Tecnicamente nella media
Per quanto l'Unreal Engine abbia permesso di plasmare ambientazioni mozzafiato, e modelli poligonali dei protagonisti che lasciano a bocca aperta per espressività, su PS5 Pro qualche magagna tecnica è ancora presente.
Come da prassi, Terra Madre presenta le canoniche due modalità grafiche: qualità (1552p/1189p upscalati con una media di 45 fps) e prestazioni (1189p/1080p upscalati con 60 fps garantiti e framerate sbloccato), ma non mancano glitch grafici e qualche singhiozzo di troppo nel frame rate.
Niente che non possa essere sistemato dalle solite patch correttive, ma inizia a dare fastidio vedere che sempre più produzioni third party faticano a essere ottimizzate a dovere sulle console della attuale generazione.