Editoriale

Nintendo Switch OLED e il mostro dell’hype

L’hype è una brutta bestia, lo sanno bene i videogiocatori che, più di qualsiasi altra categoria, sono vittime di un hype smisurato, pressante, a volte stordente. Non è colpa loro, non biasimiamoli troppo, semmai è colpa del mercato che, anche quando cerca di sviluppare una comunicazione virtuosa, finisce sempre e comunque per generare dei mostri perché si sa, “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”.

Non è la trama dell’ennesimo Kindgom Hearts (a proposito di hype, a proposito di roba venuta fuori più brutta del previsto), è semplicemente la verità. Nel bisogno sempre crescente di fagocitare novità, di avere per le mani una nuova uscita o una nuova console, l‘utenza ha involontariamente generato una comunicazione parallela a quella tradizionale, ed è in questa alternativa che è nato il bisogno incessante di spoilerare e anticipare il naturale corso dei tempi, superando quelli che sono i confini stessi delle categorie professionali (ovvero quelli che comunemente sono gli organismi di informazione), generando “untori dell’hype” come content creator, redditer, 4channer ed una serie infinita di “Gola Profonda”, pronti a invadere la rete di leak, voci di corridoio e notizie più o meno incerte trapelate chissà come da chissà dove. Il risultato di tutto questo? Un hype smisurato, generato da notizie che, il 90% delle volte, non sono nemmeno vere.

Perché dire tutto questo? Perché se oggi come oggi ci si rende conto che Nintendo Switch OLED non è, tutto sommato, quella console che tutti noi desideravamo (io in primis, che considero Switch uno degli acquisti migliori della mia vita dai tempo della prima PlayStation) è, in fondo, più colpa dell’hype che di Nintendo, perché a ben vedere Nintendo non ci aveva né detto nulla, né promesso niente. Nintendo ha fatto Nintendo, ha agito da Nintendo, come fa più o meno da sempre, e nello spirito “revisionistico” più che “rivoluzionario” che la contraddistingue, annuncia la revisione di una sua console di successo. Una console che vende ancora come il pane e che, se non fosse per l’arcinoto problema dello drifting dei suoi paddini, probabilmente non sarebbe motivo di lamentela alcuna.

Switch OLED è questo, è una revisione di una console di successo, in quella che è una dinamica di vendita che Nintendo abbraccia da sempre, e che conosceranno molto bene tutti quelli che hanno a casa ALMENO 2 o 3 Nintendo Ds o Game Boy Advance. Perché Nintendo è così, e lo si deve accettare per quello che è. Il problema, semmai, sono le turbe che hanno animato la rete per circa 3 o 4 mesi, ovvero dall’inizio dell’anno, da quando, cioè, si è cominciato a parlare sempre più insistentemente in rete della Nintendo Switch 2 o Pro che dir si voglia, con un nugolo di voci di corridoio mai confermate (ed inconfermabili) che hanno portato ad una situazione paradossale in cui, almeno a vedere la rete, pareva che Twitter fosse l’azienda responsabile della comunicazione Nintendo, e non Nintendo stessa.

E dunque hype, a manetta, incontrollatamente e ovunque, in quello che è uno schema le cui colpe, ormai, non sono più neanche dei media ma, semmai, del sistema che governa gli algoritmi dei motori di ricerca e della monetizzazione online. Ma non divaghiamo, perché più che un mondo si aprirebbe un buco nero, per cui restiamo in tema. Nintendo Switch OLED è un sì o un no? Facciamo finta che non si sia stati vittime di un hype incontrollato, con annessa delusione cocente, e proviamo ad essere onesti.

Switch OLED è un sì?

Lo è, perché è una console che mette al centro l’esperienza di gioco portatile in una veste leggermente migliorata. So bene che per molti di voi “migliorata” dovrebbe significare per forza “con un hardware più potente”, ma ciò significherebbe non avere coscienza di cosa faccia Nintendo. La casa di Kyoto, sin dai tempi di Game Boy, ha sempre messo al centro dell’esperienza utente l’accessibilità e la fruizione, ovvero il modo in cui i giocatori potevano godere al meglio dei giochi sul piccolo schermo della console portatile. Non è un caso che la prima, e più importante evoluzione, sia stata quella delle dimensioni e del consumo, che con Game Boy Pocket vennero ridotte della metà (console più piccola, da portare più facilmente, ed anche meno esosa in termini di consumo, con sole 2 batterie al posto delle precedenti 4). Da lì si passò quindi alla retroilluminazione, atta a rendere il gioco all’aria aperta fruibile al meglio anche sotto al sole, e solo allora si passò allo step successivo, ovvero quello di offrire una console con uno schermo portatile totalmente a colori.

Nintendo Switch OLED

Nulla di tutto ciò migliorava le effettive performance dell’hardware, tuttavia ad uscirne rinnovata era l’esperienza utente, con giocatori che avevano sempre la stessa console, ma ora ricca di attenzioni che ne migliorassero l’usabilità. Ovviamente il passaggio da LCD a OLED di Switch suona decisamente meno antidiluviano del passaggio tra le tonalità di verde e grigio del Game Boy ai colori di Game Boy Color ma, fidatevi, l’idea di base è la stessa. Uno schermo più grande, con una qualità più alta, per migliorare la visione del gioco portatile, che è poi il fulcro della console che, sin dalla sua presentazione, ha puntato solo relativamente all’esperienza su dock station. Switch “vuole” essere giocata per strada, con gli amici, per delle sfide a Mario Kart al bar sotto casa o dove vi pare, ed è logico che in quest’ottica la prima cosa da rivedere fosse lo schermo, ampliando la verticale del pannello ed offrendo una qualità migliore di visione. Il resto, come la storia insegna, è del tutto aleatorio.

Ma allora perché Switch OLED è un no?

D’altro canto, va detto, Switch è una console terribilmente debole dal punto di vista dell’hardware co un processore datato e la cui tecnologia (la ARM Cortex A57) risale ormai al 2015. Senza mezze misure, stiamo parlando di una console che vanta al suo interno specifiche tecniche che possono essere paragonate a quelle di un tablet medio gamma, almeno per ciò che concerne il 2021 e, per questo, non all’altezza della concorrenza. Ora, chiariamolo, queste “facezie” non hanno mai interessato Nintendo, che è sempre stata più concentrata sul software che sull’hardware, riuscendo a cavare fuori dalle sue console titoli comunque bellissimi e imponenti, come il mai troppo blasonato The Legend of Zelda: Breath of The Wild. Certo, va detto, l’abilità nel coniugare atmosfera e ristrettezze tecniche, riesce sempre a pagare le ambizioni tecniche, consegnandoci, sempre per restare sull’esempio, uno Zelda sì magnifico, ma anche molto spoglio rispetto ad un altro grande esponente del genere open world come The Witcher 3: Wild Hunt, e questo è un fatto.

Nintendo Switch OLED

È importante? Francamente no, però se si guarda ancora in casa Nintendo, si nota comunque che qualche passo falso è stato fatto, pur tenendo presenze la limitatezza dell’hardware. Hyrule Warriors: Age of Calamity, per esempio, è un titolo che è a tratti ingiocabile in versione portatile, ed anche al netto di alcuni update che hanno cercato di migliorare la situazione, il gioco è ancora vittima di molti rallentamenti se giocato in versione dock, figurarsi in quella portatile. Situazione ancor più drammatica potrebbe prospettarsi per i titoli multipiattaforma, giocoforza sviluppati prendendo come riferimento PS5 o Xbox Series X/S, lasciando in questo modo Switch come fanalino di coda. Una situazione che, francamente, speriamo Nintendo voglia evitare ad ogni costo, visto che proprio il ritorno all’amore per le terze parti ha sancito la differenza di successo tra Wii U e Switch, con la prima velocemente abbandonata anche da chi, come Ubisoft, aveva deciso di supportala al lancio con titolo in esclusiva come lo sfortunato ZombiU. Certo, all’orizzonte pare esserci una soluzione “furba”, fatta di titoli da giocare in cloud, come il tanto chiacchierato Guardians of the Galaxy che, proprio su Switch, non arriverà monco in nessuna delle sue componenti, essendo giocabile in una apposita “cloud version”, con tutti i limiti del caso, soprattutto in termini di portabilità. È guardando a questo aspetto, ovvero al futuro di tutti quei giochi non direttamente prodotti da Nintendo, che sale un po’ il magone al pensiero del mancato aggiornamento hardware di Switch.

In conclusione?

Switch OLED è tanto una mossa logica in quello che è il modus operandi di Nintendo, tanto un fallimento nelle prospettive dei giocatori. Le due cose, lo avrete capito, non sempre coincidono. Il piano di un’azienda, specie se grande e articolata come Nintendo, difficilmente può sposarsi con quella che è la visione, parziale e spesso manichea, dell’utente, ed è per questo che Switch OLED si prospetta come un sì o un no a seconda della prospettiva da cui la si guarda. La console Nintendo è, volenti o nolenti, tanto una mossa sensata e vincente, tanto una cocente delusione per chiunque cercasse un passo in avanti in termini di hardware da parte di Nintendo. Ben chiaro che Switch avrà un’erede, perché è quello che richiede lo sviluppo tecnico e del mercato, per ciò che concerne la situazione attuale, val la pena soffermarsi su quanto, come giocatori, si sia diventati schiavi di un hype mostruoso che non permette, ormai quasi mai, di godere l’attimo, o quello che è.

Tornando meramente a Switch OLED, va inoltre detto che Nintendo non è mai stata una compagnia interessata a solleticare gli utenti storici, perché per quelli ha altre carte nella propria manica, ovvero il software e la sua “difference”. La compagnia, a differenza delle altre hardware company, è invece la più interessata nell’arruolamento di nuovi giocatori, ed è anche – va detto – la più abile a ritagliarsi nuove fette di mercato, come dimostrato da idee come Ring Fit, o la semplice concezione di Wii e della stessa Switch. In quest’ottica è logico che, più che dare ai vecchi giocatori un nuovo hardware, Nintendo abbia pensato di sviluppare qualcosa che potesse solleticare chi, quell’hardware, non lo aveva ancora provato, conscia anche del fatto che Switch non è la console che si sceglie per giocare ai titoli third party come, ad esempio, COD o FIFA 22 (benché quest’ultimo pure abbia molti fan su Switch, vista la sua portabilità).

Non solo, sinceramente, pensando alla situazione PS4 Pro, penso che sia un bene che Nintendo non si sia proposta con una console mid-gen, ma che stia (possibilmente) guardando direttamente in direzione futura. Non prendiamoci in giro: mettere sul mercato PS4 Pro, e poi rimuoverla alle soglie di PS5, lasciando i giocatori solo con PS4 ovvero una console che, oggi come oggi, non vi permette di giocare adeguatamente ad i titoli terze parti più onerosi in termini di hardware, come Cyberpunk 2077 o anche solo AC Valhalla (che è giocabile, certo, ma con caricamenti biblici ed una serie di problemi tecnici non da poco tra cui tearing e pop up). Una console mid-gen significa segnare uno spartiacque tra i giocatori, che vengono così divisi in user di serie A e user di serie B, ed a poco servono le rassicurazioni delle varie hardware house se poi, nei fatti, giocare un tripla A sulle versioni meno performanti delle varie console significa rischiare che queste vadano a fuoco (utenti PS4 standard che hanno giocato a The Last of Us Parte II, sapete che sto parlando con voi). La verità è che Switch vende ancora come il pane, e probabilmente lo stesso destino è riservato anche alla sua versione OLED che, col tempo, immaginiamo sostituirà del tutto l’attuale Switch, almeno fino all’arrivo di una vera e propria nuova console Nintendo. Indubbiamente è una cosa che può non piacere, indubbiamente a Nintendo non gliene frega comunque nulla, e forse va bene così. Forse.

A proposito di Nintendo, questa è la settimana della rimasterizzazione di The Legend Of Zelda: Skyward Sword! Il gioco uscirà domani e se non lo hai ancora fatto, puoi preordinarne una copia a queste coordinate!