Il mondo dei videogiochi si intreccia ancora una volta con la politica americana in modo tutt'altro che gradito da parte dei publisher coinvolti. Pokémon Pokopia, l'atteso titolo in arrivo su Nintendo Switch 2, è finito al centro di una controversia che va ben oltre i confini del gaming: la Casa Bianca ha utilizzato senza autorizzazione la proprietà intellettuale di The Pokémon Company per scopi di comunicazione politica, scatenando la reazione ufficiale dell'azienda giapponese.
Tutto è partito da un trend virale nato online: in attesa del lancio di Pokémon Pokopia, i fan si stavano divertendo a utilizzare un generatore di font creato da Pixel Frame per replicare il logo del gioco con testi personalizzati, dando vita a una valanga di meme. A sfruttare questo strumento, però, non sono stati solo i giocatori: il 5 marzo 2026, il team social media della Casa Bianca ha pubblicato su X un'immagine con le parole "make america great again" stilizzate con il font di Pokopia, con la key art ufficiale del gioco visibile sullo sfondo.
La risposta di The Pokémon Company non si è fatta attendere. Sravanthi Dev, portavoce dell'azienda, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale riportata da TIME in cui chiarisce la posizione del publisher: "Siamo a conoscenza di contenuti recenti sui social che includono immagini associate al nostro brand. Non siamo stati coinvolti nella loro creazione o distribuzione, e non è stata concessa alcuna autorizzazione per l'utilizzo della nostra proprietà intellettuale. La nostra missione è unire il mondo, e tale missione non è affiliata ad alcun punto di vista o agenda politica."
Non si tratta di un episodio isolato: quello con Pokémon Pokopia è già il secondo caso in pochi mesi in cui l'amministrazione americana utilizza il franchise senza autorizzazione. Nel settembre 2025, il Dipartimento per la Sicurezza Interna aveva pubblicato un video di reclutamento per l'agenzia ICE (Immigration and Customs Enforcement) utilizzando immagini e musiche tratte dall'anime Pokémon, suscitando una valanga di critiche da parte della community di giocatori e non.
In quella circostanza, The Pokémon Company aveva anch'essa smentito qualsiasi coinvolgimento, ma senza includere nella propria dichiarazione alcun riferimento esplicito alla missione aziendale — dettaglio che invece compare nella risposta più recente, segnalando un tono più deciso da parte del publisher. Va però considerato che Don McGowan, ex Chief Legal Officer di The Pokémon Company, aveva dichiarato all'epoca di non ritenere probabile che l'azienda procedesse legalmente, per via di una storica cautela nei confronti dell'esposizione mediatica di tipo giudiziario.