Editoriale

Quanto inquinano i videogiochi?

Di recente mi sto spendendo molto nel chiacchiericcio online, specie su Instagram e LinkedIn (no davvero, non ho capito sto feticismo per LinkedIn), che sono poi le piattaforme con cui mi trovo ad interagire di più visto che, già da qualche tempo, Facebook ha arbitrariamente deciso di dare visibilità zero ai miei post. Ma vabè, sto divagando come sempre.

In una di queste chiacchierate su Instagram, qualcuno di voi mi ha chiesto cosa ne pensassi di Stadia e del fatto che i meravigliosi progetti di Google si siano arenati alla stessa velocità con cui la gente si è rivenduta i pad dopo aver comprato in massa Cyberpunk 2077 a prezzo scontato. Stadia è un progetto ridimensionato, non ci sono poi molti dubbi a riguardo, ma lo spunto interessante datomi da uno di voi è stato più o meno il seguente: “peccato, perché poteva essere un modo per far diventare il videogame più green”.

Ora, questa non è la sede per parlare di Stadia (tuttavia vi invito a leggere quanto scritto in merito dal collega Giuseppe Licciardi), e questo non è un editoriale su Stadia, ma ammetto che questo breve scambio di battute via Instagram Direct mi ha dato da pensare. Premesso che posso immaginare che il gioco in streaming o venduto sotto la forma di un servizio, come poi è Stadia, non sia la risposta all’emergenza climatica del nostro pianeta, mi sono messo a riflettere sul fatto che io, come giocatore, non mi sono mai davvero interrogato su quanto il mio hobby sia impattante sul pianeta, e questo al netto di una consapevolezza sulla situazione generale che, ne sono certo, intimorisce la mia generazione come quella immediatamente successiva… come minimo.

E dunque, da quello che era solo uno dei tanti spunti via Instagram che mi avete offerto, mi è venuto da chiedermi: “ma i videogame inquinano?”. Con la chiara premessa che la risposta è “sì”, come inquina qualsiasi altro prodotto dell’attività umana, ma il punto è se l’inquinamento causato dai videogame sia un qualcosa di effettivamente sostenibile o se, tipo, come succede per altri settori legati alla tecnologia di alto livello, come ad esempio il mining di cryptovalute o, chessò, la più recente moda degli NFT, anche i videogame siano un qualcosa di ecologicamente insostenibile per il pianeta Terra. Premetto che il discorso è di una complessità assurda e si scontra, per altro, con una generale scarsezza di informazioni in merito, per cui vediamo un po’ di capirci qualcosa.

Ebbene, i videogame inquinano, ed a leggere quei (pochi) report che si possono reperire in rete, inquinano anche un bel po’. In realtà si tratta di una dinamica che è stata a lungo ignorata dal settore, e che ha acquisito risonanza solo nel corso degli ultimi anni, sia in concomitanza della nuova presa di coscienza sulla questione, probabilmente spinta dal movimento di Greta Thunberg, sia grazie alla pubblicazione di un documento online, sviluppato in Canada, ovvero il Console Carbon Footprint, che cerca di analizzare la situazione proponendosi come un faro nella sensibilizzazione al problema.

Perché, chiariamolo, i videogame non solo inquinano, ma inquinano tanto. Ed anzi la loro recente deriva digitale non ha intaccato di una virgola il loro impatto ambientale, specie considerando che il gioco digitale si è affiancato a quello “tradizionale”, senza sostituirlo. Per “tradizionale”, intendiamo il videogame concepito su supporto fisico la cui produzione, ed il cui smaltimento, costa al pianeta non poca fatica. Per ottenere un risultato utile, in sostanza, dovremmo anzitutto convertire l’intero settore al digitale, anche se questo – come vedremo tra poco – implicherebbe un altro problema relativo ai consumi e, dunque, ancora una volta all’inquinamento.

videogioco inquinamento

Parlando di meri numeri, un videogame costa, in termini di emissioni, circa 0,39 grammi di CO2 per copia. Una cifra, tutto sommato, esigua che però diventa enorme se confrontata con quella che è la stima per il download, che si aggira attorno alla metà dell’emissione di cui sopra. Ora, penserete sicuramente che meno di 40 grammi di CO2 per disco, packaging e eventuali parti in carta non siano poi molte, ma quel che va tenuto presente è la quantità con cui i videogame vengono prodotti. Giusto per citare in ballo un esempio recente, più o meno all’inizio dell’anno è stato attestato per lo spettacolare GTA V un traguardo di tutto rispetto, superando la bellezza di 140 milioni di copie vendute in totale, su tutte le piattaforme per cui è disponibile. Si tratta di un numero mostruoso che, almeno a memoria di chi vi scrive, non era mai stato raggiunto prima e che, in tal senso, è valido per creare questo esempio che, ovviamente, va inteso quanto tale ed è volutamente esagerato.

Immaginando (ma non è così, ovviamente) che quelle 140 milioni di copie fossero tutte fisiche, e dunque senza considerare i costi in termini di impatto di CO2 derivanti dal download delle copie digitali, potremmo dire che GTA V è costato al pianeta, ad oggi, la bellezza di 54,6 tonnellate di C02, certo ancora lontane dai consumi mostruosi di una qualsiasi nazione del G20 (per dire), ma comunque pesantemente impattanti sullo stato di salute del nostro pianeta. Ben chiaro che considerare le emissioni CO2 non è cosa semplice, visto che ci risulta difficile comprendere le “dimensioni” di un gas, allora immaginate che se volessimo buttare nella spazzatura tutte quelle copie del capolavoro Rockstar, esse corrisponderebbero a circa 17.500 tonnellate di rifiuti, un calcolo ottenuto abbastanza semplicemente pesando quella che è la copia che attualmente ho in casa, ovvero quella PS4, che con la sua bella mappa inclusa nella confezione, pesa circa 125 grammi.

videogioco inquinamento

Ora, capite bene che stiamo parlando di numeri mostruosi e, pur vero che GTA V è probabilmente tra i videogame più venduti di tutti i tempi, va tenuto conto che esso non è comunque il solo videogame sviluppato nel corso degli ultimi anni, ed in tal senso anche l’invenduto della più insignificante ciofeca videoludica, si trasforma in un potenziale problema in termini di impatto ambientale.

Il punto è che neanche la questione digitale semplifica le cose, poiché l’energia di buona parte del pianeta è comunque generata da fonti non rinnovabili e non eco sostenibili, causando comunque una spesa in termini di impatto ambientale da non poter sottovalutare. Certo, passare interamente al digitale alleggerirebbe presumibilmente l’impatto ambientale, ma si tratterebbe di un qualcosa che dovrebbe andare di pari passo con un miglioramento non solo delle infrastrutture, ma anche delle macchine, siano esse console o PC, visto che esse implicano comunque un dispendio energetico che, per altro, viene di molto aumentato dalle varie infrastrutture online.

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Tornando poi all’esempio di GTA V, il gioco ha venduto uno sproposito anche e soprattutto per quello che è il suo ricco ecosistema online che, da mero agglomerato di attività spara-spara è diventato, col tempo (e su PC) una sorta di gioco di ruolo, con intere comunità che hanno acquistato il gioco solo per trasformarlo in una sorta di Second Life 2.0. Al di la della prospettiva di trasformazione del software, che si è evoluto ben oltre i confini dei suoi creatori (il che, diciamocelo, è una roba bellissima già solo da analizzare), i vari studi scientifici non tengono conto di quello che è l’impatto che il gioco online ha sulla vita del pianeta in termini di emissioni perché, ovviamente, è difficilissimo tenere traccia di un dato tanto frammentato quanti sono i singoli utilizzatori del gioco, senza contare che non è possibile, allo stato attuale, tracciare una metrica precisa dei consumi rispetto alle piattaforme utilizzate.

In sostanza, possiamo immaginare (purtroppo non in questa sede), quanto un giocatore online di GTA V possa consumare, ma non possiamo ottenere un dato preciso perché, come capirete, non tutti i PC consumano la stessa quantità di energia, a differenza dello standard console dove le macchine sono in tutto e per tutto identiche. Capite quindi che considerare l’impatto del gaming pensando solo al mero supporto fisico, significa considerare solo la punta dell’iceberg, laddove è proprio l’intero sistema digitale, nel suo connubio tra macchina e utilizzo della rete, a stabilire il reale impatto energetico del singolo giocatore: in sostanza, è un qualcosa di indecodificabile, almeno allo stato attuale della ricerca.

Dunque il primo e fondamentale problema, neanche a dirlo, sono le macchine, che consumano energia per poter funzionare e che, spesso, vengono anche lasciate in stand by per motivi di mera pigrizia. Tralasciando la situazione PC, che sarebbe particolarmente disastrosa visto il numero esagerato di componenti dispendiose in termini di elettricità, va detto che il più del consumo delle odierne macchine da gaming è causato dalle schede grafiche. In tal senso, le console si comportano comunque meglio dei PC, sia perché hanno schede grafiche generalmente meno potenti di quelle presenti nei PC di fascia alta, sia perché sono progettate per condensare in poco spazio un gran numero di componenti che, per forza di cose, obbliga la casa madre ad ottimizzare i consumi e le relative emissioni di calore.

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Considerando la nuova generazione, dunque, le console arrivano a consumare energia sufficiente anche per 0.07 kg di CO2 emessa ogni ora (come è il caso di Xbox Series X) e questo senza neanche tenere conto di quelli che sono le emissioni relative alla produzione delle console stesse, al mantenimento delle infrastrutture digitali o, come detto nell’esempio di GTA V, al gaming squisitamente giocato online. La questione, insomma, è complicata, anche perché limitarsi al solo supporto fisico (il disco) o al gioco digitale (il download) significa considerare solo uno dei tanti aspetti che, in realtà, lavorano insieme in termini di impatto ambientale.

Tornando, ad esempio, al gioco digitale, uno studio del 2019 ad opera dell’organizzazione The Shift Project, impegnata proprio nell’analisi dell’impatto dell’attività digitale sul pianeta, aveva già evidenziato come i soli servizi online a generare, in un solo anno di attività, circa 300 milioni di tonnellate di CO2 che, giusto per darvi un’idea, corrisponde all’inquinamento di una nazione come la Spagna, con un tasso di crescita attestato del 9% per anno. Gran parte del problema è dato dai video, certo non dai videogame, ma dovrebbe comunque far riflettere quanto anche una attività innocua che possa essere una canzone su YouTube possa, in fin dei conti, cambiare sensibilmente il mondo in cui viviamo.

Quale sarebbe allora la soluzione? La cosa triste è che a leggere tutti i documenti reperibili in rete – qui solo riassunti in uno spiegone, me ne rendo conto – una soluzione non esiste, ed è anche terribilmente difficile immaginarne una, salvo soluzioni davvero drastiche e, per ora, irrealizzabili, come un totale passaggio all’energia green su tutto il pianeta, e per qualunque aspetto dell’intrattenimento digitale, in poche parole: un’utopia.

Possiamo però prendere seriamente in considerazione il problema come singoli, e cercare di venirne a patti, soprattutto consci che Internet, come qualsiasi altra attività digitale è entrata di peso nelle nostre vite sicché, specie considerando l’impossibilità di “quantificare” l’inquinamento atmosferico, ci risulta difficile, ad esempio, rinunciare ad un’ora di gaming in virtù di attività più “green”. Quel che possiamo fare, prendendo coscienza che un problema c’è, e che non val più la pena tenerlo nascosto sotto al letto, è cercare di adottare dei comportamenti che modifichino il nostro impatto sul pianeta, pur senza rinunciare a quella che è la nostra passione. Alcuni consigli potrebbero essere i seguenti, elencati rapidamente perché siano chiari e facilmente consultabili:

  • Scegliere componenti per il PC che siano ottimizzate per un buon consumo energetico;
  • Evitare di lasciare apparecchiature in stand by inutilmente;
  • Non acquistare videogame che non si è interessati realmente ad avere e, semmai, evitare di buttare i titoli vecchi (o anche malmessi, come quelli con le custodie rotte);
  • Scegliere monitor e smart TV ottimizzate per un buon consumo energetico;
  • Evitare sessioni troppo prolungate e, se possibile, dedicarsi anche ad altre attività;
  • Nel caso in cui doveste per forza gettare via console, giochi o vecchie componenti del PC, assicuratevi di farlo nel modo corretto, evitando di buttare tutto nell’indifferenziato;

In ultima istanza diremmo, inoltre, che sarebbe preferibile scaricare giochi in digitale, anziché optare per il gaming su disco, visto che i primi, stando alle stime, hanno un impatto pari a 0,017 grammi di CO2, a dispetto dei 0,39 grammi delle copie fisiche, tuttavia le stime, purtroppo, non tengono conto del consumo energetico delle infrastrutture, del tempo di attività di console e PC necessario al completamento del download che, specie oggi, può significare anche una console in stand by per diverse ore per quei titoli che superano i 35 GB e che vengono scaricati in zone non coperte dalla connessione ad alta velocità. Senza voler sembrare disfattisti, dunque, e nella speranza che sia l’industria, in primis, a muoversi verso una maggiore consapevolezza, ed una migliore informazione per i giocatori, diremmo semplicemente di effettuare i vostri acquisti con coscienza, valutando in base a quella che è la vostra connessione e, soprattutto, il vostro reale interesse, quello che è il modo migliore e più consapevole di acquistare perché, ecco, forse 6 ore per scaricare Cyberpunk 2077 e tutte le sue immense patch sono decisamente peggio di un disco conservato con cura sulla propria mensola. O almeno, ci tocca sperare che sia così.

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