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Recensione Factorio – Early Access

Factorio

 

Genere: Simulatore gestionale / strategico di rivoluzione industriale e di sterminio alieni.

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Factorio è un indie game, attualmente in stato di Early Access, votato ad uno stile sandbox imperniato sul concetto di automazione e produzione di massa. Con una certa approssimazione si potrebbe definire quasi come un simulatore industriale – in un'accezione aperta del termine – essendo la struttura del gameplay sempre ancorata al più classico stile di derivazione minecraftiana.

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In Factorio siamo chiamati a impersonificare uno sventurato astronauta, costretto a un atterraggio di fortuna in un pianeta morfologicamente simile alla Terra, ma abitato da migliaia di pericolosi insettoidi. Lo scopo del gioco, per ora, è quello di costruire un razzo capace di volare via dall'inospitale pianeta.

La difficoltà principale, al netto della già per nulla semplice costruzione dell'astronave, consiste nel resistere alla sempre maggiore aggressività dei disgustosi alieni. Gli sviluppatori hanno inserito ulteriori aspetti narrativi, attraverso delle campagne vincolate a diversi obiettivi o presupposti.

Si aggiunge poi la possibilità di creare mod, le quali possono toccare gli elementi più disparati, tra cui anche missioni, campagne e mappe di gioco. Segnaliamo incidentalmente, per chi fosse interessato, che tali mod sono disponibili gratuitamente sul sito dedicato e non sul Workshop di Steam.

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Gli orribili insettoidi

Dal punto di vista del gameplay Factorio esprime tutto il suo grandissimo potenziale. Il titolo propone una visuale isometrica, permettendo quindi uno sviluppo limitato solo nel concetto di altezza.

Sfruttando alcuni punti saldi dei survival sandbox più classici (estrazione delle risorse, crafting, costruzione degli edifici) Factorio rivoluziona il genere costringendo il giocatore all'automatizzazione e alla produzione su larga scala. Le possibilità di crafting sono infatti vincolate alla ricerca scientifica, la quale non si manifesta solo in un albero ramificato entro il quale scegliere un percorso e spendere risorse.

Tale spesa di risorse, nonché il loro stesso consumo, sono inserite fattualmente in-game, essendo necessario costruire basi scientifiche e rifornirle di risorse. Un escamotage che se nelle prime fasi è fattibile attraverso il crafting personale (il PG può creare da inventario quasi tutto), diventa già nel medio tempo esosissimo.

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Centrali elettriche al lavoro

Il numero di risorse richieste per andare avanti nel gioco, nonché il numero di processi sottesi all'ottenimento di alcuni elementi fondamentali è vincolato alla costruzione di veri e propri poli industriali. Il tempo diviene quindi la risorsa principe per poter assicurare una produttività costante e per evitare che la run di gioco si traduca in sessioni di attesa secolari.

La complessità del prodotto può spaventare i meno adatti tra i giocatori, soprattutto chi non ha mai visto di buon occhio le mostruose farm automatiche di Minecraft o non ha mai provato neanche ad avvicinarsi alla redstone. Al contrario coloro che vogliano provare una sfida intensa, complessa e violentemente realistica troveranno pane per i loro denti. Gli strumenti a disposizione sono già moltissimi, tutto sta nell'armarsi di pazienza e olio di gomito.

A tutto questo si aggiunge l'aspetto bellico, che pungola continuamente il giocatore. Gli insettoidi aggrediscono in base al livello di inquinamento (considerando che per molto tempo saremo costretti a produrre elettricità a partire dal carbone ci si può fare un'idea su quanto diventino inquinate le mappe di gioco) e si evolvono a seconda di quanti spawn vengono distrutti.

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Giusto per rendere un'idea di quanto siano complessi gli sviluppi di Factorio illustreremo un classico iter produttivo, a essere onesti neanche troppo avanzato. L'obiettivo è riuscire a costruire un'automobile.

Per poterla costruire bisogna innanzitutto reperire le materie prime, ossia il ferro e secondariamente il petrolio per il carburante. Il ferro deve essere estratto dalle trivelle e viene poi lavorato per produrre delle lastre e successivamente rielaborato in sbarre di acciaio. Questo primo procedimento richiede una fonte energetica (l'elettricità o la combustione del carbone).

A questo punto, forniti di lastre e di sbarre, bisogna inserire i due elementi in un assemblatore per creare un motore. Infine il motore, le lastre e le sbarre andranno a formare (attraverso il proprio inventario o un'ulteriore macchina assemblatrice) la tanto agognata automobile. Provate a immaginare cosa voglia dire automatizzare tali procedimenti, cercando al contempo di ottimizzare con le decine di altri centri di rielaborazione e si avrà un quadro approssimativo di quella che è l'essenza di Factorio.

Sono necessari altri accenni, in chiusura, per quanto riguarda l'aspetto tecnico del prodotto, nonché lo stato di avanzamento dello sviluppo. Il gioco, araba fenice in un panorama di eterne incompiute, è praticamente esente da bug o grosse limitazioni, almeno per quel che concerne l'esperienza single player.

Il multiplayer, pur funzionando senza grossi intoppi (è possibile giocare via lan, ospitando direttamente il server attraverso il gioco o su macchine esterne), è ancora privo di numerose funzioni (per esempio un comando di salvataggio della partita online, dovendo quindi salvare il file in locale per poi ricaricare sul server alla ripresa del gioco).

Anche sotto il punto di vista strettamente di gameplay i contenuti, pur se numerosi, sono lontani dall'essere completi, almeno a detta degli sviluppatori. Non è presente, per esempio, una solida struttura di terraformazione o di costruzione puramente estetica e il tutto resta vincolato ai molti edifici prefabbricati. Quest'ultimo aspetto non è stato ancora inserito tra le features da implementare, e in realtà non risulta nemmeno necessario in termini di giocabilità o divertimento.

Visivamente infine Factorio svolge benissimo il suo lavoro, certo non sforzandosi di particolare fantasia, ma rendendo molto bene il mood a metà strada tra lo steampunk e il futuristico, ingabbiando tutto con una palette di colori opachi e "fumosi". Il  verdetto finale quindi, pur se limitato a quella che è una versione ancora acerba del videogioco, è senz'altro positivo, soprattutto per chi voglia cimentarsi in un prodotto complesso, originale e fin da ora godibile.