La nostra prima vera sessione di gioco con Resident Evil Requiem si è protratta per circa tre ore, offrendoci un assaggio concreto di quello che Capcom ha preparato per il 27 febbraio. Il nono capitolo principale della celebre saga horror arriverà su tutte le piattaforme current-gen.
Il mistero che aleggiava intorno al gameplay, tenuto deliberatamente nascosto per mesi, alimentava un interrogativo cruciale: quale direzione avrebbe preso questa nuova iterazione? I filmati recenti hanno già fornito qualche indizio, ma questa prova sul campo rivela una scelta particolare: Requiem non opta per una strada sola, mescolando invece entrambe le anime storiche del franchise grazie a un meccanismo basato su due protagonisti distinti.
Due protagonisti, due filosofie di gioco
La struttura narrativa appare calibrata con precisione, quasi a voler dosare l'esperienza del giocatore in modo meticoloso. Nonostante la presenza di due personaggi giocabili, il gioco non propone campagne parallele: esiste un'unica storia che procede alternando sequenze predefinite tra i due protagonisti.
Questa soluzione narrativa permette di affiancare il veterano Leon S. Kennedy alla matricola Grace Ashford. Le porzioni dedicate a ciascuno si distinguono per filosofie di design diametralmente opposte, generando un'alternanza continua tra momenti di tensione e scariche di adrenalina.
Con Grace Ashford emerge l'essenza più pura del survival horror, un'esperienza che evoca i momenti migliori di Resident Evil 2 e del capitolo inaugurale. Impersonarla significa confrontarsi con una sfida autentica.
Le munizioni sono razionate, le risorse mediche si contano sulle dita e il terrore riconquista il suo ruolo centrale. Diversamente da Leon, Grace manifesta visibilmente la sua inesperienza e il suo sgomento: quando prende la mira, la telecamera oscilla, trasferendo perfettamente al giocatore la sua instabilità emotiva.
Con lei l'approccio si fa metodico e la prudenza diventa essenziale, costringendo a valutazioni continue su quando valga la pena consumare un proiettile o quando sia preferibile tentare la ritirata.
Il design dei livelli nelle sue sezioni, come l'agghiacciante clinica sperimentata nell'anteprima, punta tutto sul backtracking e sull'esplorazione ragionata, con depositi facoltativi pieni di materiali, spesso presidiati da avversari che richiedono un investimento sostanzioso di munizioni per essere neutralizzati (a meno di non ricorrere alla Requiem, la formidabile magnum di Leon capace di eliminare con un colpo solo le minacce più ostiche).
L'unico elemento discordante riguarda gli enigmi ambientali, più simili (almeno nelle sezioni provate) a quelli di Resident Evil 4 rispetto alla complessità apprezzata in Resident Evil 2. Per alcuni potrebbe risultare irrilevante, per altri rappresentare una criticità minore, considerata anche la loro semplicità disarmante.
Passando a Leon S. Kennedy, ci troviamo di fronte a un veterano temprato, un sopravvissuto che ha assistito a fin troppe aberrazioni per lasciarsi ancora intimorire facilmente. Leon incarna l'anima più dinamica della produzione, con sensazioni di gioco che richiamano strettamente l'eccellente realizzazione del remake del quarto episodio.
Si comporta come un autentico soldato, padroneggiando con disinvoltura colpi corpo a corpo o brandendo un'accetta per aprirsi varchi tra le creature. La sua efficacia risiede nell'adattabilità, potendo persino impossessarsi di armi bianche degli avversari, come lance o spade, per rivolgerle contro di loro.
Con lui le munizioni non scarseggiano e l'inventario è capiente; le sue sequenze servono a dissolvere la tensione accumulata, proponendo un ritmo serrato dove finalmente ci si può scagliare contro le aberrazioni biologiche con una certa tranquillità.
Risorse e potenziamenti
Una delle innovazioni più significative di Requiem si manifesta nel rinnovato sistema di crafting. Accanto ai consueti rottami e alla polvere pirica, Capcom ha introdotto il concetto di sangue contaminato. Grace può raccogliere questo liquido mediante siringhe, prelevandolo da recipienti disseminati negli scenari o estraendolo direttamente da alcune creature eliminate.
Questo sangue si trasforma in una risorsa fondamentale, indispensabile per fabbricare munizioni speciali o farmaci avanzati.
Per accedere a nuove formule e miglioramenti, occorre recuperare fiale da esaminare al microscopio attraverso minigiochi appositi, sbloccando così nuovi strumenti di sopravvivenza, come medicamenti potenziati, proiettili speciali e molto altro.
Non manca un sistema di potenziamenti legato alle monete antiche, che fungono da valuta presso specifiche vetrine o distributori automatici. In questo modo è possibile acquistare borse per ampliare l'inventario o siringhe speciali per migliorare la stabilità della mira e aumentare la salute massima.
Il RE Engine conferma la sua eccellenza
Sul fronte tecnico, la sessione su PlayStation 5 Pro ha rivelato un prodotto impeccabile, capace di sfruttare appieno l'hardware della versione "mid-gen" di Sony. Il RE Engine continua a dimostrarsi uno dei motori grafici più versatili ed efficienti del panorama videoludico, garantendo prestazioni di altissimo livello con 60 FPS solidissimi e una resa visiva sorprendente.
Anche la stabilità dell'immagine risulta notevolmente migliorata grazie alle tecnologie di upscaling della PS5 Pro, che sembrano (almeno nella porzione testata) aver eliminato quasi completamente gli artefatti visivi nelle aree più oscure o durante gli spostamenti rapidi della telecamera.
Tirando le somme
Resident Evil Requiem non è solo un nuovo tassello della serie, ma ha l'onere e l'onore di tirare le somme di un’epopea iniziata quasi trent'anni fa nelle ville di Raccoon City. L'impressione, dopo questo primo contatto ravvicinato, è che Capcom sia riuscita nell'impresa quasi impossibile di sintetizzare decenni di evoluzione in un'unica esperienza coesa.
Il segreto risiede nel sapiente bilanciamento tra l'approccio risoluto di Leon e l'angosciante vulnerabilità di Grace; un dualismo che permette al titolo di spaziare tra generi diversi senza mai perdere la propria identità. Non ci si sente mai invincibili, ma nemmeno impotenti: ogni situazione richiede un approccio mentale differente, mantenendo la tensione sempre su livelli di guardia.
Se la versione finale saprà confermare la complessità del level design e l'ingegnosità degli enigmi ammirati finora, potremmo trovarci di fronte all'opera definitiva, capace di chiudere il cerchio narrativo in modo magistrale. L’uscita di febbraio si preannuncia come un evento imperdibile per ogni appassionato: l’orrore sta per tornare e, con esso, le risposte che attendiamo da una vita. Il sipario sulla saga sta per calare, e il finale promette di essere indimenticabile.