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Videogioco ed età adulta: come cambia la nostra concezione?

Crescere significa cambiare abitudini, e questo vuol dire anche abbracciare una nuova concezione di un'azione semplice come videogiocare. Vediamo come!

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Avatar di Michele Pintaudi

a cura di Michele Pintaudi

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 09/10/2024 alle 12:00
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Un mezzo di comunicazione, una forma di intrattenimento, un’opera d’arte: il videogioco è uno strumento ormai incredibilmente versatile, ricco di aspetti che vale la pena conoscere e approfondire. Passano gli anni e, con una velocità sempre più impressionante, nascono nuove concezioni di quello che spesso e volentieri non temiamo di definire come il medium più bello del mondo.

I videogiochi sono parte di ogni momento della nostra vita, e in alcuni momenti particolari vanno a ricoprire un ruolo davvero importante: che sia di supporto in un periodo delicato o semplicemente di compagnia durante una serata con gli amici, siamo insomma di fronte a un’esperienza ricca di valori e di significati. Oggi vogliamo parlare proprio di questo, ovvero di come il passare degli anni possa effettivamente cambiare concezione e ruolo del videogioco per tutti noi. Partiamo dal principio, con un piccolo salto indietro.

Crescere con il videogioco, e dopo?

Scoprire il videogioco è un percorso, un processo da curare e seguire con cura: ogni fase della nostra vita sarà infatti caratterizzata da un approccio diverso a questo medium, che ricoprirà un ruolo differente anche e appunto in relazione all’età. Durante l’infanzia ci troveremo a vedere il videogioco come un passatempo che, in certi casi e con il supporto di una figura adulta, può anche divenire uno strumento di apprendimento. Crescendo e avvicinandosi all’adolescenza, il videogioco diverrà poi un elemento sempre più legato alla socialità: si inizia a parlare, a condividere tale passione con i propri amici rendendola una parte della propria personalità.

Nel momento immediatamente precedente quella che possiamo definire come età adulta - e quindi negli ultimi anni di scuola, per dare un’indicazione - giocare può essere un ottimo modo per ridurre lo stress, e per affrontare con più serenità le prime grandi responsabilità della vita di tutti noi… Fino ad arrivare al momento fatidico, che vogliamo approfondire all’interno di questo articolo.

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Raggiunta una certa età anagrafica, le responsabilità e i ritmi della vita di tutti i giorni portano inevitabilmente a poter dedicare meno tempo a un’attività come il videogioco. Se in situazioni e periodi più tranquilli diviene possibile impiegare anche più attenzione in ricerca e sperimentazione, provando e scoprendo generi magari molto diversi tra loro, la mancanza di tempo porta a un cambio di regime anche in questo senso. Di conseguenza diventa necessario e fondamentale scegliere come strutturare il momento dedicato al gioco, e qui entra in gioco l’abilità di ognuno di noi di gestire il tempo in un certo modo.

Supponiamo di avere a disposizione due ore a settimana da poter trascorrere giocando… A cosa andremo a giocare? Le risposte possibili sono tantissime, anche e soprattutto a fronte delle mille opportunità disponibili oggi in questo senso. Possiamo scegliere di rivivere un’esperienza che ha segnato in modo particolare la nostra crescita come videogiocatore, o anche di trascorrere qualche minuto alla scoperta di qualcosa di nuovo. Entra qui in gioco quello che, a parere di chi vi scrive, è il più grande vantaggio figlio di questa maturità acquisita dopo anni passati a giocare. Di fatto, molti di noi sviluppano una sorta di “sesto senso”. Approfondiamo meglio quest’ultimo, interessante aspetto.

Il videogioco? Qualcosa (anche) da grandi!

Anni e anni di esperienza come videogiocatori portano, inevitabilmente, a sviluppare due tratti ben precisi:

  • Una conoscenza approfondita di uno o più generi

  • Preferenze ben definite, che ci spingeranno a prediligere un prodotto piuttosto che un altro

Due elementi che porteranno un giocatore esperto a capire prima se, come e quanto un titolo possa fare al caso proprio. Non si tratta di essere prevenuti o di avere preconcetti: è il trascorso della singola persona a far sì che, trovandosi di fronte a centinaia di esperienze diverse, si cerchi qualcosa che possa soddisfare determinati gusti.

Sono tante le componenti che, in un videogioco, possono arrivare ad attirare un utente in questo modo: si va da un peculiare comparto grafico a un discorso magari legato alla storicità, e quindi a quanto quello specifico prodotto possa suscitare ricordi o sensazioni di un certo tipo. Nel momento in cui arriva sul mercato il nuovo capitolo di una saga che mi ha colpito tanti anni fa, insomma, è molto probabile che questo desti in me un fortissimo interesse sin da subito.

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Un’altra casistica che possiamo citare a titolo di esempio è il momento in cui, riconoscendo in un gioco alcuni elementi che ne ricordano un altro (la già citata grafica ma anche un level o character design particolare). Il riferimento può portare a voler scoprire di più un gioco che, grazie a tali similitudini, può far rivivere emozioni e sensazioni uniche anche a distanza di tantissimi anni.

Per spiegare meglio quest’ultimo punto viene forse in aiuto un esempio concreto, legato all’esperienza di chi vi scrive. Sono da sempre appassionato delle classiche avventure punta e clicca, specialmente quelle firmate LucasArts: un amore che ha fatto sì che cercassi sempre prodotti ed esperienze che richiamassero quel mood e quelle sensazioni, purtroppo sempre più rare. Sono passati più di trent’anni dall’uscita di Monkey Island, ma ancora oggi quando mi cade l’occhio su un prodotto che lo ricorda… Voglio approfondire, anche soltanto per cultura personale. Questo mi ha portato a scoprire tante piccole perle che altrimenti mi sarei perso, e se ci pensate tutto ciò è figlio proprio dei tanti anni passati ad amare quel tipo di avventura grafica.

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Questo “sesto senso” è un’occasione per giocare in maniera più bella e consapevole: il giocatore che riesce a raggiungere questo step, sarà in grado di godersi e apprezzare al meglio il (poco) tempo a propria disposizione da dedicare al gioco. La curiosità è ora per il futuro, che ci presenterà un panorama totalmente nuovo. Tra dieci, venti e più anni ci troveremo insomma di fronte a generazioni di videogiocatori che hanno vissuto in prima persona i tanti momenti rivoluzionari della storia di questo medium, e sarà curioso vedere come persone con più di settant’anni si approcceranno al gaming.

Uno scenario ancora inedito e che al momento facciamo fatica a immaginare, ma siamo certi che l’evoluzione della società e dell’intrattenimento in generale porteranno a scrivere altre grandi, grandissime pagine di storia. Il meglio insomma deve ancora venire, e sarà bello osservarlo e comprenderlo sotto ogni punto di vista.

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