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Amazon dal primo maggio l’IVA si paga, è finita la pacchia del reverse charge

"Gentile Signore, riguardo al suo quesito in merito alla fattura dell'ordine XXX-XXX-XXXX, le confermo che ha trovato l'IVA addebitata nel suo ordine in quanto dal 1 Maggio 2015 Amazon ha aperto la succursale italiana. Pertanto, per tutti gli ordini effettuati dal 1 Maggio 2015 verrà applicata l'IVA italiana e non sarà più applicabile il meccanismo del reverse-charge". Ecco la sintesi della e-Mail che Amazon ci ha inviato in risposta ad un nostro quesito.

lettera servizio clienti amazon

 

É la conferma ufficiale della fine dell'era del risparmio dell'IVA legalizzato tramite Amazon. Lo abbiamo scoperto per caso, acquistando un prodotto per il nostro ufficio e sorprendendoci del fatto che la multinazionale degli acquisti online ci addebitasse l'IVA. Per noi non cambia nulla, perché depositeremo la fattura in contabilità e gestiremo l'IVA in fase di dichiarazione mensile.

Per molti furbi o presunti tali invece, la pacchia è finita. Da ora Amazon Italia addebiterà sempre l'IVA in fattura e quindi non sarà più possibile, per i detentori di Partita IVA, comprare oggetti di qualsiasi tipo e scaricare indebitamente l'imposta più odiata dagli italiani.

IVA Amazon

Dov'era il problema? Eravamo tutti abituati al fatto che Amazon Italia gestisse l'IVA con il meccanismo dell'inversione contabile (reverse charge), la stessa politica che si applica quando fai un acquisto aziendale all'estero.

Non c'era nulla di formalmente scorretto, perché l'e-Commerce faceva risultare che gli acquisti erano fatti direttamente con la sede di Lussemburgo. Il tutto ovviamente sollevando un fiume di polemiche e accuse di concorrenza sleale da parte di tutti i negozi online concorrenti.

Il problema vero era nell'applicazione pratica. Una volta che un cliente verificava la propria Partita IVA nel suo account – pratica che nei primi anni non era nemmeno troppo rigorosa – qualsiasi prodotto "Venduto e spedito da Amazon" diventava esentasse: scarpe, mobili, giocattoli, videogiochi, televisori, biancheria intima. Senza andare troppo per il sottile, perché ovviamente non sta al venditore verificare che il cliente abbia diritto di acquistare determinati oggetti come beni strumentali alla propria attività.

Ovvero, fino a ieri Amazon non aveva una partita IVA italiana, o se ce l'aveva, non la usava per la gestione delle vendite. Certo ci stupisce leggere queste parole, perché era davvero singolare che un'azienda senza succursale italiana gestisse comunque nel nostro paese enormi magazzini e centri di smistamento, oltre ad uffici prestigiosi nel centro di Milano. È davvero la fine di un'epoca, con buona pace dei furbi o presunti tali.