Sicurezza

Automobili anti hacker grazie all’invenzione di Charlie Miller

Negli ultimi anni sono emersi molti modi di attaccare l'elettronica di un auto e creare pericoli anche gravi; lo scorso agosto per esempio Charlie Miller e Chris Valasek hanno dimostrato che era possibile prendere il controllo di un'auto moderna. I due hacker oggi sono determinati a offrirci la soluzione.

Miller e Valasek, che godono di finanziamenti DARPA, hanno fatto sapere che il mese prossimo mostreranno al pubblico un dispositivo capace di mettere le auto in sicurezza – dal punto di vista informatico almeno. Il prototipo costa circa 150 dollari in componenti, e promette d'individuare intrusioni ed evitare pericoli.

L'invenzione dei due hacker si collega alla porta OBD2 dell'auto e registra lo stato normale del veicolo e il relativo flusso di dati. Queste informazioni permettono di individuare anomalie, come per esempio un comando che sarebbe comune durante il parcheggio, inviato mentre si viaggia in autostrada.

Se individua un problema "il dispositivo mette l'auto in ciò che Miller e Valasek chiamano modalità azzoppata, sostanzialmente spegnendo la rete locale e disabilitando funzioni di alto livello come il servosterzo o l'assistente di corsia". A questo punto il conducente dovrebbe capire che c'è un problema, e potrà fermarsi per spegnere e riaccendere l'automobile; il riavvio dovrebbe risolvere il problema.

La prima preoccupazione riguarda i falsi positivi, perché nessuno vuole trovarsi con l'auto "azzoppata" mentre va al lavoro se non c'è una ragione più che seria. Ebbene, i due ricercatori affermano che il problema non esiste, e che il dispositivo ha sempre capito la differenza tra comandi ordinari e attacchi. "Nel mondo automotive il traffico (di dati, NdR) è così normalizzato che è davvero ovvio se accade qualcosa che non dovrebbe succedere", ha commentato Valasek.

L'argomento potrebbe sembrare poco più di un capriccio ma c'è chi lo prende più che seriamente, e a ragione veduta. Oggi il pericolo di attacchi contro le auto è ancora relativamente remoto, quasi inesistente, ma la ricerca di Miller, Valasek e altri dimostra che ci sono rischi seri all'orizzonte e che prendere precauzioni è doveroso.

I due ricercatori, con questo progetto, vogliono dimostrare che i produttori di automobili possono fare qualcosa di concreto per aumentare sensibilmente la sensibilità delle auto, ma per ora il settore tace. L'anno scorso però un deputato statunitense ha chiesto formalmente delle risposte a 20 costruttori di auto, e presto sapremo che cosa è emerso.