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Bambini italiani già dipendenti da smartphone

Le dipendenze tecnologiche riguardano anche i bambini. Già alle elementari infatti si sono rilevati casi di "malattie da Internet", con alunni incapaci di staccarsi anche per poco da smartphone e tablet. Il problema è abbastanza serio da aver spinto almeno una regione, la Lombardia, ad anticipare gli interventi preventivi alla prima media.

E si sta valutando l'ipotesi di intervenire già alle elementari, racconta lo psicologo Alfio Lucchini in un articolo comparso oggi su Repubblica a firma di Michele Bocci. L'esperto ha già accumulato una certa esperienza quanto ai problemi di "dipendenze senza sostanze" in giovane età, ed è convinto che la questione vada affrontata rapidamente.

Toys R US Tabeo

Smartphone e tablet in particolare sarebbero vincolati al disturbo noto come IAD (Internet Addiction Disorder), un disturbo che provoca problemi tipici delle dipendenze da droghe, ma in questo caso la "sostanza" è il collegamento alla Rete, o in generale l'uso di gadget elettronici. Un disturbo che ha già trovato posto nella letteratura medica, ma non è ancora riconosciuto universalmente.

Secondo Lucchini ci sono bambini che già a sei anni cominciano a usare abitualmente Internet, anche se questo fatto di per sé non deve per forza rappresentare l'inizio di un problema. Un bimbo che usa YouTube per guardare i cartoni animati dopotutto non è necessariamente in una situazione diversa da un coetaneo che guarda la TV, sempre che ci sia in entrambi i casi la supervisione e il controllo di un genitore.

Anzi, forse usando la Rete si evita un altro problema piuttosto grosso: quello dell'esposizione ai contenuti pubblicitari. Considerando questo aspetto magari bisognerebbe mettere sul tavolo anche l'immenso fatturato della pubblicità televisiva, e come questo sia minacciato da future generazioni poco interessate al mezzo televisivo in sé.

Giocare insieme ai figli è pericoloso a piedi nudi, ma un genitore epico si sacrifica

In ogni caso secondo Lucchini in Italia il 20% degli studenti (medie e superiori) è a rischio, il 30% "abusa" delle tecnologie (ma non è chiaro come si misuri l'abuso) e il 5% ha sintomi di dipendenza.

Stefano Pallanti dell'Università di Padova fa invece notare le responsabilità dei produttori, che puntano ai più giovani per renderli clienti fedeli nel tempo. È il noto "effetto Happy Meal", e gli unici che possono contrastarlo con efficacia sono i familiari: meglio evitare di accontentare ogni richiesta dei più giovani, imporre delle regole sull'uso dei dispositivi, e soprattutto proporre delle alternative – anche se queste, aggiungiamo noi, significano investire tempo e risorse proprie.

In tale cornice a questo punto risulta curioso, per non dire paradossale, che una grande catena di giocattoli come Toys R US abbia deciso di proporre proprio un tablet Android da sette pollici. Ha una CPU da 1 GHz, 4 GB di memoria interna, 50 applicazioni precaricate e un negozio esclusivo che ne contiene altre 6000.

Si chiama Tabeo e sarà venduto a circa 150 dollari a partire dal mese prossimo. Almeno negli Stati Uniti, ma se gli psicologi hanno ragione sui ragazzi italiani c'è da star certi che questo dispositivo arriverà anche in Italia, pronto a creare tossicodipendenti moderni.