Criptovalute

Binance sotto inchiesta del Dipartimento giustizia USA

Binance Holdings Ltd., la più grande piattaforma di scambio di criptovalute del mondo, è sotto inchiesta da parte del Dipartimento della giustizia degli Stati Uniti e dell’Internal Revenue Service. Le istituzioni statunitensi sospettano che la piattaforma sia utilizzata per attività illecite, che ricorrono alla scarsa regolamentazione delle criptovalute per condurre i propri affari. L’inchiesta è collegata all’attacco ransomware di DarkSide alla Colonial Pipeline, conclusosi con il pagamento del riscatto anche da parte del governo USA? Perché indagare proprio su Binance?

Come riporta Bloomberg, i funzionari statunitensi indagano su presunte operazioni di riciclaggio di denaro sporco e reati fiscali in collaborazione con anonimi “esperti in materia”. Binance è sotto inchiesta anche perché consentirebbe agli statunitensi di effettuare atti illeciti. L’azienda è stata fondata nel 2017 presso le Isole Cayman, ha un ufficio a Singapore ma afferma di non avere una sede unica. Binance è amministrata da Changpeng Zhao, un dirigente carismatico che attivissimo sui social (in particolare Twitter) e che a febbraio 2021 ha fatto scalpore convertendo tutto il suo patrimonio in criptovalute.

Chainalysis Inc, società di blockchain forensics che collabora anche con le agenzie statunitensi, indica nel suo report annuale sul cybercrimine Binance come una delle principali piattaforme attraverso cui si tengono scambi illeciti in criptovaluta. La società descrive così Binance: “Binance è un ecosistema blockchain composto da Exchange, Labs, Launchpad, Info, Academy, Trust Wallet e Blockchain Charity Foundation (BCF). Binance Exchange è una delle piattaforme di scambio di criptovalute più veloci e popolari al mondo, in grado di elaborare oltre 1,4 milioni di ordini al secondo. La piattaforma si concentra sulla sicurezza, l’affidabilità e la velocità di esecuzione – attirando sia gli appassionati che i trader professionisti”.

La portavoce di Binance Jessica Jung in una dichiarazione via e-mail a Bloomberg, ha dichiarato: “Prendiamo i nostri obblighi legali molto seriamente e ci impegniamo a collaborare con le istituzioni e le forze dell’ordine […] Abbiamo lavorato duramente per costruire un programma di conformità [alle leggi degli Stati Uniti, ndr] che incorpora le leggi antiriciclaggio e gli strumenti utilizzati dalle istituzioni economico-finanziarie per rilevare e bloccare attività sospette”. La portavoce conclude che la società non commenta questioni specifiche o indagini in corso.

I portavoce del Dipartimento di Giustizia e dell’IRS, invece, non hanno rilasciato dichiarazioni. La rivista Bloomberg, però, avanza alcune ipotesi sul perché abbiano scelto di agire proprio ora. I funzionari statunitensi hanno più volte espresso, come il governatore della Bank of England, preoccupazioni sull’affidabilità e sull’uso illegale (mercato delle armi e della droga, riciclaggio, evasione fiscale) delle criptovalute. Preoccupazioni che hanno spinto altri stati, come la Turchia, a sottoporre le criptovalute alle norme antiterroristiche. Il cyber-attacco contro la Colonial Pipeline, che ha innescato carenze di carburante in tutti gli Stati Uniti orientali, è stato l’evento che ha spinto le istituzioni USA a intervenire. Mentre gli Stati Uniti indagano, il gruppo DarkSide ha intanto lanciato un nuovo attacco ransomware ai danni di Toshiba.

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