Criptovalute

Le criptovalute non hanno valore intrinseco, lo dice la Bank of England

Vi abbiamo riportato, analizzando il dibattito sui consumi e sugli effetti sull’ambiente delle criptovalute, le considerazioni del prof. Carol Alexander della University of Sussex Business School. Alexander ritiene che la questione sia fuorviante, poiché non contestualizza il principale problema del bitcoin e delle varie criptovalute: il loro valore. Una questione che è riemersa in occasione del lancio di Chia, criptovaluta che sfrutta le unità di memoria per il mining, che ha già occupato uno spazio impressionante sulla rete e per la quale è già stato annunciato il primo SSD dedicato al mining. Sulla questione si è espresso, nel nostro approfondimento e sul suo canale YouTube, il divulgatore e docente torinese Marco Cavicchioli. Infine anche il governatore della Bank of England Andrew Bailey è entrato sul dibattito delle criptovalute, del loro valore e delle garanzie che offrono. Qual è la sua posizione?

Il governatore ha espresso la sua posizione nel corso di una conferenza stampa convocata giovedì 13 maggio presso Threadneedle Street, storica sede della Bank of England. La conferenza aveva per per oggetto proprio il crescente valore delle criptovalute e faceva seguito alle numerose polemiche che, nel Regno Unito, hanno accompagnato l’improvvisa impennata del DogeCoin. Andrew Bailey, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha affermato che le criptovalute non hanno alcun valore intrinseco. “Vorrei solo sottolineare – ha argomentato – ciò che ho detto parecchie volte negli ultimi anni. Temo che [le criptovalute, ndr] non abbiano un valore intrinseco […] Ora questo non significa che la gente non dia loro un valore, perché possono avere un valore estrinseco. Ma non hanno valore intrinseco”. Bailey ha concluso: “Mi dispiace, lo dirò di nuovo senza mezzi termini: compratele solo se siete pronti a perdere tutti i vostri soldi“. “Temo – ha concluso – che moneta e criptovaluta siano due parole che non possono andare insieme secondo me”.

L’ultimo commento di Andrew Bailey è in linea con la posizione della Financial Conduct Authority del Regno Unito. La Financial Conduct Authority è un organismo di regolamentazione finanziaria del Regno Unito, che opera indipendentemente dal governo britannico ed è finanziata con un sistema di tassazione applicato alle aziende dell’industria dei servizi finanziari. Come riportato sul The Guardian, la FCA a gennaio si espresse in questi termini: “La FCA è consapevole che alcune aziende stanno offrendo investimenti diretti in criptovalute, o prestiti e investimenti legati a esse, che promettono rendimenti elevati. […] Investire direttamente in criptovalute, o sostenere investimenti e prestiti legati ad esse, comporta generalmente l’assunzione di rischi molto elevati con il denaro degli investitori. Se i consumatori investono in questi tipi di prodotti, dovrebbero essere preparati a perdere tutti i loro soldi”.

La FCA e la Bank of England ritengono che la complessità di alcuni servizi e prodotti legati alle criptovalute sia difficilmente comprensibile per i consumatori. Le due istituzioni sottolineano come, negli investimenti in o legati a criptovalute, non vi sia alcuna garanzia che i criptoasset possano essere riconvertiti in contanti. Chi investe sarebbe così alla mercé della domanda e dell’offerta nel mercato, influenzato sia da eventi reali che da semplici tweet di celebrità. Proprio la “significativa volatilità dei prezzi delle criptovalute, combinata con le difficoltà intrinseche di valutare le criptovalute in modo affidabile” sarebbero i fattori di maggior rischio per i piccoli investitori. In passato Andrew Bailey è stato anche chief executive della FCA: la sua posizione è da tempo scettica e, già nel 2017,  si era espresso con toni simili: “se volete investire in bitcoin, siate pronti a perdere tutti i vostri soldi“.

Immagine: depositphotos

Lo scettiscimo non significa, però, che le banche centrali non stiano analizzando in che modo emettere valuta digitali. Una valuta digitale, che vada ad affiancarsi ai contanti e ai depositi bancari, è l’oggetto una task force avviata dalla Bank of England e dal HM Treasury, il Ministero dell’economia e delle finanze britannico, nel marzo 2021. Una sperimentazione che potrebbe divenire un modello per altre banche centrali: d’altronde proprio la Bank of England, fondata nel 1694 e nazionalizzata nel 1946, è il modello su cui si basa la maggior parte delle banche centrali moderne. Inoltre, come raccontato in uno speciale della BBC, la Bank of England custodisce le riserve d’oro ufficiali del Regno Unito e di circa 30 altri paesi. Secondo le stime, il suo caveau potrebbe contenere fino al 3% dell’oro estratto nel corso della storia umana.

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