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Cook chiarisce la missione di Apple

Cook ha voluto chiarire alcuni aspetti, soprattutto sulla filosofia che regge l'azienda, evidenziando che in azienda resta l'atmosfera eccezionale di prima, dove "si respira creatività", in tutte le aree.

"Crediamo di essere sulla faccia della Terra per fare grandi prodotti, ed è una cosa che non cambierà. Ci concentriamo sempre sull'innovazione. Crediamo nel semplice, non nel complesso. Crediamo di aver bisogno di possedere e controllare le tecnologie che stanno dietro ai prodotti che costruiamo, e partecipiamo solo ai mercati ai quali possiamo dare un contributo significativo".

"Diciamo no a migliaia di progetti, per poterci concentrare sui pochi che sono davvero importanti".

"Francamente, non puntiamo a nulla che non sia eccellente, abbiamo l'onestà di ammettere quando sbagliamo, e il coraggio di cambiare. Credo che questi valori siano parte della compagnia, per questo Apple non può fare che bene".

Cook ha fatto capire chi è al comando, anche se per un periodo temporaneo vista l'assenza di Jobs, e ha minacciato velatamente Palm, quando un giornalista ha ventilato l'ipotesi che il Pre usi indebitamente le tecnologie multi-touch. I rappresentanti di Palm, però, si sono difesi con calma, sostenendo che le tecnologie in questione sono in circolazione dagli anni '80, ben prima che Apple le sfruttasse.

Ritornando al discorso di Cook, rimangono alcune domande in attesa di risposta: a quali tecnologie si riferiva? Quali sono i progetti "importanti"? Quali quelli scartati? Quando Apple si è sbagliata, ed è stata "onesta" nell'ammetterlo? Potrebbe farci un esempio della "cultura" di Apple, Mr. Cook?

O forse si tratta di una cosa più semplice: zittire tutte quelle voci, insistenti e rumorose, che vedono in Apple nient'altro che un'estensione di Jobs, una nave destinata ad affondare, se il suo comandante abbandona. Forse Cook ha solo voluto dire a tutti che un capitano in plancia c'è, pronto a prendere il timone, se serve.