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G7 finanziario di Chantilly: Libra (Facebook) bersagliata dalle critiche

Al G7 finanziario di Chantilly la nuova criptovaluta Libra è stata oggetto di critiche. Il timore è che possa favorire riciclaggio e transazioni illegali.

Il G7 finanziario, che si è aperto ieri a Chantilly, ha registrato una prima vittima: la nuova criptovaluta Libra di Facebook ha coagulato solo critiche. Il Ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire ha dichiarato apertamente che “non può diventare una valuta sovrana”. A suo parere “bisogna considerare tutti i rischi legati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo internazionale“.

L’opinione è condivisa non solo dagli altri ministri europei ma anche dal presidente Donald Trump e dal presidente della Federal Reserve Jerome Powell, che recentemente ha condiviso le stesse perplessità. Facebook ha già dichiarato di fronte al Congresso americano che il lancio avverrà solo dopo che verrà affrontata ogni criticità normativa. David Marcus, capo del progetto Libra, la ricordato comunque che la criptovaluta “vuole prevenire il riciclaggio di denaro” e non è stata ideata per “competere con le valute tradizionali o interferire con la politica monetaria”.

“C’è una preoccupazione generale e la decisione è che questa preoccupazione si tradurrà in un’azione”, ha commentato il ministro italiano, Giovanni Tria. Si parla di “un’azione per il controllo di quanto sta accadendo, la preoccupazione quindi darà luogo ad un intervento”.

Insomma, il percorso di Libra è destinato a tortuosità su entrambe le sponde dell’Atlantico. E un primo riflesso su questa chiusura si è già espresso sul mercato delle criptovalute, dove Bitcoin ha registrato un vistoso calo di oltre 25 punti percentuali rispetto a una settimana fa.

Ieri in sede di G7 si è parlato anche di tassazione dei colossi del Web. Com’è risaputo Trump ha ventilato la possibilità di contro-offensive alla nuova norma fiscale francese (GAFA tax), ma il Ministro Le Maire ha risposto con ferma pacatezza. “Abbiamo adottato una tassazione ragionevole, che non è mirata ad alcuna azienda o ad alcun paese in particolare”, ha dichiarato. Il tema rimane comunque globale e infatti l’auspicio del Ministro è di trovare un “accordo nel 2020 sui principi e quindi le prime decisioni a fine anno”.

“Un accordo a livello di G7 è decisivo: se non lo troviamo qui francamente sarà difficile trovarlo fra i 129 paesi dell’OCSE”. Dello stesso avviso il Ministro Tria che però ha ricordato che “sui principi generali più o meno c’è un accordo generale, il problema è che poi sull’applicazione pratica il meccanismo concreto è molto complesso. Bisogna tener conto degli impatti sui singoli paesi e sulla crescita globale”.