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I pirati sfidano gli inquirenti: lo streaming illegale via “pezzotto” è nuovamente attivo

Lui si presenta su YouTube con cappellino nero, polo nera, marchio in evidenza e spiega in inglese che “siamo nella stessa barca ragazzi”: la distribuzione di film e serie TV pirata continuerà e ogni problema sarà risolto. A neanche una settimana dalla più vasta operazione europea anti-pirateria che si sia mai vista, la compagine di filibustieri non solo rialza la testa ma rilancia con una comunicazione ufficiale “aziendale” online. Non facciamo nomi per scelta.

Sembrava che il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e dei reparti territoriali della Guardia di Finanza, in collaborazione con i colleghi di Olanda, Francia, Grecia, Germania e Bulgaria la scorsa settimana avessero assestato un duro colpo all’IPTV pirata. E in fondo così è stato, ma questa è un’Idra, probabilmente con più di 9 teste del mostro cantato dalla mitologia greca e romana.

FAPAV sostiene che molti pirati sono stati messi fuori gioco ed è un’affermazione credibile, ma il business prosegue con lo stesso sistema. Più fonti stampa, e in verità anche i forum specializzati, chat e gruppi sui social, hanno confermato che lo scorso weekend molti “abbonati” pirata hanno potuto vedere le partite di calcio in streaming come al solito grazie a un cambio di server. È bastato un passaparola con i nuovi codici e le istruzioni.

Il problema di fondo è che il “pezzotto”, che è semplicemente un dispositivo Android TV, le reti, i server, i software e altre apparecchiature sono tecnologie agnostiche. Non nascono per l’illegalità, ma sono banali strumenti che possono essere impiegati anche a scopo criminale. La stessa piattaforma internazionale IPTV “Xtream Codes” gestisce i flussi video, quindi si offre a qualsiasi provider che voglia dar vita alla sua IPTV.

A questo punto per FAPAV l’unica soluzione è rimettere mano alle norme, per contrastare con più vigore IPTV illegali e camcording nelle sale, e avviare una campagna di sensibilizzazione sul tema.

Si è molto dibattuto sulle attuali indicazioni che fornisce il codice penale. Se da una parte la disciplina sul diritto d’autore prevede sanzioni e reclusione fino a 4 anni in presenza di duplicazione e commercializzazione abusiva di tutti i prodotti soggetti al diritto d’autore. Dall’altra vi sono anche rischi per l’utente finale.

“Per gli utenti c’è sempre l’articolo 171 octies della stessa norma sul diritto d’autore. Gli utenti rispondono per il pacchetto che hanno acquistato e anche per loro è prevista la reclusione e la multa. Sostanzialmente, la multa può variare dai 2.500 euro ai 25.000 mila euro, ma, diversamente dall’articolo 171 bis e 171 ter, in questo caso la reclusione è da 6 mesi a 3 anni. L’aspetto fondamentale è che l’utente può essere di tipo diverso, quindi, la disciplina dice di graduare e di sanzionare sulla base della gravità del crimine commesso. Ad esempio, un abbonamento illegale utilizzato in una sala cinema ha un valore, se lo si acquista per l’uso in un bar ha un altro valore, se l’utilizzo è sostanzialmente casalingo tutti e tre incorrono nella sanzione, ma, sulla base della gravità ci sono delle sostanziali differenze che rientrano nell’interpretazione della norma da parte del giudice”, ha spiegato il Colonnello della GdF Giovanni Reccia a Key4biz.

E per identificare i 700mila fruitori della piattaforma pirata? Dovrebbe bastare tracciare i pagamenti elettronici e rilevare gli indirizzi IP.