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L’Antitrust critica le restrizioni sugli sconti dei libri

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha proposto l'abrogazione della controversa legge che ha imposto tetti agli sconti sui prezzi dei libri. A distanza di un anno dalla sua approvazione, gli italiani scoprono almeno due dettagli importanti. Il primo è che il precedente board dell'ACGM chiuse un occhio per favorire gli editori; il secondo è che non vi sono stati benefici per i consumatori.

L'articolo 2 della legge 27 luglio 2011, n. 128 prevede uno sconto massimo del 15% al prezzo fissato dall’editore o dall’importatore, e in determinati casi un 20%. Ovviamente questo vale sia per i libri cartacei che per gli e-book.

Sconti per tutti

Ebbene, secondo il Garante questa imposizione potrebbe "limitare la libertà di concorrenza dei rivenditori finali, senza produrre sostanziali benefici per i consumatori in termini di servizi offerti o di ampliamento del numero di libri immessi sul mercato".

Il rischio infatti è che i prezzi aumentino e le vendite di conseguenza calino. Eventualità che si è concretizzata con precisione svizzera. Infatti l'Associazione degli Editori (AIE) ha confermato che i primi mesi del 2012 sono andati peggio rispetto al medesimo periodo 2011: da 754,8 milioni di euro a 689,5 milioni di euro – pari a un calo dell’8,7 percento. Le copie vendute sono passare da 54,6 milioni a 50,6 milioni, praticamente -7,3 percento. Stranamente l'introduzione della legge ha reso più evidente la contrazione.

"L'esperienza di altri Paesi europei (quali Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Belgio, Finlandia, Svezia ed altri) non consente di concludere che l'assenza di una disciplina di contenimento degli sconti comprometta la sopravvivenza di editori minori e di piccole librerie", sottolinea il documento AGCM.

Insomma, a dir poco fantasiose le giustificazioni poste dall'editoria e dalla politica per giustificare la legge. Per il Garante questi tetti non sono necessari a "salvaguardare le finalità di tutela del pluralismo e dell’informazione, né tali da produrre benefici per i consumatori, risultando unicamente di ostacolo all'introduzione di servizi innovativi che il mercato dovrebbe essere lasciato libero di promuovere".

Ecco quindi l'auspicio dell'abrogazione, considerando anche il fatto che la norma è in conflitto con il decreto legge 13 agosto 2011 (articolo 3 comma 9, lett. h) riguardante le liberalizzazioni. Il Governo Monti non a caso pare che si stia muovendo per risolvere la questione.