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Lavorare online, precariato e paghe basse per il mondo IT

Il lavoro online soprattutto nel mondo IT ha molte forme, compresa quel del lavoro a cottimo sottopagato e privo di tutele. È quanto rileva il recente rapporto di ILO (International Labour Organization), che ha intervistato 3.500 persone in 75 paesi, occupate presso Amazon Mechanical Turk (AMT), Clickworkers, Crowdflower e altri simili.

Si tratta di piattaforme che offrono lavoro on-demand con l'obiettivo di fare da intermediario tra e lavoratore e committente. In questo modo l'azienda che deve completare molte attività semplici non deve più gestire direttamente una forza lavoro temporanea, ma può affidarsi a uno di questi fornitori.

Le attività offerte sono variegate e rientrano nella definizione di microtasks. Microattività che includono dalla stesura di codice informatico all'inserimento dati, dal controllo di informazioni su un sito alla moderazione di commenti online, fino alla pubblicazione di false recensioni. In generale vengono etichettata come azioni semplici e ripetitive, ma che richiedono comunque l'intelletto di un essere umano.  

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Un settore del mercato del lavoro ancora piccolo ma in forte crescita (+25% dal 2016 al 2017 secondo alcune stime). Richiama persone di ogni genere e, diversamente da quanto si potrebbe pensare, anche lavoratori dotati di diploma, laurea e in alcuni casi anche specializzazione post-laurea.

Secono ILO, però, anche un settore dove la qualità del lavoro è troppo bassa e dove le tutele sono pressoché inesistenti.

Tra i vari dati rilevati, spicca quello della paga oraria (circa 3 dollari), che non arriva quasi mai nemmeno al limite legale. ILO è partita dalla paga oraria ufficiale, e ha poi preso in considerazione il lavoro non pagato: la ricerca di nuove attività e nuovi committenti, lo svolgimento di attività rifiutate, il tempo speso per qualificarsi, la comunicazione tra lavoratore e committente, la stesura di recensioni per valutare il committente e così via. Tutte azioni che fanno parte del lavoro, ma che non figurano tra quelle pagate. Secondo la ricerca, per ogni ora di lavoro 20 minuti sono dedicati ad attività non riconosciute. Il risultato è una paga oraria media mondiale pari a tre dollari.

Questi lavoratori inoltre sono inquadrati come autonomi (freelance) e per questo sono quasi sempre privi di tutele anche minime. Quelli che svolgono questo come secondo lavoro possono contare sui servizi di welfare integrati nell'impiego principale, o in altri casi ci sono le tutele offerte dallo stato. In molti casi tuttavia non c'è nulla a cui appigliarsi.

Da rilevare anche i rischi per la salute, diversi a seconda del tipo di attività. Il rapporto ILO enfatizza in particolar modo quelli legati alla moderazione dei contenuti online, dove "una costante esposizione a contenuti violenti può produrre effetti psicologici a lungo termine sulle persone, che spesso portano a sintomi simili a quelli del disturbo da stress post-traumatico come insonnia, incubi, ansietà o allucinazioni. La serietà del problema non ha ricevuto attenzione adeguata da molte delle aziende del settore IT".

Secondo ILO questa non è una situazione inevitabile, un compromesso che bisogna accettare pur di far funzionare il sistema. Nelle conclusioni del documento, infatti, si legge chiaramente che "sarebbe possibile modificare i termini del microlavoro per migliorare le condizioni dei lavoratori". Un cambiamento che deve nascere da un'attenta mediazione delle varie necessità e che forse sarebbe difficile da realizzare. Senza dimenticare che sullo sfondo, non troppo distante, vediamo già un paesaggio ancora più desolante, nel quale questo tipo di attività è svolto completamente dalle macchine – e a quel punto sarà del tutto inutile interrogarsi sul benessere dei lavoratori umani.


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