e-Gov

L’Europa accetta le scuse di Apple ed editori, mercato libero

La Commissione Europea ha accettato la proposta di Apple e di alcuni editori mirata a chiudere l'indagine per antitrust di cui erano oggetto. Si sono impegnati a rinunciare al cosiddetto "modello d'agenzia", ma soprattutto a rispettare una maggiore libertà sui prezzi: in altre parole non sarà più obbligatorio vendere tramite Apple al minor prezzo possibile.

Più che una sconfitta per Apple si tratta di una grossa, enorme vittoria per Amazon. Il modello d'agenzia prevede che l'editore possa fissare il prezzo al pubblico, e il distributore (Apple tramite iBooks per esempio), riceva una percentuale – tipicamente del 30%.

Joaquin Almunia

Il modello tradizionale invece prevede che sia il distributore a stabilire il prezzo al pubblico, con totale libertà di applicare sconti o promozioni come meglio crede – dopo aver pagato all'editore grossomodo la metà del prezzo di copertina. Tale strategia, negli anni, ha regalato ad Amazon un successo senza precedenti nel mercato dei libri.

Quando Apple entrò nel mercato dei libri elettronici con iBooks introdusse però un altro vincolo, che proibiva di vendere altrove a un prezzo minore. I nuovi accordi spinsero gli editori a "ribellarsi" verso Amazon, alla ricerca di profitti maggiori; ma fecero anche sollevare più di un sopracciglio alle autorità antitrust europee.

Gli editori temevano (e temono) che Amazon usi la propria forza economica per vendere sottoprezzo e guadagnarsi una posizione di monopolio, per poi metterli alle corde. E per questo hanno trovato nel modello di agenzia una via di fuga che hanno abbracciato senza indugi.

Un timore più che sensato, ma per il Commissario Europeo Joaquin Almunia però a farne le spese sono stati i consumatori, che hanno dovuto pagare prezzi più alti. Un'idea che si è fatta strada anche negli Stati Uniti, dove i clienti Amazon hanno ricevuto un piccolo rimborso per compensare il cartello degli editori. Anche oltreoceano infatti questi si sono accordati con il Dipartimento di Giustizia per evitare una causa che probabilmente avrebbero perso.

"Ovviamente le strategie commerciali coordinate tra concorrenti – qui con l'aiuto di Apple – sono proibite dalle nostre regole sulla concorrenza" ha spiegato Almunia. "Qualsiasi fossero le preoccupazioni degli editori sui prezzi al dettaglio, affrontarle con la collusione non è una scelta accettabile", ha spiegato il commissario. A quanto pare, inoltre, Amazon e altri distributori erano sotto una spada di Damocle: se non si fossero adeguati al "modello Apple" rischiavano di vedersi interrotta la fornitura di ebook.

In concreto, Apple e gli editori rinunciano al modello di agenzia "obbligatorio" e all'accordo sui prezzi, e Amazon non avrà più ostacoli nell'applicare gli sconti che ritiene più opportuni. Si chiude così un'indagine avviata nel 2010, e ci si avvia verso un nuovo tipo di concorrenza nella vendita di beni digitali. O almeno si spera.

Ciò che conta è che dato un prodotto digitale, libro, film, musica o videogioco, al consumatore sia data davvero la possibilità di scegliere il miglior prezzo. In quest'ottica quello odierno è un passo in avanti importante, ma non definitivo; perché i prezzi sono ancora molto simili – per non dire identici – per quanto riguarda i prodotti "da scaricare".

Un altro problema che prima o poi andrà affrontato è la gestione degli ecosistemi e della loro interoperabilità: oggi potrebbe essere conveniente o preferibile scegliere Apple o Google, e domani un altro. Purtroppo però una volta che si è clienti di una di queste aziende "spostare" le proprietà digitali è semplicemente impossibile, e chi vuole cambiare è costretto a gestire tante librerie, tanti account, tante norme, tanti DRM. Come se non bastasse, a questo gioco vanno aggiunte anche le console, che sono sempre più una specie di negozio.

E meno male che con l'era digitale doveva diventare tutto più semplice.