Spazio e Scienze

Marte, Curiosity continuerà a lavorare anche se c’è l’acqua

Ieri è salito alla ribalta delle cronache l'Outer Space Treaty, un trattato internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite che impegna gli Stati firmatari a evitare contaminazioni dello Spazio e dei corpi celesti. Risale al 1967, ma è diventato attuale in seguito all'annuncio della presenza di acqua su Marte da parte della NASA. Il fatto è che il rover Curiosity non è sterilizzato in maniera totale, e qualcuno ha pensato che la sua missione potrebbe essere addirittura bloccata.

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Il professore Enrico Flamini dell'ASI nella recente intervista con Tom's Hardware aveva accennato alla Planetary Protection e al fatto che qualsiasi manufatto umano non possa arrivare nelle zone a più alta probabilità di vita, a meno che non sia assolutamente sterilizzato in maniera totale. Nell'occasione ci aveva detto che "Exomars e i rover americani attualmente su Marte hanno una sterilizzazione molto alta, nel senso che non portiamo batteri terrestri che possono attecchire su Marte, però non sono così altamente sterilizzati da poter entrare nella zona di Planetary Protection".

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La sua non era un'osservazione preoccupata, per questo davanti alle notizie di ieri ho avuto più di una perplessità. Per chiarire la questione e capire se davvero Curiosity rischia di doversi fermare ho intervistato il professore Luciano Anselmo del Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale dell'Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione "Alessandro Faedo" (ISTI/CNR).

Mi ha spiegato che "non c'è nessuna novità sostanziale. Fin da quando è stato concepito non era previsto che Curiosity svolgesse degli esperimenti per la rilevazione di forme di vita su Marte, è più una missione di esplorazione geologica. Per questo, così com'era successo con altre missioni spaziali marziane avvenute nel recente passato, non aveva subito prima del lancio quel processo estremamente problematico, costoso e difficile dal punto di vista tecnologico di decontaminazione da microogranismi terrestri".

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"Una parte di questi microorganismi sarà morta durante il viaggio per radiazioni e per l'esposizione all'ambiente spaziale. Però in base alle conoscenze che abbiamo non possiamo essere sicuri che dopo che è atterrato su Marte e che ci è rimasto per un periodo relativamente lungo una parte di questi microorganismi non sia ancora viva e vegeta.

Per com'è stata concepita la missione e per gli ambienti in cui Curiosity doveva andare, questo rischio è valutato molto basso. Si pensava – e credo si pensi tuttora – che il rover non dovrebbe venire in contatto con ambienti che potrebbero essere favorevoli alla sopravvivenza ed eventualmente alla proliferazione di microorganismi – anche se quest'ultima è molto discutibile perché per la proliferazione di microorganismi comunque è indispensabile la presenza in loco non solo di condizioni favorevoli, ma anche di sostanze nutritive. Questa era la situazione fino a pochi giorni fa.

La novità che ha rimesso in moto il recente flusso di notizie è la conferma di informazioni già note da alcuni anni, di formazioni individuate in certi crateri a latitudini medio basse, che indicano depositi salini lasciati probabilmente da piccoli flussi stagionali di acqua liquida.

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Da qui nasce la perplessità di pensare che se oggi esiste una condizione per l'acqua liquida, e Curiosity si avvicinasse a una di queste formazioni, potrebbe correre il rischio di contaminare l'ambiente marziano con microorganismi di origine terrestre. Nella più sfavorevole ipotesi questi organismi potrebbero sopravvivere, ibernarsi e rimanere lì, e in un futuro più o meno lontano, facendo esperimenti biologici come quelli che fece il Viking nel 1976 (per la ricerca della vita), crederemmo di scoprire la vita e invece sarebbe una falsa scoperta perché troveremmo batteri o forme di vita che in realtà sono terrestri.

La problematica è questa, ma sono a mio avviso tutti ragionamenti quasi per assurdo, supponendo che tutto vada storto e che tutto vada nel modo più improbabile possibile.

Anche se qualcuno nella comunità scientifica la pensa diversamente, l'ambiente superficiale di Marte è estremamente ostile alla vita: ci sono radiazioni ultraviolette e di altra natura molto intense, poi la chimica della superficie – come rilevato dai Viking nel '76 e confermato dalle successive missioni – è estremamente reattiva in senso negativo alla vita. Una forma di vita come la conosciamo noi sulla Terra verrebbe spazzata via. È un ambiente sterilizzante, antibatterico per le reazioni chimiche che avvengono in superficie. La probabilità che un veicolo terrestre contamini in maniera significativa una superficie marziana è molto remota."

Curiosity quindi non si avvicinerà a quelle aree in cui potrebbe esserci acqua liquida, come previsto dagli accordi internazionali, ma non ci sarà un blocco della missione.

"No. Anzi. Negli ultimi anni dei comitati scientifici indipendenti avevano espresso perplessità sul proseguo della missione per un discorso di rapporto costi/benefici. A seguito della conferma di acqua la sua missione potrebbe essere di supporto e a questo punto rifocalizzata, tanto da dargli maggior forza come missione. Potrebbe essere impiegato per cercare quegli ulteriori indizi e prove circostanziali a sostegno del fatto che su Marte attualmente possa esistere acqua liquida – anche se in misura limitata e per periodi limitati. La missione di Curiosity stava perdendo un po' di slancio, la recente scoperta potrebbe metterla in un contesto che ne giustifica con maggior forza l'effettuazione."

Anselmo ci ricorda poi che per tutte le missioni sulla superficie di Marte già in programma da qui ai prossimi anni non sono previste decontaminazioni pre-lancio efficaci come quelle cui furono sottoposte le due sonde Viking negli anni ’70: se Curiosity venisse bloccato, applicando lo stesso criterio verrebbe bloccato il programma di esplorazione marziana per i prossimi anni.