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Non è fantascienza, siamo noi ad essere limitati

Pagina 3: Non è fantascienza, siamo noi ad essere limitati
Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale è forse la ricerca più importante della nostra epoca, e avrà con ogni probabilità effetti mai visti prima sul genere umano.

Questa non è fantascienza. È ciò che molti scienziati più svegli e preparati di me o voi credono fermamente – e se si guarda alla storia, è ciò che dovremmo prevedere a rigor di logica.

Logico, ma se mi dico o vi dicessi "il mondo sarà del tutto irriconoscibile fra 35 anni" molti, quasi penserebbe "bello … ma nahhh". E ci sono ragioni per cui siamo scettici riguardo a una tale previsione del futuro:

1)      Quando si tratta di storia, pensiamo per linee rette. Quando immaginiamo il progresso dei prossimi 30 anni, guardiamo al progresso dei trent'anni precedenti come indicazione di quante cose probabilmente succederanno. Quando pensiamo a quanto il mondo cambierà nel corso del XXI secolo, prendiamo semplicemente il progresso del XX secolo e lo sommiamo all'anno 2000. È lo stesso errore che ha fatto il nostro amico del 1750 quando è andato a prendere qualcuno nel 1500, aspettandosi che avrebbe subito lo stesso shock per cui era passato lui. È più intuitivo per noi pensare linearmente, quando in verità dovremmo farlo esponenzialmente. Se qualcuno volesse farlo in un modo più intelligente, allora potrebbe prevedere gli avanzamenti dei prossimi 30 anni non guardando ai trenta precedenti, ma piuttosto prendendo l'attuale velocità di avanzamento e basando su quella il proprio giudizio. Sarebbe più accurato, ma ancora non abbastanza. Per pensare al futuro in mod corretto dovete immaginare che le cose cambino molto più velocemente di quanto succede ora.

Projections

2)      La traiettoria della storia molto recente spesso ci racconta le cose in modo distorto. Primo, anche una curva esponenziale molto ripida sembra lineare se ne guardiamo solo un frammento, nello stesso modo in cui se guardiamo un piccolo frammento di un circolo enorme potrebbe sembrarci una linea retta. Secondo, una crescita esponenziale non è completamente uniforme. Kurzweill spiega che il progresso avviene secondo "curve a esse":

S Curves2

Si viene a creare una S quando compare un nuovo paradigma. La curva ha tre fasi:

  1. Crescita lenta (la prima fase della crescita esponenziale)
  2. Crescita rapida (l'ultima ed esplosiva fase della crescita esponenziale)
  3. Livellamento, mano a mano che lo specifico paradigma matura. (Kurzweil, La Singolarità è vicina).

Se prendiamo in considerazione solo la storia molto recente, la parte della curva a esse su cui ci si trova può impedirci di comprendere la velocità con cui le cose stanno avanzando. Nel tempo intercorso tra il 1995 e il 2007 c'è stata l'esplosione di Internet, l'entrata nella consapevolezza collettiva da parte di Microsoft, Google e Facebook, la nascita del social networking, l'introduzione dei telefoni cellulari e poi degli smartphone. Questa era la fase 2, quella con crescita accelerata. Ma tra il 2008 e il 2015 abbiamo visto meno cambiamenti rivoluzionari, almeno sul fronte tecnologico. Qualcuno che pensi al futuro oggi potrebbe guardare agli ultimi anni per misurare la velocità attuale del progresso, perdendosi così il quadro generale. Infatti una nuova crescita di Fase 2 si potrebbe stare sviluppando proprio ora.

La nostra stessa esperienza ci rende testardi riguardo al futuro. Basiamo le nostre idee riguardo al mondo sulla nostra esperienza personale, e tale esperienza ha trasformato il recente ritmo di crescita, nella nostra mente, nel "modo in cui succedono le cose". Siamo limitati anche dalla nostra immaginazione, che prende la nostra esperienza e la usa per creare previsioni sul futuro – ma spesso ciò che sappiamo semplicemente non ci dà gli strumenti necessari per pensare con precisione al futuro[1].

Quando sentiamo una previsione sul futuro che contraddice la nostra nozione sul funzionamento delle cose, basata sulla nostra esperienza, il nostro istinto ci dice che tale previsione è ingenua. Se vi dicessi, come farò più avanti che vivrete 150 o 250 anni, o potreste anche diventare immortali, la vostra risposta istintiva sarà "che stupidaggine, se c'è una cosa che la storia ci ha insegnato è che tutti muoiono". E sì, nessuno in passato ha evitato la morte. Ma nessuno aveva mai fatto volare un aeroplano prima che fossero inventati gli aerei.

Quindi, anche se vi sta nascendo spontanea una sarcastica negazione di questo articolo, è probabilmente la risposta sbagliata. Il fatto è che, se vogliamo essere logici e ci aspettiamo che gli schemi della storia continuino, dovremmo concludere che nei prossimi decenne cambierà molto, molto, molto di più di quanto ci possiamo aspettare per intuito.

La logica ci suggerisce anche che se la specie più avanzata sul pianeta continua a fare salti in avanti sempre più grandi e sempre più spesso, a un certo punto ne farà uno tanto grande da alterare completamente la vita come la conosce e la percezione che ha di ciò che significa essere un umano. Qualcosa di simile a come l'evoluzione ha fatto grandi salti verso l'intelligenza fino a quando ne ha finalmente fatto uno tanto grande che l'essere umano ha cambiato la vita sulla Terra per tutte le creature che vi abitano. Se vi prendete un po' di tempo per leggere e documentarvi su cosa accade oggi nel mondo della scienza e della tecnologia, comincerete a vedere molti segnali che indicano discretamente come la vita, così come la intendiamo oggi, non può superare il prossimo grande balzo.

La singolarità è vicina Copertina flessibile La singolarità è vicina Copertina flessibile
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[1] Kurzweil nota come il suo telefono sia grande un milionesimo e costi un milione di volte meno, e sia migliaia di volte più potente del computer che aveva al MIT 40 anni fa. Difficile cercare di immaginare dove ci porterebbe un avanzamento simile nel mondo del calcolo elettronico, senza considerarne uno molto più estremo, visto che il progresso cresce in modo esponenziale.