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Ora legale o ora solare? Libertà di scelta per l’Italia e gli altri paesi UE

Il Parlamento UE ieri ha votato per porre fine al cambio stagionale dell’ora a partire dal 2021, ma manca ancora il negoziato con i ministri UE per il testo finale.

Il Parlamento UE ieri ha approvato la proposta della Commissione UE che consentirà agli stati membri di abolire il cambio stagionale dell’ora a partire dal 2021. Le attuali norme non consentono agli stati membri di procedere in autonomia.

Il testo rappresenta la posizione del Parlamento nei futuri negoziati con i ministri UE per la formulazione definitiva della normativa. Dopodiché è bene chiarire che non scatterà nessun obbligo: i paesi potranno decidere se scegliere l’ora legale (a partire da marzo 2021) o quella solare (a partire da ottobre 2021), in coordinamento con la Commissione.

“Nella risoluzione si afferma che la Commissione può presentare una proposta legislativa per rinviare la data di applicazione della direttiva fino al un massimo di 12 mesi se ritiene che le disposizioni previste possano pregiudicare in modo significativo e permanente il corretto funzionamento del mercato interno”, si legge nella nota ufficiale.

L’iniziativa parte da lontano e si deve soprattutto alle condizioni ambientali di ogni paese in relazione alla latitudine. Nel Sud Europa l’ora legale consente di “allungare” le giornate, mentre nel Nord Europa non vi sono benefici e si ottiene solo una riduzione delle ore di sonno. Gli elementi che riguardano il quotidiano dei cittadini sono probabilmente marginali, ma sotto il profilo industriale, energetico e logistico la questione è più complessa.

Per capire però bisogna fare un passo indietro. L’idea di stabilire un’ora legale rispetto a quella solare risale al 1784 quando Benjamin Franklin propose “Un progetto economico per diminuire il costo della luce”. Ai tempi non se ne fece nulla, ma dal 1916 fu adottata sia in Inghilterra che in altri paesi europei, fra cui l’Italia (a fasi alterne fino al 1966). Permettere un margine di manovra regolamentato per approfittare di più delle ore di luce consentiva in effetti di ridurre i consumi energetici.

Non caso, venendo ai giorni nostri, Terna tempo fa ha calcolato che grazie all’ora legale che è stata in vigore dal 26 marzo al 27 ottobre 2017 l’Italia ha risparmiato 567 milioni di chilowattora, che corrispondono a minori emissioni di Co2 in atmosfera per 320mila tonnellate. Comprensibili gli effetti a catena su altri settori come appunto quelli dei trasporti e dell’industria.

La Commissione UE nel 2018 ha indetto un sondaggio online fra i cittadini e su 4,6 milioni di risposte l’84% si è detto favorevole al cambiamento. Da sottolineare che la partecipazione italiana è stata bassissima: lo 0,04% della popolazione, contro il 3,79% ad esempio della Germania.