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Referendum stipendi d’oro: vince il no, vince Marchionne

Sergio Marchionne avrà votato domenica al referendum svizzero sul taglio degli stipendi d'oro per i top manager? Poco importa, tanto i suoi vicini di casa nel Cantone di Zugo hanno fatto il loro dovere. Con il 77% di "no" hanno contribuito ad affossare la proposta della Gioventù Sociale Svizzera (JUSO) che chiedeva di ridurre lo stipendio mensile dei dirigenti a un rapporto di 12:1 rispetto a quello di un anno del dipendente di livello inferiore. Una proposta ardita che forse strizzava l'occhio al passato, magari alla visione di Adriano Olivetti, che per primo iniziò a parlare di retribuzioni eque.

Tutta la Svizzera ha risposto picche con una media del 65%; scontato che a Zugo andasse peggio. Forse è il 26° Cantone per dimensione, ma fra i primi per reddito pro-capite. Il motivo si deve al prelievo fiscale: 15% sull'utile delle società ordinarie e 8,8% per holding o società che non hanno attività in Svizzera (se non secondarie). E sugli individui l'imposizione fiscale è del 23%.

C'è mancato poco

La rivoluzione attesa non c'è stata, ma l'opera di sensibilizzazione sull'argomento forse è servita. In Italia il dibattitto al riguardo non è mai stato all'ordine del giorno. Eppure il divario fra gli stipendi più alti e quelli più bassi all'interno di un'azienda non è cosa da poco.

In alcuni settori, come ad esempio quello finanziario, ha prodotto effetti collaterali dannosi per l'intera economia. Basta pensare ai bonus milionari sui risultati che hanno fatto perdere la testa a diversi top manager bancari. Pur di mettersi in tasca cifre spropositate hanno costretto solide istituzioni della finanza a percorrere vie impervie e puntare grossolanamente sui derivati.

Ad ogni modo il progetto "12:1" è naufragato soprattutto a causa della posizione negativa degli imprenditori svizzeri. A loro parere il paese si sarebbe indebolito: i talenti internazionali avrebbero preferito lidi meglio remunerati. In verità anche il Governo e il parlamento federale avevano messo le mani avanti, sottolineando il rischio di un effetto domino negativo sul sistema pensionistico e le entrate fiscali.  

L'unica consolazione (per gli svizzeri, ma non per noi) è che almeno dal 2014 entrerà in vigore la legge Minder. I bonus e i premi per i manager delle società quotate in Borsa non potranno superare le soglie massime stabilite dall'assemblea degli azionisti.