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Sicurezza

Riconoscimento facciale, azionisti Amazon favorevoli alla vendita della tecnologia ai governi

Gli azionisti Amazon ‎hanno respinto due proposte che chiedevano all'azienda di non vendere la sua tecnologia di riconoscimento facciale ad agenzie governative.

In seguito ai fatti noti riguardanti l’utilizzo della tecnologia di riconoscimento facciale Rekognition di Amazon, l’ACLU (American Civil Liberties Union), un’organizzazione per i diritti civili statunitense, aveva avanzato due proposte che sostanzialmente prevedevano il divieto di cessione ad agenzie governative. Richieste respinte nelle scorse ore dagli azionisti del colosso di Seattle.

Nello specifico, la prima proposta chiedeva ad Amazon di limitare la vendita di Rekognition esclusivamente alle forze di Polizia e alle agenzie federali, come ad esempio l’FBI, mentre la seconda pretendeva una revisione indipendente dell’uso di tale tecnologia, da parte di organizzazioni per i diritti civili.

Al netto delle preoccupazioni condivise da molti dipendenti Amazon, l’esito del voto era comunque abbastanza scontato. Dopo il suo divorzio infatti Jeff Bezos detiene il 12% delle azioni della società, oltre che i diritti sul voto della quota rimanente della sua ex moglie‎. Inoltre i primi quattro azionisti istituzionali, The Vanguard Group, Blackrock, FMR e State Street, collettivamente detengono la stessa quantità di voti di Bezos.

Per l’ACLU cedere la tecnologia di riconoscimento facciale alle agenzie governative “altera il fondamentale equilibrio di potere tra governo e cittadini, fornendo al primo il potere, senza precedenti, di tracciare, controllare e minacciare le persone”. Secondo l’organizzazione per i diritti civili infatti la storia di altre tecnologie di sorveglianza dimostrerebbe che esse sono usate in modo eccessivo per controllare quasi esclusivamente immigrati, minoranze religiose, persone di colore, attivisti e in generale ogni tipo di comunità vulnerabile.

Tuttavia l’esito del voto non è stato visto in modo del tutto negativo. “‎Il fatto che ci sia stato bisogno di un voto su questo è motivo di imbarazzo per la leadership di Amazon, perché dimostra che una parte degli azionisti non ha fiducia nella capacità dei dirigenti aziendali di comprendere correttamente e affrontare l’impatto che la facilitazione della sorveglianza pervasiva può avere sui diritti umani e civili”.

Amazon non ha reso note le percentuali di voto ma è effettivamente chiaro che c’è una spaccatura tra gli stessi azionisti. Così, mentre un portavoce dell’azienda dichiarava prima della votazione che “la nostra compagnia opera in ossequio al nostro codice di condotta, che regola il modo in cui conduciamo il nostro business e vendiamo i nostri prodotti”, l’ACLU ha detto a investitori e azionisti di ricordare di essere gli unici ad “avere il potere di proteggere Amazon dalla sua stessa fallace capacità di giudizio”. La sensazione è che lo scontro sia solo all’inizio.