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Spazio e Scienze

Riscaldamento globale, nuovo record a giugno 2016

Nuova conferma per la tendenza all'aumento delle temperature globali, per quanto il NOAA riporti per giugno 2016 una crescita molto piccola. Una notizia che cerca di tenere alta l'attenzione su un fenomeno che potenzialmente può avere un grande impatto.

Lo scorso mese di giugno è stato il più caldo degli ultimi 137 anni, ed è stato il 14esimo mese di seguito in cui sono stati battuti i record di temperatura. L'aumento rispetto all'anno scorso è ridottissimo, pur confermando la tendenza alla crescita generalizzata delle temperature. A darcene notizia è il NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration, ente statunitense che si occupa di monitoraggio ambientale da quasi un secolo e mezzo.

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Anomalie climatiche giugno 2016 – Clicca per ingrandire

Il dato naturalmente rinnova l'attenzione sul fenomeno del cambiamento climatico, descritto anche come Riscaldamento Globale (Global Warming). Un innalzamento delle temperature medie sulla Terra che si osserva ormai da molto tempo e che non manca mai di sollevare un acceso dibattito.

La comunità scientifica è unanimemente concorde sul fatto che in buona parte il riscaldamento globale è dovuto alle attività umane, e che noi potremmo fare qualcosa per attenuarlo o addirittura invertirlo.  Diversi politici in tutto il mondo tuttavia rifiutano tale affermazione – a volte per ignoranza, a volte per calcolo elettorale.

Oltre al NOAA, altre fonti hanno più volte certificato che il riscaldamento globale esiste, e tra di esse non mancano voci autorevoli come la NASA – che difficilmente si può accusare di voler sostenere una campagna di disinformazione per difendere misteriosi secondi fini.

Degli effetti concreti si è parlato più volte. Tanto per cominciare è un fenomeno che si autoalimenta: più aumentano le temperature e più aumentano i gas serra, il disgelo del permafrost per esempio può liberare grandi quantità di metano.

Lo scioglimento dei ghiacci artici significa un innalzamento del livello del mare, quindi una minaccia diretta per le zone costiere di tutto il mondo. Nel 2015 il NOAA stimava che dal 1980 si è sciolta una quantità di ghiaccio artico pari a 10 volte il Regno Unito (Gran Bretagna più Irlanda del Nord).

L'aumento delle temperature ha un impatto sulla vita marina, in particolare con una riduzione della biodiversità. Una situazione simile sulla terraferma, dove le zone abitabili e coltivabili si riducono in favore di quelle desertificate o in via di desertificazione.

Per quanto sia difficile, quasi impossibile, prevedere con precisione quali siano gli effetti del Riscaldamento Globale, nessuno dubita che si tratterà di effetti negativi per la maggior parte della popolazione mondiale. In particolare per le zone equatoriali e il sud del mondo – e questo potrebbe innescare movimenti migratori ancora più intensi di quelli attuali.

L'unica soluzione che abbiamo a disposizione per ora è impegnarci per ridurre le emissioni di gas serra, ma le iniziative messe in atto fino a oggi sono timide per non dire irrilevanti. Il problema è che si tratta di politiche costose e impopolari: in alcuni paesi, come gli USA, la politica non vuole proporre ai cittadini uno stile di vita a minore impatto ambientale. In altri, come la Cina, si teme che politiche ambientali troppo rigide possano mettere a rischio la crescita economica. E tra i due estremi c'è un grande ventaglio di varianti: ognuno, per una ragione o per l'altra, temporeggia sulle politiche ambientali. Ci sono "sacche ad alto livello di ecocompatibilità" qui è là nel mondo, generalmente iniziative private dei cittadini, ma in generale l'impressione è che non si stia facendo abbastanza.

Il risultato è che si continua a discutere dell'argomento, mentre le iniziative concrete sono poche e dall'impatto ridotto. Intanto le temperature continuano a salire, come ci ricorda il report del NOAA su giugno 2016.