Spazio e Scienze

Satellite colpito da detriti, guardate che danno!

Da tempo è noto che i detriti spaziali costituiscono un pericolo per tutto ciò che vola nell'orbita terrestre, dai satelliti alla Stazione Spaziale Internazionale, che più volte ha dovuto effettuare manovre di emergenza per evitare collisioni. Abbiamo parlato a più riprese di questo problema, e in un'occasione vi abbiamo anche mostrato un test che dimostrava i potenziali danni che possono essere provocati da un piccolo detrito alla deriva.

Quest'ultima però era una semplice prova condotta qui a Terra, oggi vi parliamo di un caso vero. Di un satellite che è stato centrato da un detrito spaziale talmente piccolo da non poter essere "avvistato".

È successo il 23 agosto 2016 al satellite Sentinel 1A – uno dei due satelliti dell'Agenzia Spaziale Europea coinvolti nel programma Copernicus, quando lo sfortunato protagonista di questa vicenda ha misteriosamente deviato dalla sua traiettoria e ha drasticamente e improvvisamente ridotto la sua produzione di energia elettrica. L'ESA si è presa il tempo necessario per indagare, e alla fine ha individuato grazie a una camera di bordo il foro in un pannello solare che vedete nelle immagini di questa pagina. Segno incontrovertibile di un impatto.

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L'indagine ha appurato che il colpevole è stato un detrito troppo piccolo per essere rilevato dalla rete di monitoraggio, che ha centrato il lato posteriore di un pannello solare del Sentinel 1A a una velocità relativa di 11 km/s, con un'angolatura di 45 gradi rispetto alla direzione di volo.

Quello che ha provocato è una deformazione di circa 40 cm di diametro con un foro al centro. Secondo Benjamin Bastida Virgili e Holger Krag, a capo dell'Ufficio di Detriti Spaziali dell'ESA, il detrito che si è scontrato con Sentinel 1A era artificiale, "probabilmente un frammento di un'esplosione o di una collisione", con una massa stimata di 0,2 grammi e dimensioni di circa un centimetro.

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Dire che Sentinel 1A era già riuscito a scamparla pochi giorni dopo il suo lancio ad aprile 2014, quando aveva deviato la traiettoria per evitare una collisione con l'Active Cavity Radiometer Irradiance Monitor Satellite (un satellite della NASA fuori controllo).

All'ultimo giro però è andata male, e l'impatto ha prodotto danni significativi al pannello solare colpito, e una conseguente perdita permanente di produzione di energia elettrica. Per fortuna il rischio era calcolato e l'energia prodotta dal pannello solare in origine era comunque di gran lunga superiore alle esigenze operative.

Perché nel 2014 la collisione è stata evitata e nel 2016 no? Perché nello Spazio attorno alla Terra ci sono più di 20.000 frammenti di svariate dimensioni; quelli più grandi di 10 cm circa possono essere identificati ed evitati, ma i più piccoli sono praticamente impossibili da vedere dalla Terra. La buona notizia è che fra la fine del 2018 e l'inizio del 2019 i radar per il rilevamento dei detriti dovrebbero essere rinnovati e quindi saranno in grado di individuare "pezzi" tra i 5 e i 10 centimetri (secondo alcuni esperti si potrebbe arrivare anche a vedere detriti di soli 2-3 centimetri). Un provvedimento necessario, dato che secondo le stime il numero di detriti alla deriva in orbita arriverà a più di 100.000 entro la fine del decennio.


Tom's Consiglia

20.000 frammenti alla deriva nello Spazio: quanti manufatti umani abbiamo lanciato per produrre così tanta spazzatura? Se ve lo state chiedendo leggete il libro Dallo Sputnik allo Shuttle che vi spiega la storia dell'esplorazione spaziale e che abbiamo recensito su Tom's Hardware.