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“Sciopero social” per un Web più libero: la proposta del co-fondatore di Wikipedia

Larry Sanger, co-fondatore di Wikipedia e noto attivista, ha lanciato un'iniziativa particolare: "uno sciopero social" di due giorni il 4 e 5 luglio. Lo scopo è quello di arrivare a social media "decentralizzati" e non in mano a pochi colossi, riappropriandosi anche dei propri dati.

Il prossimo 4 e 5 luglio, chi ha a cuore un Web più libero e indipendente dai colossi dell’Hi Tech, è chiamato all’azione. Come? Semplicemente non utilizzando i social per almeno uno dei due giorni, e postando solo per condividere post di adesione all’iniziativa. È l’idea di Larry Sanger, co-fondatore di Wikipedia e attivista, che ha pensato a quest’azione come modo per sensibilizzare gli utenti ai temi a lui cari.

Sanger infatti individua un doppio problema: la concentrazione di social media nelle mani di poche, gigantesche aziende private, che hanno dunque il profitto come unico scopo, e il possesso da parte degli stessi dei dati sensibili degli utenti. Sanger ha spiegato nella sua “Dichiarazione di Indipendenza Digitale” la sua visione di come dovrebbe essere invece Internet per essere davvero libera. Due i pilastri principali: decentralizzazione e controllo dei propri dati nelle mani degli utenti.

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La prima idea prevede anzitutto la partecipazione sulla scena di una pluralità di soggetti eterogenei e indipendenti, tra organizzazioni, società, singoli individui, siti e app, che vadano a sostituire l’attuale oligopolio da parte di due o tre colossi. In questo modo, secondo l’attivista, si eliminerebbero i “giardini fortificati” di Apple, Microsoft e Google. Ovviamente i soggetti che partecipano dovrebbero inoltre condividere protocolli di trasmissione e visualizzazione e adottare standard aperti e comuni, unica garanzia contro l’accentramento, che l’uso di standard chiusi ovviamente favorisce.

Sanger sostiene poi anche che non dovrebbe esserci alcun database centralizzato per i contenuti condivisi. Questi ultimi ‎ dovrebbero essere o duplicati in modo ridondante, così da essere presenti ovunque, ad esempio come accade in sistemi blockchain e Usenet, oppure assemblati al volo da un numero arbitrariamente grande di fonti a cui gli utenti sottoscrivono, come accade nel sistema RSS. Questa posizione fa ovviamente da corollario al secondo pilastro della Dichiarazione, che prevede il ritorno dei dati nelle mani degli utenti. Solo così, secondo Sanger, i social funzionerebbero come i normali siti Web, blog o servizi di posta elettronica, fornendo cioè servizi neutri.

Ma perché un Web decentralizzato e libero è così importante per Sanger? Si potrebbe rispondere affermando che la rispondenza tra decentralizzazione e libertà esprime un tratto culturale tipicamente statunitense, che affonda le sue radici nella storia stessa del Paese, in cui qualsiasi organizzazione comunitaria è vista di fatto come un tentativo di limitare l’autonomia dell’individuo. Non a caso lo stesso Sanger, rispondendo alla domanda scrive che: “‎Un motivo strettamente connesso ma distinto risiede nel valore più fondamentale di indipendenza o autonomia. La centralizzazione dei social media significa dipendenza dai loro proprietari”.

Lasciando da parte tratti culturali peculiari comunque il punto di vista non è del tutto peregrino e trova accoglienza, in varia misura e in varie declinazioni, anche nel pensiero di altri‎ veterani del Web, come ad esempio Sir Tim Berners-Lee. Anzitutto, se i social media sono centralizzati, significa che c’è una concentrazione di due poteri fondamentali come il pubblicare o viceversa il censurare, nelle mani di pochi, e nessuno potrà garantire così che tale potere sia utilizzato in modo responsabile. Paradossalmente in un certo senso è quanto sostiene anche Mark Zuckerberg quando invoca regole statali e condivise. Non si può chiedere a un soggetto privato, che opera per il profitto, di decidere cosa sia giusto o sbagliato dire o non dire. Infine c’è anche una preoccupazione legata alla sicurezza: se i dati di milioni o addirittura miliardi di utenti sono tutti detenuti da pochi soggetti e qualcuno di essi subisce un attacco hacker, tutti i dati personali e sensibili sono esposti, come ci insegna anche la storia recente.