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Paradosso Facebook, Zuckerberg intrappolato tra privacy e profitti

Mentre Mark Zuckerberg parla di futuro focalizzato sulla privacy, i suoi avvocati rigettano una class action sostenendo che non si può chiedere la protezione di una cosa che non c'è: la privacy. Facebook è bloccata in questo paradosso e non sa come uscirne.

Mark Zuckerberg e Facebook si trovano intrappolati in uno strano paradosso, quello della privacy. Dopo gli scandali dello scorso anno, più volte il CEO ha promesso un futuro basato sulla privacy e invocato l’intervento statale per predisporre leggi e controlli più efficaci e validi per tutti. Al tempo stesso però il CEO del social sa che la privacy non produce profitti e che non può davvero perseguirla come tutti gli stanno chiedendo.

Non è un caso infatti se, come difesa da una class action riguardante il cosiddetto scandalo Cambridge Analytica, gli avvocati di Facebook hanno affermato che “non c’è alcuna privacy” sul social network e che nel momento in cui accetti di condividere con terzi le tue informazioni poi non puoi più lamentarti di nulla. Insomma, tutti tirano Zuckerberg per la giacca riguardo alla privacy e lui si trova nel mezzo, tra interessi contrapposti e forse inconciliabili.

A distanza di appena un giorno dall’affermazione fatta da Zuckerberg agli azionisti, secondo cui “uno dei grandi temi su cui dovremo impegnarci nei prossimi 5-10 anni è quello di costruire la nostra vision di una piattaforma focalizzata sulla privacy”, succede quindi di ascoltare l’avvocato Orin Snyder affermare dinanzi al giudice Vince Chhabria che le aspettative di privacy degli utenti non sono ragionevoli. “Non c’è alcuna invasione della privacy perché non c’è alcuna privacy da invadere”.

Così, nelle stesse ore, mentre rispondeva negativamente a chi in un meeting gli ha chiesto se sia intenzionato a fare un passo indietro e a rimettere il proprio potere nel CdA e ad accettare lo “spezzatino”, annunciava anche che Facebook stia lavorando a una serie di dispositivi a controllo vocale. Quanto a lungo governi, attivisti e utenti stessi, consentiranno a Facebook di tenere il piede in due scarpe, invocando regolamentazioni più ferree mentre è alla ricerca di nuovi espedienti per raccogliere dati? Non lo sappiamo, ma quel che è certo è che nel paradosso ci si è rinchiusa da sola e ora uscirne bene mantenendo al tempo stesso alti i profitti sarà difficilissimo.