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Crisi dei chip, le auto vedono la luce in fondo al tunnel

La crisi dei semiconduttori che ha colpito l’intera industria tecnologica portando gravi conseguenze all’intero settore potrebbe avvicinarsi alla fine almeno per il mondo dell’auto. Lo prevedono gli analisti del fondo di investimento ING Greater China, sostenendo che è già stata intensificata la produzione sul territorio cinese da parte dei marchi tecnologici più noti. Ciò dovrebbe portare a un deciso aumento delle forniture da fine estate e per i mesi restanti del 2021, ma per la normalizzazione del mercato ci sarà ancora da attendere.

Di fatto, il solco tra domanda e offerta è ancora enorme e si deve colmare il vuoto creatosi durante il periodo di massima incidenza del Coronavirus. Durante la fase di lockdown, con lo spostamento di molte aziende dagli uffici alle abitazioni, c’è stato un incremento inatteso nella richiesta di computer e relativa componentistica. Una volta esaurite le scorte, che non erano predisposte per un’emergenza simile, i produttori si sono trovati a non poter sostenere l’incremento nel numero di ordinazioni (restando regolarmente indietro nelle forniture).

Non bastasse tutto questo, in aggiunta alla scarsità generale di chip nel settore auto è cresciuta la domanda di componentistica per via di alcuni nuovi fattori. Tra questi, i computer presenti sulle nuove auto (dai tablet alle centraline extra) che aumenta il numero di componenti tecnologici richiesti per assemblare ogni nuova vettura. Da qui i tagli alla produzione annunciati da molte case in tempi recenti che sono destinati a proseguire almeno fino al prossimo anno. Intanto, si stanno cercando tutte le soluzioni possibili compreso riciclare le parti usate ma ciò non è sempre possibile a causa delle loro condizioni e delle spese aggiuntive legate all’intero processo.

Ci sarebbe anche da discutere sul fatto che la maggior parte dei produttori di chip è concentrata in un solo paese (o al massimo due) ovvero il duo Taiwan/Cina. Ma qui bisognerebbe allargare il discorso al perché si produce quasi tutto in oriente senza predisporre scorte adeguate per le emergenze. Una discussione comunque inutile perché, non essendoci alternative, produttori e clienti possono solo armarsi di pazienza.

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