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Guida autonoma, sta per partire il test definitivo?

Waymo, società nata in seno a Google e oggi controllata da Alphabet e in stretta collaborazione con Fiat Chrysler Automobiles (FCA) sta per avviare un vero servizio commerciale di taxi senza autista. Non un esperimento, non un prototipo in attesa di approvazione, ma taxi a guida autonoma che dovrebbero prendere servizio a Phoenix (Arizona, USA) nel corso dei prossimi tre mesi.

Potrebbe trattarsi della Pacifica Waymo, veicolo sviluppato appunto in collaborazione con FCA e promossa di recente proprio dal presidente John Elkann. Non è tanto l'auto usata tuttavia ad attirare l'attenzione, ma la tempistica: fino a ora infatti si sono visti esperimenti più o meno riusciti, ma si riteneva che l'auto senza guidatore fosse ancora troppo acerba.

Waymo invece sembra pronta a mettere su strada questi taxi ma c'è un cavillo. Può farlo perché in Arizona, come nota Timothy Lee su Ars Technica, la legge permette di farlo senza aver ottenuto prima un'approvazione formale da parte delle autorità.

In altre parole, le autorità di Phoenix rinunciano al ruolo di controllore, nonché a un'operazione particolarmente difficile, quella di verificare se un'auto a guida autonoma soddisfa davvero tutti i requisiti necessari. Ci si limita ad assicurarsi, spiega Ed Felten dell'Università di Princeton, che "la regolamentazione non finisca per rendere più difficile l'introduzione di veicoli autonomi".

Una strategia che sarebbe impossibile applicare in Europa, dove questo tipo di veicolo dovrebbe ottenere le certificazioni prima di andare su strada. E anche negli Stati Uniti le opinioni sono discordanti. "Credo sia da incoscienti il fatto che nessuno stia affermando la necessità di fare test prima di metterli su strada", commenta per esempio Mary Cummings dell'Università Duke.

Non è certo una questione facile da dirimere: da una parte è convinzione comune che a lungo termine la guida autonoma ridurrà gli incidenti e salverà delle vite, rendendo di fatto meno costosa (socialmente ed economicamente) la mobilità. Dall'altra c'è il fatto che se l'azienda costruttrice è responsabile, potrebbe essere un incentivo sufficiente a fare le cose per bene. E infine, nessuno ha le idee chiare su come andrebbero scritte le regole.

Waymo non ha dovuto sottostare a esami o screening da parte delle autorità locali o nazionali, semplicemente perché la legge non le impone nulla. Ecco allora che l'Arizona diventa un laboratorio senza precedenti (se il progetto andrà avanti), dove alcuni cittadini potranno salire su taxi privi di conducente e usare il servizio.

Rischioso? Forse sì, ma in cambio si ottiene una velocità di sviluppo che altrimenti sarebbe impensabile. Per questa e altre tecnologie, infatti, solo anni di "vero" utilizzo possono far emergere le inevitabili criticità, e offrire così l'opportunità di risolverle.

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Va detto che Waymo è forse l'azienda che ha maggiore esperienza in questo campo, contando anche gli anni in cui era un semplice progetto sperimentale interno a Google. Waymo ha svolto e svolge test di ogni tipo e forse l'unico che ancora non ha potuto svolgere è proprio quello su strade vere, con traffico vero e con veri passeggeri a bordo. Allo stesso tempo, le informazioni pubblicate dall'azienda sono state ritenute non abbastanza trasparenti da alcuni osservatori. Si sa poco per esempio dei test fatti su strada, a parte forse un reportage di The Intercept che, tra le altre cose, racconta come i residenti fossero frustrati dalla presenza di queste auto – spesso causa di rallentamenti e fermate improvvise.  

Insomma, il test in Arizona, ammesso che si farà davvero, potrebbe essere quello definitivo. Quello che ci dirà una volta per tutte se questo tipo di veicoli è pronto per una diffusione di massa. Personalmente sono ottimista e credo che andrà bene e che entro una decina d'anni al massimo arriveranno anche sulle nostre strade. E voi?