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Verso un futuro di merda, benzina dagli scarichi fognari

Anche gli escrementi potrebbero aiutarci a costruire il futuro energetico del mondo, almeno a breve termine. Lo suggerisce una scoperta del PNNL (Pacific Northwest National Laboratory), una struttura di ricerca che fa capo al Ministero dell'Energia statunitense. Qui è stato sviluppato un metodo per trasformare le acque reflue in petrolio.

Più precisamente si tratta di usare il processo noto come pirolisi per creare una sostanza nota come biocrudo. Bisogna mettere i liquami dentro a un tubo e sottoporli a un intenso calore e a una grandissima pressione. Si attiva così una separazione degli elementi, e un liquido abbastanza simile al petrolio da essere raffinato e diventare carburante, nafta e diesel soprattutto ma anche benzina. È una versione accelerata dello stesso processo che porta alla naturale formazione del petrolio, e che richiede però milioni di anni.

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Il rapporto è un documento preliminare che andrà sottoposto a verifica, ma contiene una promessa molto allettante. L'idea è infatti di prendere i liquami che scorrono nei condotti fognari e creare del carburante; lo stesso concetto che altrove nel mondo (Francia e Germania per esempio) si sta studiando per riciclare le biomasse di scarto create in agricoltura.

In entrambi i casi, le acque reflue e le biomasse, abbiamo un prodotto di scarto che va trattato per ridurne l'impatto ambientale, possibilmente ottenendo energia nel farlo. Con la pirolisi proposta dal PNNL si otterrebbe un vantaggio economico rilevante: da una parte si facilita la gestione dei rifiuti urbani, e dall'altra si ottengono preziosi combustibili a prezzi competitivi.

Non stiamo dunque parlando di fonti rinnovabili come il solare o l'eolico, né di carburanti a impatto zero. Creare e bruciare gasolio con questo metodo infatti sarebbe ancora un sistema che immette CO2 nell'atmosfera.

Nota: il nostro lettore Leonardo Phillips fa notare che in effetti al CO2 prodotta con questo sistema probabilmente non farebbe aumentare quella presente nell'atmosfera, perché avremmo un sistema di ricircolo. Diversamente, con i combustibili fossili tradizionali si libera un gas imprigionato da milioni di anni. 

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Non è certo la migliore delle prospettive, come conferma anche il documentario Before The Flood. Al momento l'economia mondiale è vincolata ai trasporti, e questi usano combustibili fossili. La speranza è che la transizione verso fonti di energia pulita sia il più rapida possibile, ma per il momento abbiamo ancora bisogno di combustibili fossili. Una soluzione come la pirolisi è probabilmente preferibile a tecniche più controverse come la fratturazione idraulica.

L'aspetto negativo, però, è che ogni tecnica che ci aiuti a mantenere basso il costo dei combustibili fossili ci allontana da un futuro fatto solo di energie rinnovabili e pulite. L'aspetto economico è infatti determinante: è necessario che investire sulle rinnovabili sia conveniente, o almeno che i combustibili fossili diventino troppo costosi, affinché si possa innescare un vero cambiamento.

Il titolo di questo articolo si può quindi interpretare in almeno due modi, una facile battuta o una lettura cinica e drammatica. In quale delle due vi riconoscete?