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American Horror Stories: la recensione dei primi tre episodi

Dopo l’intrigante quanto spaventosa serie American Horror Story, arriva lo spin-off in 7 episodi intitolato American Horror Stories. Disponibile per la visione in streaming in Italia a partire dall’8 settembre, la serie scritta da Ryan Murphy e Brad Falchuk approderà su Star (Disney+) con nuove storie da brivido. Tra orrore e sensualità, istinti feroci e perversioni, i primi 3 episodi di cui abbiamo potuto godere in anteprima riprendono alcuni dei motivi già ampiamente sperimentati nella serie principe, tornando addirittura nei luoghi dei misfatti compiuti nella primissima stagione, grazie ai due episodi che compongono Rubber (Wo)man.

American Horror Stories

Rubber (Wo)man part 1 e Rubber (Wo)man part 2: la trama

Alzi la mano chi ricorda la casa infestata protagonista della prima stagione di American Horror Story, initolata Murder House. La medesima casa torna a terrorizzare i suoi abitanti nel primo episodio in due parti di American Horror Stories, ovvero Rubber (Wo)man, part 1 e part 2. È qui infatti che i coniugi Michael (Matt Bomer) e Troy (Gavin Creel) si sono trasferiti insieme alla figlia Scarlett (Sierra McCormick), per restaurare la dimora e renderla un b&b in grado di attirare ospiti incuriositi dalla sua macabra storia di omicidi e apparizioni sovrannaturali. Nonostante Scarlett non sia affatto convinta della nuova sistemazione, trova al suo interno qualcosa di interessante: una tuta in latex, che indossa prontamente ammirandosi allo specchio. Il suo riflesso le restituisce tuttavia l’immagine di un uomo con indosso la stessa tuta (il celebre Rubber Man, per chi ha visto la serie principale di AHS), spingendola a sbarazzarsene gettandola nell’immondizia.

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Mentre la sedicenne fa poi i conti con alcune compagne di classe che l’hanno presa di mira per la sua stravaganza e il suo orientamento sessuale, Scarlett fronteggia anche la preoccupazione dei suoi genitori: questi hanno infatti scoperto sul PC della figlia una cronologia fatta di violenti porno a sfondo BDSM che ritengono malsani per la psiche di Scarlett, chiedendole così di incontrare una psicologa. In questo scenario che la giovane sente così opprimente per sè stessa, solo una ragazza sembra comprenderla, Maya, per la quale Scarlett prova una forte attrazione. Le sorprese per lei, tuttavia, non sono ancora finite e, decisa ad affermare la libertà che sente le è stata negata, Scarlett indosserà nuovamente la tuta, con orribili conseguenze per chiunque oserà intralciare il suo cammino.

Drive In: la trama

Chad (Rhenzy Feliz) e Kelley (Madison Bailey) sono due adolescenti innamorati, ma lei non è ancora pronta per fare il passo successivo andando a letto con lui. Come accade spesso, il giovane chiede consiglio ai suoi migliori amici, Milo e Quinn, i quali espongono la loro soluzione: incutere terrore nelle donne con un sano film horror pare possa scatenare una maggiore tensione sessuale in grado di far perdere ogni freno inibitore. Quale migliore occasione di questa, per andare insieme a guardare il film horror più discusso di tutti i tempi? Sembra infatti che Rabbit, Rabbit, pellicola di Larry Bitterman (John Carroll Lynch), sia finalmente in proiezione presso il drive-in della città, dopo essere stato censurato e distrutto a seguito della strage che ha causato negli ’80. La pellicola sembra essere capace infatti di far perdere il controllo delle emozioni a chiunque la guardi, rendendo ogni spettatore un folle assassino, ma una copia di Rabbit, Rabbit è ancora in circolazione e raggiungerà presto la cittadina.

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Eccitati per l’avvenimento, tutti i giovani della città si precipitano al drive-in, curiosi di scoprire da cosa sia stata alimentata una tale leggenda metropolitana. Anche Chad e Kelley raggiungono il cinema all’aperto, ma durante la visione vengono distratti dalle loro stesse effusioni in auto. Sarà questo a tenerli in vita durante la tragedia che si compirà di lì a pochi minuti, quando il drive-in si riempirà delle urla selvagge e del sangue di tutti gli altri spettatori.

Prime impressioni

I primi tre episodi di American Horror Stories forniscono un assaggio del tono generale di questa nuova serie spin-off, e sono di certo propedeutici a comprendere la linea che gli autori hanno voluto adottare per la loro creatura. È già chiaro innanzitutto che il titolo della serie di Ryan Murphy e Brad Falchuk non è casuale: se la celebre serie principale di AHS seguiva antologicamente storie differenti adattate a ciascuna stagione, il prodotto spin-off ci mette davanti a molteplici racconti, diversi per ogni episodio (da qui “Stories“). Benché potrebbe rivelarsi un passo falso, gli autori sembrano saper tenere testa all’intento, riuscendo a racchiudere nel giro di un breve lasso di tempo delle narrazioni di forte impatto in cui sanno trovare posto i leitmotiv orrorifici della cultura cinematografica americana.

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La casa infestata che ospita una nuova famiglia (sebbene, in questo caso, non sia ignara delle possibili “presenze”); l’adolescente bullizzato che trova il modo di saziare la sua sete di vendetta; il drive-in, uno tra i simboli per antonomasia del cinema made in U.S.A. American Horror Stories riesce a incastonare ancora una volta gli elementi classici del cinema d’orrore in una narrazione ad alta tensione e impattante. Squadra che vince non si cambia, così Murphy e Falchuk tornano inoltre a lavorare insieme portandosi dietro anche il bagaglio di successi che hanno reso AHS un prodotto largamente apprezzato. Così, l’horror americano incontra nuovamente tematiche legate alla sfera sessuale che si sono intrecciate tanto positivamente nella serie principale.

È talvolta difficile dire dove finiscano le perversioni sessuali e inizino le pulsioni di violenza verso gli altri: un legame che si annoda molto bene a una sceneggiatura horror e che rappresenta il file rouge di Rubber (Wo)man, episodio in due parti che, riprendendo gli elementi fondanti di Murder House, ci spinge ancora una volta tra nere, pericolose braccia avvolte nel latex. Per gli aficionados di AHS, sarà un ritorno alle origini che riteniamo sarà ampiamente apprezzato; per chi si affaccia invece su questo mondo per la prima volta, troverà nel primo episodio di American Horror Stories il timbro inconfondibile che ha reso tanto celebre tale serie, cucendo insieme tensione sessuale, depravazioni e omicidi in un prodotto tematicamente ben confezionato e aderente come un indumento fetish.

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Percepibile una forte tensione sessuale anche nell’episodio Drive In, la quale trova forma negli approcci giovanili dei protagonisti intenti a sperimentare le loro prime esperienze. In questa puntata di American Horror Stories, tuttavia, è più facilmente apprezzabile l’atmosfera di paura mista a eccitazione per il film in proiezione, in un climax che raggiunge il suo apice nell’esplosione di violenza incontrollata e immotivata all’interno del drive-in. Un tentativo ben riuscito di attingere ad alcune tra le migliori pellicole della tradizione “zombie“, che vedono protagonisti individui incapaci di controllare la propria furia e dilaniare (e divorare) gli altri. Stavolta però non c’entrano strani virus diffusi tra la gente, quanto piuttosto la potenza di un medium (in questo caso il cinema) nella sua capacità di suggestionare l’inconscio individuale tanto da diffondere un morbo collettivo.

American Horror Stories: cosa poteva andar meglio

In generale i primi tre episodi di American Horror Stories forniscono del materiale anticipatorio sull’intera serie tanto affascinante, quanto abbozzato in diversi punti. Sia Rubber (Wo)man che Drive In, innanzitutto, sembrano non voler rischiare quel po’ di più per fare il salto che possa condurli oltre il già visto e sentito. Entrambi gli episodi contengono infatti diverse scene dai dialoghi tanto scontati da poter essere talvolta anticipati senza timore di poter sbagliare; e allo stesso modo, anche il montaggio di alcune scene pare seguire una scrittura spesso prevedibile. Attenzione, questo non si traduce nella mancanza di colpi di scena e plot twist: American Horror Stories, specialmente nel più ampio Rubber (Wo)man, contiene infatti diversi spunti innovativi e inattesi che ribaltano la trama in diversi momenti lasciando lo spettatore letteralmente a bocca aperta. Tuttavia, la costruzione della sceneggiatura e dell’interazione tra i personaggi avrebbe potuto essere più audace e meno rivolta alle classiche storie orrorifiche da teenager in piena tempesta ormonale.

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Arriviamo, qui, al secondo tasto dolente: l’interpretazione di alcuni personaggi. Nulla da eccepire per i già rodati Matt Bomer, Gavin Creel e John Carroll Lynch, ma la recitazione dei tre quarti più giovani del cast sembra a volte lacunosa e non all’altezza delle aspettative. Talvolta fiacca, poco convincente, l’interpretazione di alcuni membri del cast rischia di spezzare in diversi momenti la sospensione dell’incredulità e di farci piombare sul set di un horror adolescenziale. Un casting che probabilmente, a nostro avviso, avrebbe potuto contare su performance migliori andando oltre la notorietà dei nomi (Paris Jackson, o Kaia Gerber, ad esempio), fatta eccezione per Sierra McCormick, la Scarlett di Rubber (Wo)man che ci porta quasi fisicamente nel vivo delle sue emozioni, e Rhenzy Feliz, il protagonista di Drive In che nonostante la giovane età sembra promettere bene.

In definitiva: tante aspettative e altrettante speranze

American Horror Stories è uno spin-off che sembra volersi proporre un po’ come una sorta di revival: i primi episodi della nuova serie ideata da Ryan Murphy e Brad Falchuk riprendono alcuni dei punti forti di AHS fornendo un prodotto in grado di rimanere sì fedele a sè stesso, ma anche di rinnovarsi. Non ci hanno entusiasmato alcune scelte relative al casting, così come le scene più prevedibili sia di Rubber (Wo)man che di Drive In. Tuttavia questa anteprima si fa perdonare grazie alla presenza di tematiche dal forte impatto, colpi di scena, stretti legami tra la tradizione horror e le questioni legate alla sfera sessuale: quest’inizio è molto promettente e fonda le basi per una serie che si preannuncia ricca e interessante. Questo, alla luce anche del fatto che ogni puntata sarà dedicata a un racconto a sè stante, rendendo di certo American Horror Stories variegata, diversificata e densa di macabre storie.

American Horror Stories

American Horror Stories sarà disponibile sul canale streaming Star di Disney+ da mercoledì 8 settembre con 7 episodi. La serie è prodotta da 20th Television e Ryan Murphy Productions. Il cast comprende: Matt Bomer, Gavin Creel, Sierra McCormick, Merrin Dungey, Kaia Gerber, Paris Jackson, Aaron Tveit, Belissa Escobedo, Madison Bailey, Rhenzy Feliz, John Carroll Lynch, Naomi Grossman, Ben J. Pierce, Leonardo Cecchi, Kyle Red Silverman.