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Bliss, recensione: perdere se stessi

Cosa significa perdere tutto e trovarsi d’improvviso con le spalle al muro, senza scappatoie e con nessuna soluzione per sopravvivere in un mondo sempre più spietato e senza empatia? Bliss tenta in qualche modo di rispondere a questa domanda dall’importanza capitale, presentando una commistione non sempre riuscita tra il genere drammatico e quello della fantascienza. Cosa rimane all’uomo moderno quando si indeboliscono i legami familiari e viene privato del proprio lavoro? Quali sono le reali prospettive di una nuova vita quando di alternative potrebbero non essercene più? Il film di Amazon Prime Video è un racconto sulla perdizione, sul rifiuto della realtà che opprime e soffoca, e sulla necessità di ritrovare se stessi per sopravvivere.

Bliss, le debolezze dell’uomo

Bliss presenta la storia di Greg (Owen Wilson), che nelle prime scene sembra perdersi in disegni di zone idilliache e misteriose che tormentano la sua mente. Sappiamo che è divorziato, che il rapporto con i suoi figli si è irrimediabilmente sfilacciato e non fa altro che trovare scuse per non presenziare a importanti eventi familiari, pur di non incrociare la sua ex compagna. Greg sembra essersi tirato fuori dalla sua precedente vita, con enorme rammarico, ma anche con l’indolenza di chi sceglie di non trovare soluzioni per evitare la perdita di quanto gli è rimasto di più caro.

Eppure sua figlia Emily (Nesta Copper) è ancora lì a tendergli la mano, l’unica che ancora dimostra di tenerci davvero. Pochi minuti dopo continuiamo a vedere Greg nel suo ufficio, convocato d’urgenza dal suo capo senza scrupoli, che lo licenzia in tronco. Greg sembra perdersi tra la confusione di una realtà d’improvviso nuova e inaccettabile, prima di reagire d’istinto, alzarsi d’impeto dalla sedia e provocare l’accidentale caduta fatale del suo superiore, che batte la testa e non rinviene mai più. In un goffo tentativo di nascondere il suo corpo prima che i dipendenti dell’azienda se ne accorgano, Greg riesce a sistemarlo su una gran vetrata, appeso per le maniche e occultato da una tenda. Scappa via con la scusa del pranzo e non mette mai più piede in quel posto, dirigendosi infine in un bar dove incontra una donna misteriosa.

Isabel (Salma Hayek), una girovaga che vive per strada, cerca di convincere Greg che il mondo reale non esiste, che è la simulazione di un computer e che tutto ciò che lo circonda è un enorme inganno sensoriale. In un discorso a cavallo tra cospirazione e surrealismo, Isabel riesce a tirare dalla sua parte Greg, ormai disperato, alla deriva e senza più un luogo in cui andare. È dal particolare e straniante prologo che Bliss riesce subito a incuriosire, trattenendo lo spettatore e facendogli chiedere dove il film di Amazon Prime Video voglia davvero andare a parare.

Abbandonarsi o ricominciare?

L’idea di unire uno squassante dramma familiare e personale alle suggestioni fantascientifiche è da una parte apprezzabile e a suo modo audace, ma dall’altra si avvertono ben presto alcune evidenti scollature nel tessuto della trama. Ci sono dei momenti in cui ci si aspetta chiaramente una spiegazione, perché è il film stesso a volerla suggerire a più riprese, tranne poi creare una sorta di gioco a incastri dove le diverse forme che assume Bliss sono spesso fuori posto. L’intento del film è chiaro ed è apprezzabile il modo in cui fotografa in modo impietoso i rapporti di potere, l’abbandono del mondo sociale e la perdita di se stessi. Eppure è quando tenta di aggiungere altra carne al fuoco che il troncone principale della storia ne esce pasticciato e a tratti inconcludente.

In Bliss lo spettatore avrà spesso un dubbio che si insinuerà sottopelle: Isabel esiste sul serio, o è solamente una proiezione inconscia di Greg, come accade in The Midnight Sky? Perché non la vediamo mai quando sua figlia Emily appare in scena, stravolta e con la volontà mai sopita di aiutare suo padre? Nel finale (e in verità anche in diversi frangenti) il regista Mike Cahill offre una chiave di lettura piuttosto chiara, ed è evidente che la discesa negli inferi dell’uomo sia legata al continuo annebbiamento della coscienza a cui Greg si presta tramite l’assunzione di droghe.

D’altra parte, dopo il divorzio Greg viveva già in una stanza d’albergo, e quando viene licenziato in tronco finisce per essere un senzatetto. E quando l’ammiccante insegna di una clinica di riabilitazione fa capolino in diversi momenti, si capisce che non tutto è davvero perduto, e che l’uomo vive e combatte col dissidio interiore tra cadere a picco o tentare una scalata salvifica. È una efficace spaccatura che viene evidenziata e che fa il paio col dualismo della realtà, che rifugge spiegazioni logiche per tre quarti del film fino ad arrivare a una conclusione tutto sommato soddisfacente.

Temi e conclusioni

Bliss edulcora la tematica della dipendenza mostrando delle sostanze chiamate cristalli, capaci di sfumare le percezioni e mostrare una faccia della realtà che fa comodo nei momenti di profonda crisi. È un processo di astrazione che viene lasciato intendere e mai davvero palesato, uno stordimento della coscienza che annulla la fonte del dolore, facendogli perdere la sua forza prorompente. Quando Bliss si perde in diverse scene in cui Greg e Isabel vivono la loro storia d’amore, e quando sembra che solo quei cristalli siano in grado di stimolare poteri che alterano il corso del tempo, il regista vuole mostrare il modo in cui la fuga dalla realtà possa essere un’ancora di salvezza. Non vogliamo giudicare il messaggio di fondo, perché Bliss si controbilancia in modo positivo quando mostra l’altra faccia della medaglia, che è di fatto la più pulita e quella a cui infine si dà più valore.

È però un processo che funziona solo parzialmente, come già spiegato, perché Bliss fa l’imperdonabile errore di esplorare un genere che evidentemente non gli si cuce bene addosso. Inoltre, pretende di proporre spiegazioni alternative lasciando tutto in sospeso, senza mai approfondire alcunché. Ecco dunque che nasce un dubbio legittimo: era davvero necessario sconfinare fino a rendere confusionaria una buona metà del film? La risposta è no, e anche alla luce di un modo convincente di rappresentare in chiave alternativa in che modo la vita può aprire la strada al declino, ci sono diverse note dolenti che abbassano la valutazione di Bliss, che galleggia tra mediocrità e sufficienza.

Se volete approfondire alcuni temi trattati da Bliss, vi consigliamo la lettura de Le Porte della Percezione, che trovate a questo link