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Il Batman di Ben Affleck: un’interpretazione incompresa

L’annuncio che nel futuro film di Flash apparirà più di un Batman è piombato come un bomba sui fan dell’Uomo Pipistrello. Dopo le prime speranze che sembravano condurre alla presenza del Batman versione Flashpoint, siamo arrivati infine alle conferme: il Velocista Scarlatto dovrebbe incontrare due versioni del Cavaliere Oscuro ‘cinematografico’ piuttosto diverse, soprattutto nei cuori degli appassionati: Michael Keaton e Ben Affleck.

Vedere nuovamente Michael Keaton indossare la tuta del crociato di Gotham è una gioia che unisce tutti. Pur non essendo stato storicamente il primo ad indossare il mantello di Bats al cinema, Keaton è stato uno dei precursori di quel filone cinematografico moderno chiamato famigliarmente cinecomic, con il Batman di Tim Burton datato 1989. Lewis Wilson e Robert Lowery hanno indossato il costume del Pipistrello in concomitanza con la Golden Age fumettistica, lasciando in eredità a Adam West il ruolo, in quella psichedelica avventura che ha reso il Cavaliere Oscuro un’icona Pop, tra bat-repellenti per squali e balli come il bat-ussi.

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Michael Keaton, il Batman cinematografico per eccellenza

Solo nel 1989 al cinema arrivò un Batman che interpretasse al meglio le cupe atmosfere della doppia vita dell’eroe di Gotham. Keaton fu, assieme al compianto Christopher Reeve con il suo Superman, il volto dei fumetti al cinema, aprendo ad una nuova stagione dei supereroi nelle sale cinematografiche. Se Reeve fu così iconico da diventare addirittura l’ispirazione per i disegnatori dell’Uomo d’Acciaio del periodo, Keaton fu sublime nel trasmettere la dualità del personaggio, trasmettendo al meglio la complessità di Batman. Gigionesco nel ruolo di Bruce, capace di dare un tono drammatico all’occorrenza, culminando con la sua incredibile interpretazione del ‘vero’ animo del personaggio, Batman (perché sappiamo tutti che la maschera è Bruce).

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Normale, quindi, che per una generazione di appassionati del personaggio la cui venerazione non è nata tanto dai comics, quanto dal grande schermo. Dopo Keaton arrivarono, con meno carisma, Val Kilmer e George Clooney, i due Bats diretti dal recentemente scomparso Joel Schumacher, che pur avendo dato vita ad una visione unica del personaggio, non riuscirono a ripetere l’exploit di Keaton, condannando il buon Batman a mettere la cappa in naftalina per qualche anno, prima venisse spolverata da Christopher Nolan e posta sulle spalle di Christian Bale, in quella stupenda trilogia che ha consegnato una innovativa versione del Cavaliere Oscuro ad una nuova generazione di appassionati.

Ed infine, arriva Ben Affleck.

Il peso del mantello di Batman

Il mantello di Batman non è stata, sfortunatamente Affleck, la prima esperienza con un eroe dei fumetti per l’attore. Anno 2003, la Marvel, ancora lontana dal successo planetario del Marvel Cinematic Universe, decide di portare Daredevil al cinema, dopo avere tentato con Blade e gli X-Men. Ad interpretare l’avvocato cieco di Hell’s Kitchen viene chiamato Affleck, all’epoca uno dei golden boys del cinema hollywoodiano, con già alle spalle un Oscar. Ma come sceneggiatore. E la differenza si vede, soprattutto perché gli altri ruoli centrali sono affidati a Jennifer Garner (Elektra, ruolo ripreso per un dimenticabile spin-off) e Colin Farrell (Bullseye), con l’eccezione di Michael Clarke Duncan come Kingpin. Tra critiche futili al Kingpin nero e una visione poco ispirata del Cornetto, il nome di Affleck venne associato ad un fallimentare progetto, una colpa che non gli venne mai perdonata e tornò ad essere un motivo di pregiudizio quando Affleck ottenne la parte di Batman.

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L’avvio del DC Universe cinematografico, però, fu un’occasione di riscatto per Affleck. Dopo Man of Steel, fu la volta di Batman Vs Superman. Serviva un Batman moderno, lontano dal personaggio presentato da Bale nella trilogia di Nolan, sfida dannatamente difficile. Come mai? Semplice: Bale fu superbo nell’offrire un Cavaliere Oscuro personale, supportato da un mondo vivo e quotidiano, capace di andare oltre alla caratterizzazione fumettistica e preferendo un approccio realistico.

Nel realizzare il suo cinecomic con i due pezzi grossi di Casa DC, Zack Snyder volle cambiare radicalmente impostazione. Più oscura, umana nella gestione emotiva e con l’obiettivo di enfatizzare il dualismo dei volti dietro le maschere. Opinabile il risultato finale, sia per Man of Steel che per Batman V Superman, ma l’intento era quello. Visivamente il bersaglio è stato centrato, ma la storia nel suo complesso, pur essendo promettente, è stata viziata da alcune debolezze, dalla dislocazione geografica di Metropolis e Gotham alla famigerata ‘questione Martha’.

A pagare maggiormente il prezzo di queste debolezze non è stato solamente il film, ma soprattutto Affleck. Come se non fosse sufficiente arrivare dopo un Batman amato come quello di Bale, ad Affleck venne affidato il ruolo di uno dei più complessi eroi dei fumetti all’interno di uno dei cinecomics più travagliati.

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Eppure, Ben Affleck è stato un ottimo Batman. Andando oltre gli abusati meme del sad Affleck o le critiche derivate dalla sua precedente, fallimentare interpretazione di Daredevil, Affleck ha dato vita ad una delle migliori versioni del dualismo uomo-maschera.

Ispirato evidentemente al Batman de Il ritorno del Cavaliere Oscuro di milleriana memoria, Affleck interpreta una versione del vigilante gothamita impeccabile. Che si tratti di veicolare la complessità emotiva del miliardario Bruce Wayne o dare vita al suo alter ego eroistico, l’interpretazione di Affleck è ottima. Non ci troviamo di fronte ad un Batman delle origini o di un eroe nel pieno della sua forza, ma lo conosciamo dopo anni di lotta al crimine, costretto ad affrontare i propri limiti umani che influiscono inevitabilmente sul suo ruolo da vigilante di Gotham.

Affleck, quindi, deve dar vita ad un Batman crepuscolare, inasprito da una violenta perdita (quella di Robin) e che sembra aver perso la speranza nel salvare quella città maledetta chiamata Gotham. Il Batman di Affleck è emotivamente realistico, come spesso vediamo nei fumetti si prepara maniacalmente al suo scontro con la minaccia percepita, quel Superman che invece tutto il mondo vede come un salvatore.

Perché, allora, questa avversione al suo Cavaliere Oscuro? Il film, narrativamente, non lo supporta. Lo scontro con Superman, combattuto con l’armatura ideata nel 1986 da Miller, da molti è stata vista come una forzatura (ormai il connubio armatura-supereroi sembra appannaggio di Iron Man), ma in realtà rappresenta in modo perfetto l’essenza del personaggio. D’altronde, come spiega magnificamente Thomas Pistoia nel Vite a Fumetti dedicato al Crociato di Gotham, lo spirito del personaggio è il pipistrello sul petto, quello che rappresenta.

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Il passaggio dalle pagine di un fumetto al cinema, ormai lo sappiamo, non deve esser vissuto come un dogma, ma deve focalizzarsi nel rispetto dello spirito autentico dei personaggi. Affleck in questo è ottimo, il suo sguardo e la sua recitazione minimalista, spesso visto come un suo limite, sono invece strumenti perfetti per veicolare la complessità emotiva di Bats, da sempre contenuta nel limite della maschera.

Che si tratti della visione del potenziale futuro o del suo modo di interpretare il ruolo di salvatore, Affleck diventa un Batman credibile, capace di architettare un piano perfetto per sconfiggere la minaccia percepita, anche se nessuno sembra vederla, perché lui è il solo disposto a spingersi sino al punto di esser l’unico pronto a sconfiggere il nuovo idolo del mondo. Affleck, con la sua recitazione a lungo compressa e dalla scarsa emotività, riesce tuttavia ad animare una progressiva emotività del personaggio, che trova pieno compimento, ironicamente, nel momento peggiore del film, dopo un eccellente scontro tra Bats e Supes.

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Un Batman sottovalutato

Dobbiamo dunque associare a questo spiacevole passaggio della pellicola il giudizio su Affleck come Batman? Sarebbe a dir poco ingiusto. La sua prova attoriale nei panni del Cavaliere Oscuro è ottima, supportata da un Jeremy Irons sontuoso nei panni di Alfred, che pur discostandosi notevolmente dall’immaginario cinematografico del personaggio, lo rende appassionante, umano.

Soprattutto, il Batman di Affleck è perfetto nel combattimento. Se nello scontro con Superman lo vediamo limitato dall’ingombrante armatura, quando si trova ad affrontare la banda di rapitori di Martha Kent mostra una delle scene di lotta migliori della storia cinematografica di Bats. L’uso dei gadget, il suo stile di combattimento sono Batman allo stato puro, rendendo Affleck un degno portatore del pipistrello sul petto.

Peccato che la successiva apparizione di Affleck di Batman in Justice League abbia ulteriormente inficiato il ruolo dell’attore come Cavaliere Oscuro. Nonostante sia stato nuovamente all’altezza del personaggio, dando agli spettatori un Wayne dubbioso sul suo ruolo, ancora una volta la debolezza della pellicola, virata a momenti comici fuori luogo, nuovamente penalizza l’interpretazione di Affleck.

Ma ora potrebbe esserci una nuova occasione per Affleck, grazie a questa apparizioni nel film dedicato a  Flash. Il trovarsi fianco a fianco con il più amato Batman del grande schermo potrebbe mettere nuovamente Affleck sotto processo da parte dei fan, ma è anche la chance per l’attore per mostrare la propria versione del Cavaliere Oscuro, dark e disillusa, ma in linea con il personaggio.

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Tralasciando i trascorsi personali dell’attore, a Ben Affleck va riconosciuto di avere dato, in due film non eccelsi, un’ottima interpretazione di Batman. I fan, si sa, tendono a giudicare prima ancora di vedere la prova attoriale degli interpreti, come sta scoprendo il nuovo Bats, Robert Pattinson.

E quindi, ben venga il ritorno di Ben Affleck nel ruolo di Batman, anche se all’interno di una presenza corale del mito del Cavaliere Oscuro. Nella speranza che finalmente la sua interpretazione non venga affossata da una trama traballante, ma gli consenta di darci l’eroe che ci meritiamo e di cui abbiamo bisogno.

Potete vedere in azione Ben Affleck come Batman rivedendo il bluray di Batman V Superman