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Mostri e capitalismo: buon compleanno, John Carpenter!

La Cosa, Grosso Guaio A Chinatown, Distretto 13, Halloween, Essi Vivono, Il Seme della Follia, sono solo alcuni dei più celebri titoli diretti da John Carpenter. Pellicole che hanno raggiunto la grandezza fin da subito o che hanno dovuto subire le aspre accuse della critica prima di poter ricevere il giusto riconoscimento che meritavano. Un regista che ha messo in scena più di una volta la metafora del disincanto e la critica di una società in declino, attraverso i suoi horror, i suoi sci-fi contaminati di western o i titoli più action: un autore, quindi, che si può odiare o che si può amare, ma che ha indubbiamente descritto ciò che si trovava sotto gli occhi di tutti per mezzo di narrazioni innovative divenute cult.

Il 16 gennaio è il giorno in cui si festeggia il compleanno di John Carpenter, regista visionario spesso bistrattato, talvolta dimenticato, osannato sempre troppo tardi. Questa è la sua storia, che raccontiamo celebrando questa giornata, a settantatré anni dalla nascita di uno degli autori più importanti nella storia del cinema. Buon compleanno, John Carpenter!

John Carpenter

Musica e cortometraggi

Un autore poliedrico che negli anni non si è limitato alla sola regia delle sue opere, ma anche alla produzione, alla stesura delle sceneggiature e alla composizione delle colonne sonore. Le origini di John Carpenter lo portano infatti vicino al mondo della musica e del cinema sin dall’infanzia. Nato a Carthage il 16 gennaio 1948, eredita dal padre la passione per le note sullo spartito: il padre è infatti un professore di musica e John Carpenter segue i suoi insegnamenti imparando a suonare il basso. Entra addirittura in una band chiamata Coupe de Villes, nel periodo del liceo, di cui fanno parte anche i futuri registi Tommy Lee Wallace e Nick Castle. La pellicola è tuttavia l’altro suo grande amore ed è già in questi anni che Carpenter gira dei cortometraggi in 8mm, approfondendo la materia durante il suo periodo trascorso alla Western Kentucky University: tra il ’62 e il ’63 dirige Revenge of the Colossal Beast e Terror from Space.

John Carpenter

A dispetto di quel che si potrebbe credere, la fantascienza non è la principale fonte di ispirazione di John Carpenter, il quale dimostra una forte predilizione soprattutto per i western. Più tardi alcuni degli elementi peculiari del genere genereranno una commistione vincente con quelli ad esempio dello sci-fi in alcune delle sue pellicole più celebri, ma già nel 1970 Carpenter scrive la sceneggiatura e le musiche del corto The Resurrection of Broncho Billy, western diretto da James R. Rokos che ha vinto l’Oscar nel ’71 come Miglior Cortometraggio.

Intanto il futuro regista si laurea alla University of Southern’s California School of Cinematic Arts, ma il suo talento non è passato inosservato e iniziano ad arrivare proposte lavorative dai registi più disparati per arruolare John Carpenter come sceneggiatore. Nel 1974 mette ancora una volta le sue abilità al servizio del cinema stavolta, tuttavia, per firmare il suo primo lungometraggio: dirige così Dark Star, una commedia fantascientifica a basso costo di cui scrive la sceneggiatura e le musiche per un budget totale di sessanta mila dollari, in collaborazione con quello stesso Dan O’Bannon che realizzerà più tardi la sceneggiatura del celebre Alien. Un biglietto da visita che introduce John Carpenter nel mondo dei lungometraggi con successo, benché il primo, vero capolavoro carpenteriano giungerà un paio d’anni più tardi.

Da Distretto 13 agli horror

Il desiderio di Carpenter di girare un western è pressante in questo periodo, ispirato com’è da Un Dollaro d’Onore di Howard Hawks, tuttavia il budget limitato messo a disposizione dagli investitori non permette di realizzare le scenografie adatte. Perciò il regista escogita una soluzione alternativa: calare le atmosfere western in uno scenario moderno, dal sapore thriller e violento che solo l’ambiente urbano di Los Angeles può regalare. Ecco così che John Carpenter firma, nel 1976, Distretto 13 – Le Brigate della Morte, che a fronte di una spesa di soli cento mila dollari donerà il successo al suo creatore ed introiti per circa duecentosettanta mila dollari. Il protagonista del film Napoleon Wilson, interpretato da Darwin Joston, è un anti-eroe sardonico, duro e disilluso che getta le basi per il futuro anti-eroe carpenteriano incarnato soprattutto dalla figura di Jena Plissken.

La pellicola che però consacra definitivamente Carpenter nel mondo del cinema è l’horror che giunge due anni più tardi nel 1978: Halloween – La Notte delle Streghe (disponibile per la visione su Amazon Prime Video). Anche in questo caso siamo in presenza di un low-budget costato circa trecento mila dollari per un totale di soli venti giorni di riprese, ma gli incassi da settanta milioni di dollari e la fama che negli anni ha acquisito sempre più questo film lo hanno reso un vero cult. Halloween è ideato da Carpenter con la collaborazione di Debra Hill, ma per la sua lavorazione lo staff prevede anche la presenza degli amici di sempre Nick Castle (nella parte del terrificante Michael Myers) e Tommy Lee Wallace al montaggio, mentre il cast comprende la figlia d’arte Jamie Lee Curtis al suo esordio nel ruolo della protagonista. Il film può essere considerato il capostipite del filone slasher gore e ad esso seguono nel tempo diversi sequel, da cui tuttavia John Carpenter prende le distanze.

Halloween nella cultura pop

È questo il periodo caratterizzato di più dalla vena horror del regista che al suo Halloween fa seguire The Fog nel 1980: una storia di vendetta ispirata da fatti realmente accaduti nel XVIII secolo nei pressi di Santa Barbara, dove pare che dei pirati-fantasma avessero iniziato una rappresaglia nei confronti della cittadina. Jamie Lee Curtis torna in questa pellicola come protagonista e Carpenter cura, come nelle sue precedenti produzioni, la colonna sonora del film dimostrando ancora una volta di essere un artista poliedrico. Un buon riscontro da parte di pubblico e critica, tuttavia da questo momento il successo registrato con Halloween sembra destinato a non replicarsi alla stessa maniera negli anni a venire.

La critica sociale e la Trilogia dell’Apocalisse

John Carpenter si distingue per le sue pellicole spesso prive di fiducia nel futuro e in quei valori che possono legare gli individui appartenenti alla società: la stessa società che il regista critica già nel suo Distretto 13, tuttavia il pensiero carpenteriano assume dei contorni più definiti nel 1981 con 1997: Fuga da New York, film di fantascienza dai toni talvolta piuttosto western. Non a caso la sceneggiatura era stata scritta in origine per essere adattata alla presenza di Clint Eastwood nel ruolo dell’anti-eroe protagonista Jena Plissken; la parte viene però affidata a Kurt Russell che da questo momento avvia la sua duratura collaborazione con Carpenter e dà il volto ad un personaggio cult che passa alla storia. Il film incassa circa cinquanta milioni di dollari a livello globale, con le sue atmosfere apocalittiche intrise del pensiero politico del regista, e nel 1996 lo stesso Carpenter girerà il sequel intitolato Fuga da Los Angeles, in cui la critica all’establishment si fa probabilmente ancora più dura.

E l’apocalisse, intesa come caduta dei valori, dei legami e come assoggettamento a forze superiori che talvolta non riusciamo a comprendere pienamente, diventa il fil rouge di una serie di film slegati tra loro a livello di trama ma accomunati dal pensiero pessimistico carpenteriano e i toni thriller-horror che l’autore tanto ama. Stiamo parlando della Trilogia dell’Apocalisse, di cui la prima pellicola ad essere realizzata è La Cosa, del 1982. Kurt Russell torna nei panni del protagonista, R.J. MacReady, in un’ambientazione calata stavolta tra i ghiacci dell’Antartide all’interno di una base scientifica vittima di un parassita alieno. Il film è un remake de La Cosa da un Altro Mondo di Howard Hawks ed è fortemente ispirato alle

 di Alle Montagne della Follia tuttavia, benché solo in tempi recenti La Cosa si sia giustamente guadagnata il titolo di cult movie, all’epoca della sua uscita rappresenta forse il primo segno di declino nella carriera di John Carpenter.

John Carpenter

Il favore di pubblico e critica risulta infatti piuttosto tiepido, complice l’uscita al cinema in contemporanea dell’E.T. di Steven Spielberg, il quale propone in maniera diametralmente opposta un’immagine positiva dell’alieno visto come un amico e non come un invasore. Oggi, comunque, la qualità del film non può essere messa in discussione, grazie non solo alla regia di Carpenter ma anche alle colonne sonore di Ennio Morricone (il quale mantiene qui lo stile musicale del regista) e agli effetti speciali di due maestri quali Rob Bottin e Stan Winston. A La Cosa seguono Christine – La Macchina Infernale (1983), tratta dall’omonimo romanzo horroro di Stephen King, e Starman (1984), commedia romantica che vede protagonista Jeff Bridges; il successo però tarda nuovamente ad arrivare, con una tendenza che si ripete ancora in seguito con le successive pellicole.

Dalle stalle alle stelle

Questo è un periodo particolarmente deludente per John Carpenter, il cui merito non viene riconosciuto adeguatamente. Lo riscontriamo soprattutto nel 1986, con Grosso Guaio a Chinatown, opera che mescola il genere di film di arti marziali alla commedia, nell’ambiente urbano tanto caro al regista che collabora nuovamente con Kurt Russell. Benché protagonista, Russell funge qui tuttavia più da spalla a Dennis Dun nel ruolo di Wang Chi, che risulta essere il vero eroe della storia; una storia che si snoda attraverso mosse di kung fu, creature magiche e mostri e che oggi fa parte delle pellicole più amate del cinema, ma che all’epoca viene duramente osteggiata dalla critica. Gli incassi registrano una perdita rispetto al budget speso (ben undici milioni di dollari): non è solo il pubblico a disertare la sala, ma anche la critica a demolire il film, il quale si risolleverà solo anni dopo elevandosi a cult, con tanto di action figure e canzoni dedicate.

Intanto la Trilogia dell’Apocalisse prosegue con il titolo successivo, Il Signore del Male (1987), cupo e claustrofobico horror con Donald Pleasance e Victor Wong, mentre nel 1988 arriva un altro cult di John Carpenter, Essi Vivono, che sbatte in faccia allo spettatore una critica sul capitalismo e i mass media attraverso i magici occhiali indossati dal wrestler Roddy Piper (chiamati Hoffman Lenses in omaggio allo scienziato che scoprì per primo la LSD). Il regista conclude quindi la sua Trilogia dell’Apocalisse nel 1994 con Il Seme della Follia, pellicola fortemente lovecraftiana che riprende alcuni temi cardine dal racconto di H.P. Lovecraft La Maschera di Innsmouth: con protagonista Sam Neill nei panni di quello che nelle intenzioni del regista è il fruitore dei prodotti culturali, bombardato da opere di finzione cui è spesso difficile opporre una sana critica, il film non riceve larghi consensi dalla stampa di genere proseguendo la tendenza negativa che caratterizza le produzioni carpenteriane del periodo.

John Carpenter

L’ultimo successo al botteghino per John Carpenter arriva da Vampires, nel 1998, con il remake Villaggio dei Dannati (1995) e Fuga da Los Angeles (1996) che purtroppo risultano essere dei flop sul breve periodo. Vampires guadagna bene, in patria ma soprattutto all’estero, cosa che non si può dire per i successivi Fantasmi da Marte (2001) e The Ward – Il Reparto (2010), i quali non riescono ad accontentare proprio tutti benché i fan del regista apprezzino queste ultime opere. La regia carpenteriana sembra essere segnata da un certo punto in poi, in definitiva, da una considerazione piuttosto misera da parte della critica: oggi però, a distanza di anni, l’ingegno e l’estetica di John Carpenter sono inequivocabili, patrimonio imprescindibile della cinematografia moderna da cui sono stati generati dei veri e propri cult immortali.

John Carpenter, maestro cineasta

John Carpenter può essere definito il maestro delle contraddizioni. Regista che ha girato per lo più film horror e sci-fi benché appassionato di western. Nonostante lo scarso successo al box office di alcune delle sue più celebri pellicole, ha rifiutato di porsi dietro alla macchina da presa quando gli è stato proposto di dirigere altre opere (tra queste Top Gun, Attrazione Fatale, Star Trek). I suoi film sono caratterizzati talvolta dalla forte presenza di uomini duri e disillusi sulla realtà che li circonda, pieni di muscoli e pronti all’azione, ma a dispetto delle apparenze le storie scritte da Carpenter non sono fini all’azione in sé, quanto piuttosto alla manifestazione delle storture che rendono contraddittoria la nostra società.

Il suo cupo pessimismo, la sua beffarda critica al capitalismo e alla supremazia dei poteri forti sugli individui, la tendenza a non presentare quasi mai l’eroe classico quanto piuttosto un anti-eroe carico di zone d’ombra. Sono probabilmente queste le ragioni che hanno reso le sue opere talvolta difficili da accettare, ma se guardiamo indietro alla storia cinematografica degli ultimi anni non possiamo esimerci dal constatare quanto Carpenter abbia insegnato, come cineasta, e quanto possa ancora insegnare. Nell’augurare buon compleanno al regista che si propone quest’anno con l’uscita di un nuovo album contenente alcune delle sue colonne sonore, ci auguriamo anche noi che l’opera di Carpenter possa incidere ancora a lungo sulle produzioni filmiche che verranno.

Due film di John Carpenter che non possono mancare nella vostra collezione, in formato Blu-Ray: 1997: Fuga da New York, che potrete trovare a questo link, e Essi Vivono, disponibile invece qui.