Cinema e Serie TV

Le Signore degli schermi – Sidney: I Am Not Okay With This

Dall’autore e dal regista di The End of The F***ing World e dai produttori di Stranger Things, è arrivata il 26 febbraio la nuova serie tratta dall’omonima graphic novel che ci mette di fronte uno show breve ma intenso, I Am Not Okay With This (anche se a noi, come prodotto seriale è andato piuttosto bene). Il viaggio che abbiamo intrapreso nel corso degli episodi, piuttosto brevi, quasi pillole, è stato in compagnia di Sidney, diciassettenne irriverente e che non si sente  speciale, per nulla.

Essere diversi: pregio o difetto?

“Una ragazza bianca e noiosa”, si definisce lei stessa. E le sta bene così. Peccato che non sia lei a decidere cosa essere oppure no; lo è e basta. Lei è diversa, non nel senso di “mostro” come pensa costantemente e in maniera quasi asfissiante. In realtà, Sidney è bellissima, e non parliamo solo del suo aspetto estetico: no, non è una modella ma sì, ha un’aria decisamente interessante, soprattutto quando alza il dito medio contro il primo bullo che passa per strada. Ha un’espressività mimica davvero degna di nota, riuscendo a sprizzare disprezzo e ansia da ogni singolo poro, a seconda della situazione.

Ma Sidney ha qualcosa in più: “ha i poteri”, come diceva il bambino di un noto spot televisivo di una buona quindicina di anni or sono. E non parliamo della capacità di far volare cose in stile E.T. o come nell’anime È quasi magia Johnny, cartone animato lanciato alla fine degli anni Ottanta che rimane oramai solo un lontano ricordo per chi di voi lo seguiva in TV. Sidney, quando non è “ok with this”, nei momenti in cui non ce la fa più e non può che “svalvolare”, non si limita ad arrabbiarsi istericamente con i coetanei o con la madre, tirando un pugno contro il muro o sbattendo porte. Quei muri e quelle porte, le distrugge proprio, abbattendole letteralmente. Va oltre, distrugge e fa esplodere qualsiasi cosa le capiti a tiro, in un raggio di espansione sempre maggiore e con una forza sempre più intensa.

Non si giudica una ragazza dal suo aspetto

Forse non ce lo aspetteremmo, guardando al personaggio che ci viene presentato all’inizio di questa serie che la dipinge come una “sfigata” della classe medio-bassa americana, con le sue problematiche classiche dei tempi del liceo, da affiancarsi alla tragedia del suicidio paterno accaduto prima degli eventi narrati. Forse non ce lo aspetteremmo da una ragazzina che, tutto sommato, è dall’aspetto decisamente acqua e sapone, non va benissimo a scuola e non ha praticamente amici. Tutto questo però equilibra bene la sua unicità, il suo essere speciale, due netti contrasti che si uniscono come il giorno e la notte, come l’uso di Instagram da studenti che viaggiano su vecchie Mustang. Per qualche motivo però, forse per quell’ingrediente più o meno evidente di ironia che viene buttato qui e lì, questi accostamenti non sembrano né azzardati, né stridenti, ma contribuiscono a creare dei personaggi davvero verosimili che creano un contorno ben congeniale al piatto principale, Sidney.

Per quanto la serie non svisceri la “psicopatia” di Sidney in tutte le sue sfaccettature smerigliate, evitando persino di fornirci un’analisi più approfondita dell’omosessualità della ragazza, che la fa vivere in una sorta di limbo, possiamo solo riflettere sulle diverse situazioni che ci vengono presentate e sui siparietti tra ragazzi, trasponendoli per confronto attuale, o con un ricordo ormai lontano, alla nostra vita. Chi non ha avuto mostri per la testa, pensando di averli così vivi e forti dentro di sé da essere noi stessi un mostro, costretto e anzi meritevole di vivere nell’asocialità? Chi di noi non ha dovuto fare i conti con la sottile, acida cattiveria dei propri coetanei, soprattutto in un’età tanto bella quanto incasinata come l’adolescenza? Se vi ritrovate, alzate la mano. E resterà alzata per un bel po’, a perenne conferma di quanto Sidney e il suo percorso di accettazione di sé riesca a svolgere una funzione catartica in voi, soprattutto grazie alla sua capacità di dire “Perchè lasciare che questa m***a mi distrugga? Assolutamente no! Non io, non questa volta! […] La soluzione è: quando mi sento triste, ricordami che me ne frega meno di un c***o. Meno me ne frega, più è improbabile che succeda qualcosa. Sii ottimista, Syd. Problema risolto”.

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