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Out, il corto Disney all’alba del Pride Month

Out. Fuori. Sputa tutto. Non è sicuramente facile ammettere di essere diversi, non sappiamo bene dire se sia più difficile ammetterlo a se stessi o ai propri cari. Ma abbiamo letto bene? Diversi? E da chi? Da quella massa di persone che ancora addita la parte di società che si dichiara, o semplicemente si associa non necessariamente in modo esplicito, appartenente al popolo LGBTQ+, ossia tutte quelle persone il cui orientamento sessuale rientra nella classificazione “lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersex, assessuali e altre categorie ancora“.

Il retaggio socio-culturale di cui sono vittime queste persone, accusate di essere figlie del diavolo, di doversi vergognare e nascondere per questo loro orientamento, chiaramente da reprimere e soffocare, fino a diventare causa di deportazione al tempo del nazismo, e ancora oggi purtroppo vivo e attivo nella nostra società. Si dice spesso che le buone abitudini debbano essere insegnate, e di conseguenza apprese, sin dalla più tenera età, e The Walt Disney Company sa bene come rappresentare tutte le categorie di personaggi “diversi”.

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Un insegnamento senza età

Sono spesso orfani i protagonisti dei suoi film, maltrattati da matrigna e sorellastre, spesso in lotta con figure femminili mefistofeliche o esseri bestiali, almeno all’apparenza. Se finora l’accenno all’inclinazione omosessuale di alcuni protagonisti di film quali Elsa in Frozen oppure Gaston e Lefou in La Bella e la Bestia è stato solo ipotizzato e mai confermato, giunge ora a gran voce e con chiari riferimenti al movimento Pride il corto Out, uscito sulla piattaforma streaming Disney plus lo scorso 25 maggio, proprio all’alba del Pride Month, tradizionalmente associato al mese di giugno.

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Se non vi siete ancora avvicinati alla breve storia narrata in meno di 9 minuti, e se vi steste chiedendo di quale natura siano i contenuti, vi anticipiamo subito che la classificazione è 0+. Proprio così, gli spettatori di qualsiasi età possono aprire il player e godersi queste scene in puro stile cartoon, nemmeno troppo polished se vogliamo, senza rimanere in alcun modo turbati. Un bacio omosessuale della durata di un secondo vi infastidisce?

Vi spieghiamo perché non dovrebbe, al massimo potreste autoconvincervi che, dopotutto, “è un cartone animato e quindi si tratta di finzione“, ma vi consigliamo allora di guardare fino all’happy ending questo corto, dal ritmo e dalla trama forse un po’ laschi, ma non del tutto scontati.

Amori non convenzionali

Ansia, visite inaspettate e improvvise, risentimento, segreti e bugie. Forse sono solo problemi infondati che sorgono in noi quando dobbiamo affrontare una situazione delicata e potenzialmente sgradita con persone il cui giudizio è molto, forse troppo, importante per noi. Qualcuno di voi ha mai ammesso a genitori, fratelli e amici di avere in corso un rapporto omosessuale, o non propriamente tradizionale, stando ai canoni della nostra società? Come vi siete sentiti?

Se le cose non sono andate troppo bene, o se vorreste arrivare a questo fatidico annuncio, ma temete il peggio, è ora di imparare un po’ dai genitori di Greg, il protagonista di questo corto, che pur di nascondere la sua identità sessuale alla famiglia, fa di tutto fino a trasformarsi per magia nel suo cane.

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È contro natura, non è normale, bisognerebbe seguire delle cure psicoterapeutiche e tornare “inquadrati”. Senza scadere nel lungo elenco di terminologie ed espressioni disdicevoli e offensive spesso utilizzate per definire le persone dall’orientamento LGBTQ+, vi invitiamo allora a riflettere sui fatti che la cronaca nera troppo spesso ci riporta.

Compagne, mogli e altri familiari uccisi, per non parlare di quando le vittime sono perfino i figli, della violenza domestica nei confronti di persone che sono state scelte, accanto alle risse i pugni tirati agli amici, proprio quelli che sui social network vengono spesso osannati come “la famiglia che ti scegli”.

Il problema che stiamo sollevando qui, evidentemente trattato non ancora a sufficienza, non è solo italiano, sia ben chiaro. Non siamo qui ancora una volta a contestare il popolo italiano come bigotto, ma parliamo di quei linciaggi, le mal sopportazioni nei confronti degli omosessuali, e a maggior ragione del resto delle persone LGBTQ+, che viene notoriamente considerato come un’indefinibile massa di “fenomeni da baraccone”.

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Potrebbe sembrare strano, o inappropriato, ma questa è una vera e propria guerra, e come ogni conflitto vede ribelli e scontri tra due fazioni. Non a caso, il mese di giugno è chiamato Pride Month proprio per ricordare ogni anno quel 28 giugno 1969, quando un gruppo di lesbiche, gay, bisessuali e transgender  si sono ribellate a un raid della polizia al gay bar Stonewall Inn, sito a Manhattan, New York City.

I diversi. Sempre loro. Quelli che però Disney è riuscita a rappresentare in maniera così piacevole, frizzante e colorata da piacere a tanti spettatori, se non a tutti e di tutte le età. Allora quando si diventa “diversi”, e di conseguenza da guardare con sospetto, da allontanare e additare? Quando si perde il colore e la bellezza? Forse quando l’apparenza non inganna più, quando si va a scavare nel profondo dell’identità di una persona e si vedono le cose sotto tutt’altra luce.

L’amore è una cosa semplice

A nostro parere però, anche questo è un fatto universale, che non riguarda solo l’orientamento sessuale di un individuo. Non si parla quindi di un fatto straordinario, come dice il termine stesso “fuori dalla normalità”, motivo per cui è bene che una grande azienda cinematografica, nonché uno dei maggiori capisaldi dell’intrattenimento come lo è Disney, tratti questo tema attraverso un suo prodotto, semplice, specchio di una personalità che anzi non si mostra “orgogliosa” e pronta a rivelare al mondo intero la propria inclinazione.

Non siamo di fronte a un personaggio spavaldo o che non si premura di pensare alla ipotetica reazione dei suoi genitori. Vuol dire forse che allora bisogna avere paura e nascondere a tutti i costi la verità? Sappiamo bene che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, talvolta con meno dolore di quanto temiamo. Proprio come succede nel finale di questa storia.

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Out si dimostra essere un corto che illustra in maniera più o meno lineare ed esplicita le ansie umane e reali in un mondo immaginario, dove non mancano fin dalle prime scene i chiari riferimenti al Pride, come l’arcobaleno da cui spuntano il cane e il gatto magici. È prima di tutto un manuale che illustra come le paranoie si rivelino talvolta infondate, sorgente di confusione in sé e negli altri e motore generatore di una catena di bugie incontrollabili quanto futili.

Se una persona ti ama, per davvero, ti accetta per quello che sei, con tutti i tuoi pregi e difetti, ma l’orientamento sessuale di una persona non è né un pregio, né un difetto, solo uno dei tanti tratti della propria personalità che rende unico ciascuno di noi e che deve essere legittimamente incontestabile.

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Out non è solo il racconto di come si debba affrontare la realtà senza nascondersi, non porta con sé solo le sfumature e lo spaccato di vita di una coppia omosessuale, Ma è una lezione valida per tutti e insegna, a prescindere dalla situazione specifica di questo corto, come si debbano prendere saldamente tra le mani le briglie della situazione e fare una scelta, parlare o tacere.

Si dovrebbero nascondere solo i lati più brutti e e i segreti più disdicevoli, e non vediamo perché il proprio orientamento debba rientrare in una di queste due categorie.

Al di là di tutto quello che vi abbiamo qui raccontato, ci auguriamo che in un futuro prossimo quanto più possibile non siano più necessarie queste manifestazioni per cercare di ottenere i propri diritti e riconoscimenti, ma che si tenga semplicemente il ricordo di quanti hanno lottato e sofferto per dimostrare in totale normalità la propria “diversità”, affinché possiamo tutti finalmente contemplare senza sdegno e senza differenze la bellezza di tutti i colori dell’arcobaleno.