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Principesse Disney e disabilità, un tabù non ancora sfatato

L’hanno insegnato le copertine patinate delle riviste fino a pochi anni fa, accanto ai modelli di perfezione raggiungibili grazie alla chirurgia plastica, alle diete e alle bambole di plastica che da oltre sessant’anni entrano nelle case di milioni di bambini nel mondo. Le Barbie, per l’appunto, sempre impeccabili e affiancate da uomini altrettanto idealizzati, i loro fidati compagni per tutta la vita: Ken. Bisogna essere belli, anzi bellissimi, e appunto perfetti. Come le Principesse Disney, ad esempio.

Il fortino di questo ideale è però stato attaccato sempre più duramente negli ultimi anni, non solo per le delicate questioni legate al body shaming, ma anche quando le sopracitate bambole hanno cominciato a presentarsi sul mercato impersonando modelli di professioni tradizionalmente e stereotipicamente attribuite al mondo maschile. Non parliamo poi di quando anche i film e i corti Disney hanno cominciato a portare alla luce del sole (e sugli schermi degli spettatori) la “diversità” sociale, prodotti lanciati in ottica di “inclusione”.

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Ed è proprio per sentirsi inclusa e rappresentata che Lowri Moore ha bussato alle porte della grande fabbrica dei sogni quale è Disney, per vedere una principessa che sia come lei: con gli occhiali da vista. A che punto siamo però con il tema della disabilità e dei “difetti fisici”? Un argomento sensibile, certo, e che necessita del corretto trattamento, oltre che di un’analisi dedicata in questa sede.

Un moderno “J’accuse”

Ha 9 anni, Lowri Moore, e ha trovato il coraggio di scrivere una lettera, indirizzata a un destinatario d’eccezione: nientepopodimeno che Robert Iger. Meglio noto come “Bob”, l’imprenditore statunitense attualmente presidente esecutivo del consiglio di amministrazione di The Walt Disney Company. Lowri, bambina inglese e proveniente da Nottingham, proprio come lo sceriffo del ladro che ruba ai ricchi per aiutare i poveri più famoso del mondo, chiede a gran voce che venga finalmente abbattuto l’ennesimo stereotipo.

La richiesta è precisa, la lettera è concisa: dateci una principessa Disney, sì, una nuova. Ma con gli occhiali.

“Sono cresciuta guardando i film delle principesse Disney, le ammiro molto e penso siano bellissime. Purtroppo però nessuna di loro porta gli occhiali e questo mi ha fatto pensare che io non fossi così tanto bella. […] Ci sono molte bambine che li portano e non voglio che si sentano come mi sono sentita io. “

Queste sono alcune delle righe inviate dalla Moore all’azienda, la quale non ha dato segnali di risposta, al momento. Il tema sollevato però tocca una questione affrontata diverse volte nella storia dell’animazione e dell’editoria. Del resto, riflettiamoci un attimo: abbiamo visto personaggi con code di pesce, trasformarsi in streghe bruttissime, arcolai maledetti e mele avvelenate, fino a tematiche più ancorate alla realtà e dedicate alla gender equality come Elsa in Frozen o i protagonisti del corto Out.

Gli occhiali ti fanno bella

Dunque, accanto ai classici di altre case di produzione come Heidi e l’amica Clara, o la serie britannica “in plastilina” Creature Discomfortssono diversi i casi in cui i prodotti Disney hanno affrontato le situazioni di problematiche fisiche e psicologiche: dagli storpi come Quasimodo de Il Gobbo di Notre Dame al pesce chirurgo protagonista de Alla ricerca di Dory, che soffre di perdita di memoria a breve termine.

Recupera la vicenda di Dory e degli altri titoli a tema “marino” nel nostro speciale dedicato alla Giornata Mondiale degli Oceani.

La storia Disney, per quanto sia stata attraversata anche da non pochi problemi di critiche e obiezioni nei confronti di contenuti talvolta ritenuti offensivi e razzisti, si è sempre schierata a favore degli ultimi, come gli orfani e le loro difficili vite, di cui la bella Cenerentola ne è un esempio lampante, o dei ladruncoli come Aladdin. D’altro canto, non mancano nemmeno i nemici con problematiche fisiche, come i menomati Capitan Uncino e Pietro Gambadilegno, dunque il messaggio è chiaro: non importa quale sia il tuo problema o “difetto”, succede, è normale, può capitare. Non sono queste caratteristiche a rendere buona o cattiva una persona.

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Allora che succede in casa Disney, a fronte di questa richiesta? La piccola Lowri non ha ricevuto finora alcuna risposta dai vertici dell’azienda, ma questo non significa che l’argomento non sia stato preso in considerazione da altri personaggi del settore dell’intrattenimento. Parliamo dell’illustratrice Natalie Owen, che ha sviluppato con Lowri, oggi undicenne, un libro vero e proprio per dare voce e vita a questa storia.

Princess Rose and the Golden Glasses è il titolo di questo libro illustrato che racconta le avventure di Rose, una principessa che porta gli occhiali come chi l’ha ideata. Natalie ha raccontato così la nascita del progetto:

“Quando stavo parlando al telefono con la BBC Nottingham, mi hanno detto che anche Lowri aveva avuto l’idea per una storia. Ho pensato che fosse davvero triste che nessuno le rispondesse, così le ho detto: ‘Se hai un’idea, facciamolo e basta!’ Originariamente avevo pianificato di stampare solo una copia per lei, ma ora si è trasformato in qualcosa di più grande. Ora speriamo che molti bambini trarranno beneficio da questa storia.”

Un altro aspetto su cui si è focalizzata la giovane inglese è lo stigma che lega gli occhiali con l’etichetta “nerd” e “geek”, persone che soffrono di una stereotipia altrettanto negativa, come la tendenza alla solitudine, con fattezze fisiche tendenzialmente poco apprezzabili e così via. Non è forse giunto il momento di portare una bella ventata d’aria fresca anche sotto questo punto di vista?

La vera bellezza

L’idea di manifestare la “real beauty” è stata abbracciata da grandi brand internazionali come Dove.Non sono i soli: Mattel ha lanciato edizioni speciali di Barbie con caratteristiche “inaudite”, come la vitiligine o la calvizie, bambole in carrozzina e Ken con i capelli lunghi e lisci. A quando Disney lancerà un progetto molto probabilmente sbalorditivo? E no, non parliamo dell’idea di proporre una nuova concezione di Sirenetta con la scelta di Halle Bailey come attrice.

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Sempre nel settore della creatività, un progetto stravolgente e originale era nato già con la provocazione di un artista italiano, Alexsandro Palombo, nel lontano 2014, quando aveva realizzato diverse tavole rappresentanti delle Principesse Disney lontane dai canonici standard. La disabilità sembra ancora oggi un tema fastidioso, delicato e per questo difficile da trattare. Nessuno meglio di Palombo poteva affrontare questo tema, in quanto anch’egli è stato vittima di discriminazione a seguito di un intervento chirurgico per sconfiggere una rara forma di cancro.

“Ogni giorno ho a che fare con tutte le forme di discriminazione. Con questa serie di immagini ho voluto dare visibilità proprio al problema della discriminazione”

Così l’artista ha dato vita a “un’altra bellezza” delle principesse Disney su sedia a rotelle, con arti mancanti, protesi e stampelle. Hanno perso la loro bellezza? Vi sembrano meno “principesse”? Sono sempre loro, Biancaneve, Mulan, Pocahontas e tutta la compagnia di belle e (im)perfette nella loro unicità.

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I film di animazione Disney hanno segnato l’infanzia di tutti noi, caratterizzati da principesse all’eterna ricerca di un principe azzurro che le tragga in salvo, oltre a essere bellissime, algide, senza alcuna imperfezione, quest’ultimo al contrario è un requisito relegato alle megere streghe e alle matrigne. Non c’è mai nessun corpo imperfetto, sempre normopeso; nessun difetto, sempre slanciate e normovedenti. Quanto si evince proprio da questa terminologia è la “norma”. Ormai sinonimo di “ideale”, quindi un canone di riferimento che, se non rispettato, cala la spada di Damocle sul nostro capo e ci avvinghia nell’ansia di non essere “normali”.

Eppure guardiamoci intorno; non c’è bisogno di sottolineare come la forza e la bellezza di una persona non stia nella perfezione, soprattutto estetica, ma nelle cicatrici fisiche e dell’animo che si porta con sé. E la rivoluzione, come spesso succede, arriva dal basso, dal pubblico, soprattutto quello infantile.

Vi consigliamo di recuperare il libro Princess Rose and the Golden Glasses oppure il libro Ragazze che hanno allenato il coraggio e la gentilezza. Disney Princess. Storie di talenti