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Tex 729 Bis – Agente Indiano, la recensione: un altro tassello del passato di Tex

Tex 729 Bis – Agente Indiano è il primo albo Bis della storia di Tex. Si tratta di una iniziativa che ha coinvolto ad ampio raggio tutte le serie regolari da edicola targate Sergio Bonelli Editore che ha voluto offrire ai suoi lettori una doppia dose di letture in questa estate 2021 riprendendo, con piglio un po’ vintage, la buona abitudine di qualche anno fa di offrire numeri doppi, almanacchi e speciali proprio nei mesi estivi in cui le edicole si concedevano il meritato riposo chiudendo a macchia di leopardo in tutta la nostra amata penisola.

Tex 729 Bis - Agente Indiano, la recensione

L’albo è scritto da Mauro Boselli con matite di Maurizio Dotti e racconta la nomina di Tex ad agente indiano (un agente governativo preposto al rapporto con le nazioni sparse per tutto il territorio, figura fondamentale nella storia dei nascenti Stati Uniti e istituita per la prima volta nel 1793). Si tratta di un episodio finora mai raccontato del passato di Tex e collegato ad un altro classico della sua produzione ovvero Sangue Navajo (prima pubblicazione su Tex 51, 52 e 53).

Tex 729 Bis – Agente Indiano: un altro tassello del passato di Tex

Tex e i suoi pards sventano una rapina al Trading Post di Ganado, Arizona, gestito da Lorenzo Hubbell. Si tratta di un vecchio amico di Tex e Tiger Jack che per sdebitarsi offre ai pards una lauta cena in cui il giovane Kit chiede al padre di raccontare come e in quali circostanze venne nominato agente indiano.

Inizia così un lungo racconto in analessi ambientato una decina di anni prima. Tex è da poco diventato il sakem dei Navajos mentre lo stesso Lorenzo Hubbell è diventato il nuovo proprietario del Trading Post venendo accolto da Tiger Jack mandato in aiuto dell’uomo insieme ad alcuni uomini della tribù. Tuttavia la situazione nella zona è tutt’altro che tranquilla: l’agente indiano Bruce Lanigan e il Maggiore Bullard gestiscono sottobanco diversi traffici illeciti a spese degli accordi commerciali fra la nazione e gli Stati Uniti.

I due sperano che, con un sakem bianco, i loro sporchi affari crescano di volume e il ricco territorio dei Navajos venga sfruttato per i loro interessi fra pascoli e minerali preziosi pronti ad essere estratti dalle colline. Tex ovviamente è di tutt’altro avviso, ha già scoperto che parte del bestiame destinato alla nazione è stato trafugato e, come sua abitudine affronta la questione di petto facendo capire che non intende piegarsi alla corruzione o al malaffare.

Tex 729 Bis - Agente Indiano, la recensione

Contemporaneamente proprio gli scagnozzi di Lanigan fanno visita al Trading Post e ad Hubbell e sua moglie chiedendo una percentuale sui guadagni come da prassi. Fortunatamente l’intervento di Tiger Jack evita che la situazione precipiti e l’arrivo di Tex fa sì che i tre rivelino sin dove la corruzione di Lanigan e Bullard si estenda nel territorio. Capita la gravità della situazione, Tex decide di muoversi con circospezione: portare i tre a Gallup dove, con una confessione scritta, si sarebbe potuto avvertire via telegrafo Washington e il Bureau of Indian Affairs capeggiato da Ely Donehogawa Parker.

Il piano sembra perfetto se non fosse che il Maggiore Bullard, abusando della sua autorità, colpisce direttamente il villaggio dei Navajos. Inizia così una corsa contro il tempo per esautorare i due uomini prima che commettano danni irreparabili.

Passato remoto e passato prossimo: il futuro di Tex

È davvero singolare, e indubbiamente un buon albo, questo Tex 729 Bis – Agente Indiano con cui Mauro Boselli unisce idealmente l’impostazione del Tex classico con quella dell’arrembante giovane Tex (quello protagonista della serie Tex Willer) che trova ideale punto di congiunzione nel sempre efficace racconto in analessi, storicamente un caposaldo della narrazione texiana e foriero di importantissime rivelazioni sul passato di Tex ma anche dei suoi pards.

Boselli imbastisce un racconto teso e robusto, privo di sbavature e con tutti gli elementi narrativi che si incastrano alla perfezione arrivando alla attesa risoluzione/rivelazione, in cui è evidente l’influenza del giovane Tex. Il racconto infatti è più dinamico rispetto alle classiche analessi texiane del passato mostrandoci sì le tradizionali sequenze d’azione (dalla rissa nel saloon all’imboscata in campo aperto) ma con piglio un po’ più ruvido e urgente.

Tex 729 Bis - Agente Indiano, la recensione

Tematicamente poi lo sceneggiatore recupera un po’ quel gusto per il western crepuscolare di cui Tex fu senz’altro antesignano costruendo una storia basata su corruzione, avidità e sfruttamento delle popolazioni indiane. Ottima anche la scelta di chiamare in causa la figura realmente esistita di Ely Donehogawa Parker (l’uomo che, fra le altre cose, firmò la bozza della resa dell’esercito dei Confederati ad Appomattox durante la Guerra di Secessione) il cui cammeo forse avrebbe meritato maggior spazio. Funziona benissimo invece l’assenza del più loquace dei pards, Carson, che lascia invece il posto a Tiger Jack ma anche ad un vispo Kit adolescente che fanno da contraltare ad un Tex più impetuoso del solito ma anche più riflessivo nei panni del sakem, aspetto che raramente affiora nella produzione più recente. Boselli poi chiude idealmente il cerchio unendo questo albo alla già citata Sangue Navajo con un riferimento semplice ma puntuale che farà la gioia dei lettori texiani più addentrati.

Altro punto di congiunzione fra il Tex classico ed il giovane Tex sono senz’altro le matite dell’esperto Maurizio Dotti (già copertinista della serie regolare Tex Willer) che illustra con eleganza l’albo con diversi richiami per stile ad impostazione al grande Giovanni Ticci. Dotti utilizza il layout tipicamente bonelliano per uno storytelling chiaro e sempre dal ritmo sostenuto anche quando l’azione lascia il posto ai dialoghi ed in cui un morigerato uso delle figure sbordate e delle doppie orizzontali dona un tocco personale e dinamico.

Tex 729 Bis - Agente Indiano, la recensione

Il lavoro di Dotti è certosino, il suo stile riconoscibilissimo alterna una grande attenzione al panneggio con un tratteggio preciso e molto espressivo in cui l’utilizzo del chiaroscuro è un elemento di rottura che dona maggior atmosfera alla pagina o maggior aggressività (per le sequenze d’azione soprattutto). Interessante è anche come Dotti risolva la sfida del rappresentare un Tex a metà strada fra la maturità e la giovinezza: i tratti somatici vengono leggermente addolciti, ringiovanendo il volto, e l’espressione si fa meno marcata ma più pungente. Proprio l’espressività in alcuni frangenti (vuoi per il tratteggio, vuoi per il chiaroscuro) tradisce facendo riaffiorare il Tex della maturità contro una corporeità più longilinea tipicamente giovanile. Da segnalare anche un Kit adolescente e soprattutto un fierissimo Tiger Jack che meriterebbe un trattamento a solo da parte del disegnatore.

L’albo

Tex 729 Bis – Agente Indiano si omologa e per veste grafica e cura carto-tecnica agli altri albi della serie regolare distinguendosi solo per la pecetta in copertina che segnala appunto l’eccezionalità del numero Bis e il fatto che si tratti di una storia inedita e non di una ristampa. Sempre, come tutti gli albi della serie regolare, è presenta un breve redazionale in apertura firmato da Graziano Frediani. Da segnalare anche la sempre evocativa copertina di Claudio Villa dal gusto tipicamente fordiano.

Tex 729 Bis – Agente Indiano

Con Tex 729 Bis - Agente Indiano, Mauro Boselli unisce idealmente l'impostazione del Tex classico con quella dell'arrembante giovane Tex (quello protagonista della serie Tex Willer) che trova ideale punto di congiunzione nel sempre efficace racconto in analessi, storicamente un caposaldo della narrazione texiana e foriero di importantissime rivelazioni sul passato di Tex ma anche dei suoi pards. Boselli imbastisce un racconto teso e robusto, più dinamico rispetto alle classiche analessi texiane del passato mostrandoci sì le tradizionali sequenze d'azione (dalla rissa nel saloon all'imboscata in campo aperto) ma con piglio un po' più ruvido e urgente, e tematicamente con un gusto per il western crepuscolare di cui Tex fu senz'altro antesignano costruendo una storia basata su corruzione, avidità e sfruttamento delle popolazioni indiane. Altro punto di congiunzione fra il Tex classico ed il giovane Tex sono senz'altro le matite dell'esperto Maurizio Dotti (già copertinista della serie regolare Tex Willer) che illustra con eleganza l'albo con diversi richiami per stile ad impostazione al grande Giovanni Ticci.

Pro

  • racconto coinvolgente e dinamico dal gusto crepuscolare
  • elegantissima parte grafica di Maurizio Dotti
  • ideale albo di congiunzione per i lettori di Tex e quelli di Tex Willer

Contro

  • la componente metastorico è relegata alla parte finale del racconto
  • l'albo pur essendo godibile a sé è anche un lungo prologo al classico Sangue Navajo