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X-Men 1: un nuovo inizio?

Da qualche anno a questa parte, dopo ogni grande evento, il mondo dei comics supereroici si presenta sotto una nuova identità ai propri lettori, con degli starting point che si propongono di accogliere anche nuovi appassionati. Una prassi che coinvolge tutte le grandi etichette del fumetto, che in questi giorni accompagna il ritorno in edicola di una delle formazioni più amate della Casa delle Idee: X-Men. Panini, infatti, propone un ‘nuovo’ X-Men 1 della collana dedicata ai mutanti Marvel, presentata al goloso prezzo di un euro, con la promessa di accogliere nel mondo degli homo superior anche ai nuovi lettori.

x-men 1

Queste promesse, come detto, sono solitamente la conseguenza di grandi sconvolgimenti all’interno di una serie. Innegabile che il mondo mutante sia reduce da un’annata interessante, frutto della gestione di Jonathan Hickman, che ha raccolto le conseguenze di Age of X-Man per proiettare gli X-Men in una nuova, incredibile vita. House of X e Powers of X, raccolta da Panini in un corposo volume che presenta questa rivoluzione mutante, hanno avuto il compito di riscrivere il contesto mutante, portando i pupilli di Xavier da reietti a grande potenza mondiale, ruolo esercitato dall’isola di Krakoa, divenuta la nuova patria dei mutanti. Una tabula rasa, se vogliamo, dove anche i villain dotati di gene X sono stati accolti tra le fila della società krakoana, un nuovo inizio per tutti, che è stato sancito da un evento epocale come X of Swords, in cui abbiamo incontrato un’altra genia mutante. Due diverse specie mutanti, di due mondi profondamente differenti, che hanno trovato modo di trovare una forzosa convivenza.

Ma questo rinascimento mutante, vissuto nelle diverse testate mutanti (X-Men, New Mutants, Wolverine, X-Force, S.W.O.R.D., X-Factor), è stato un percorso lungo un anno che ci ha condotti alla consacrazione del potere mutante nel mondo: Gala Infernale.

Un nuovo inizio per i mutanti

Come da tradizione, questa dimostrazione socio-politica dei mutanti si è estesa per due mesi su tutte le X-testate, considerato come gli eventi che hanno animato questa notte di bagordi e rivelazioni hanno coinvolto tutti i mutanti, oltre ad altri supereroi di casa Marvel, come Capitan America e Iron Man. Ad avere maggior risalto, però, rimane la clamorosa rivelazione finale: i mutanti sono riusciti a colonizzare Marte.

Il pianeta rosso, da sempre oggetto della curiosità umana, è quindi divenuto un mondo mutante, attualmente terraformato e divenuto residenza dei mutanti di Arakko, i contendenti dei nostri homo superior durante gli eventi di X of Swords. Una dimostrazione di eccezionale potere e, al contempo, della pericolosità dei mutanti, secondo alcune voci delle comunità internazionale, che sin dalle prime batture della gestione Hickman ha mostrato come questa nuova caratura sociale dei Figli dell’Atomo sia decisamente mal vista.

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Durante il Gala Infernale, inoltre, è stata annunciata la nuova formazione degli X-Men, che editorialmente è stata concepita tramite un referendum online trai lettori, che hanno potuto votare dei candidati presentati dalla Marvel. Nelle celebrazioni del Gala Infernale abbiamo quindi appreso che i nuovi X-Men sono Ciclope, Marvel Girl, Wolverine (Laura Kinney), Rogue, Sole Ardente, Polaris e Synch. Come richiede la nuova cultura krakoana, si usano solo i nomi che richiamano alla loro appartenenza alla società mutante, eliminando ogni riferimento al loro passato da homo sapiens. Ed è da questo passaggio che prende vita X-Men 1. La ‘nuova’ collana sbarcata in edicola in questi giorni dovrebbe essere considerata come un nuovo punto di partenza, uno starting point per nuovi lettori. Ma tutto questo ‘nuovo’ funziona?

Gli X-Men si presentano con una formazione inedita, hanno una nuova base a New York , che ribattezzano simbolicamente Giardini di Seneca. Come fa notare Ben Ulrich, in visita ai mutanti, è un messaggio forte per la popolazione newyorkese. Il luogo scelto per costruire la nuova base ‘vegetale’ degli X-Men, infatti, corrisponde a quello che un tempo era noto come Seneca Village, insediamento che nel 1825 venne fondato da ex-schiavi liberati, che venne distrutto, dopo uno sfratto forzoso di quasi trecento anime, proprio per consentire la creazione di Central Park, nella seconda metà dell’800. Ancora una volta, la condizione di reietti storicamente affibbiata ai mutanti marveliani cerca una valorizzazione, seppur storica, creando una sinergia tra il passato dei Figli dell’Atomo e le brutture reali della storia umana.

Giusto il tempo di ricompattare la squadra, che si palesa la prima minaccia, sottoforma di gigantesca creature meccanica atterrata dallo spazio in Central Park. Il nuovo team deve rapidamente trovare una dinamica per comportarsi come una squadra e questa emergenza è un perfetto catalizzatore, che Duggan, aiutato dai sempre strepitosi disegni di Pepe Larraz e dai colori di Marte Gracia, non manca di valorizzare con uno scontro tra colossi metallici davvero appassionante.

Continuity o nuovo corso?

Da notare come Duggan, subentrato a Hickman, mostri di voler mantenere un’intuizione narrativa del suo predecessore: un homo sapiens che cerca una parità coi mutanti tramite la tecnologia. Lo abbiamo visto in precedenza in testate come X-Men e New Mutants, lo hanno dimostrato le truppe impiegate dai Verendi, per contrastare i mutanti oramai divenuti una potenza mondiale, l’umanità sembra voler accelerare un processo di evoluzione improntata alla tecnologia con cui colmare questo gap.

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Una visione quasi transumanista che ci consegna un nuovo villain, Kelvin ‘Feilong’ Hang, discendente di Nikola Tesla che dopo una vita che si è presa beffa di lui, nuovamente ne rovina i piani. Dopo una lunga programmazione, infatti, Feilong era pronto per partire alla conquista di Marte, ma con la spettacolare colonizzazione del pianeta rosso vista nel finale di Gala Infernale, rendendo i krakoani dei perfetti bersagli su cui scaricare la sua frustrazione, in cerca di vendetta. Per ora la sua presenza è un’ombra lontana, resa palese in apertura di albo, ma è sicuro che rivedremo presto in azione questo pericoloso villain.

Il ‘nuovo’ X-Men 1 è un racconto veloce e ricco di starting point narrativi, ma è considerabile come un punto di ingresso ideale per nuovi lettori? Probabilmente no, quell’Inizia da qui che campeggia sulla copertina rischia di esser ingannevole. Questa storia caratterizzata da una narrazione rapida impressa da Duggan, si basa su aspetti e dinamiche che affondano troppo nel passato recente dei mutanti per accogliere anche nuovi lettori. Comprensibile, in un’ottica di rispetto della continuity, ma quando letto è facilmente assimilabile da chi negli ultimi mesi ha seguito l’evolversi dell’epopea mutante, mentre un nuovo lettore, già con questo primo numero, si ritrova spaesato, troppe informazioni farraginose e domande senza risposte che rischiano di raffreddare l’interesse. Lodevole l’intento di creare dei punti di ingresso, come fatto a suo tempo con Powers of X/House of X e Pax Krakoana, che per sua natura, ossia rivoluzionare il mondo degli X-Men, era realmente un punto di ingresso affascinante nella saga dei mutanti marveliani.