Stampanti

HP produrrà stampanti 3D per metà 2014, la sfida è aperta

HP intende debuttare nel settore delle stampanti 3D. Lo farà il prossimo anno, anche se non è ancora chiaro con quale tipo di prodotto. Stando a quanto riferito da The Register, il numero uno Meg Whitman durante un evento a Bangkok ha espresso il suo entusiasmo verso la tecnologia di stampa 3D e ha precisato che HP Labs sta facendo le valutazioni del caso. L'azienda potrebbe debuttare in questo settore per metà del 2014.

La stampa 3D è uno dei settori tecnologici in maggiore espansione, e ormai è chiaro che sarà una delle maggiori sfide per l'industria nei prossimi anni. La velocità, la qualità e i costi di stampa faranno la differenza in questo settore come in quello della stampa tradizionale su carta. Ma mentre il settore storico offre prospettive tutto sommato ristrette, la stampa 3D apre possibilità teoricamente infinite sia nella produzione aziendale sia nel privato, con i modelli a basso costo.

HP vuole passare dal 2D al 3D

Basti pensare all'iniziativa dell'ESA per stampare i pezzi di ricambio dei satelliti o alle tante soluzioni economiche per i consumatori finali. Le aziende che hanno avviato la produzione di stampanti 3D si moltiplicano, ma finora nessuno dei grandi marchi celebri nella stampa tradizionale è sceso in campo. Se HP dovesse essere la prima potrebbe godere di un vantaggio importante.

Inoltre grazie al suo reparto di ricerca e sviluppo potrebbe davvero realizzare prodotti competitivi sia per velocità sia per qualità, arrivando in breve tempo a concorrere con realtà già affermate come per esempio MakerBot.

Secondo Whitman il mercato della stampa 3D esploderà nei prossimi tre anni, e visto che al momento non c'è ancora una guerra accesa per conquistare i propri spazi, l'idea è senza dubbio appetibile. Quello che resta da vedere è se un'azienda tradizionalmente legata alla stampa 2D sarà capace di passare agevolmente tecnologia 3D, e se i filamenti per stampa 3D si dimostreranno redditizi come gli inchiostri tradizionali, perché è quello su cui alla fine vive chi produce stampanti.

Abbiamo chiesto ad Andrea Radaelli, CEO di ShareBot, se le realtà come la sua temono la discesa in campo di giganti come HP. Da SMAU, dove potrete conoscerlo allo stand di Tom's Hardware, ci spiega che "non si sa in quale fascia abbiano deciso di investire, se nei prodotti di fascia alta o in quelli di fascia bassa, sotto ai 5000 dollari", quindi la preoccupazione è relativa. Radaelli ricorda infatti che HP aveva già provato in passato a commercializzare stampanti 3D di alta gamma in collaborazione con Stratasys, ma poi il progetto è stato interrotto.

ShareBot Pro

È da mettere in conto che la mossa di HP potrebbe creare un effetto di imitazione da parte di altri grandi produttori storici della stampa come Lexmark, Epson e via dicendo. Radaelli però precisa che in questo momento le realtà più grosse operano in settori differenti da quello di ShareBot.

Ampliando le prospettive, Radaelli spiega che "le stampanti da centro commerciale a 50 euro non arriveranno prima di qualche anno, e allora forse le aziende più piccole non avranno la forza di confrontarsi sulle politiche dei prezzi di quelle delle dimensioni di HP e si specializzeranno in nicchie di settori. Per ora però il problema non si pone".

Quanto alla questione dei consumabili, Radaelli spiega che "al momento non si possono avere sulle ricariche per le stampanti 3D gli stessi margini che si hanno sulle cartucce di inchiostro". Questo perché "al momento le ricariche hanno poca tecnologia, è solo materia prima (polimeri standard) che viene usata in forma di filamento. Il grosso del mercato dei prodotti sotto ai 5mila dollari non ha ricariche proprietarie: i clienti possono comprarle liberamente sul mercato".

In questa fascia di prezzo sembra quindi difficile eguagliare il business delle cartucce di inchiostro. Non che non sia possibile: "esistono già ricambi personalizzati con chip, come quelli realizzati da 3D System, ma nella fascia economica non è detto che si rivelino una scelta vincente. Anche perché MakerBot, che è una delle aziende più grosse, usa materiali liberamente in commercio e guadagna solo dalla vendita delle stampanti".

Insomma, HP dovrà fare bene i conti e decidere prima di tutto se investire nella fascia bassa o in quella alta, quindi dovrà capire come generare utili da questo nuovo settore. Anche perché la programmazione semplice e accessibile a tutti nella fascia consumer è l'elemento chiave del successo e al momento una soluzione non proprietaria c'è già, si chiama Arduino.