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L’avvio sicuro di Windows 8 spaventa, petizione

La Free Software Foundation si è scagliata contro Microsoft e la caratteristica Secure Boot inserita in Windows 8. Come vi abbiamo raccontato il mese scorso questa funzione si affida a un chip (UEFI) per controllare e prevenire problemi di sicurezza a livello hardware. Nasce quindi per protezione, ma ha come possibile conseguenza d’impedire l’uso di un secondo sistema operativo.

Una situazione inaccettabile, tanto che la fondazione creata da Richard Stallman nel 1985 ha dato vita a una petizione online con l’obiettivo di rendere opzionale l’attivazione di questa tecnologia. Come abbiamo spiegato a suo tempo il problema non è assoluto, ma è possibile che i futuri computer – soprattutto i portatili – nascano con questo fastidioso vincolo.

Windows 8

Microsoft infatti imporrà l’uso di Secure Boot ai produttori di PC portatili come prerequisito per ottenere la certificazione ufficiale Windows 8. Alcuni dettagli sono ancora in via di definizione, e non è detto che lo scenario finale sarà esattamente quello descritto dai più pessimisti. Microsoft infatti ha affermato di voler lasciare ai produttori la maggiore flessibilità possibile.

La FSF tuttavia non è disposta ad attendere, e con lei molti  utenti preoccupati dalla possibilità che i PC Windows finiscano per diventare troppo chiusi – una specie di  “Mac al contrario” da questo punto di vista.

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“Siamo preoccupati dal fatto che Microsoft e i produttori di hardware integreranno queste restrizioni in modo tale che gli utenti non potranno avviare sistemi diversi da Windows”, ha affermato Matt Lee della FSF. “Un nome migliore per questa tecnologia sarebbe Avvio Ristretto (Secure Boot si traduce con Avvio Sicuro, NdR), visto che sarebbe una restrizione disastrosa per gli utenti, non certo una caratteristica di sicurezza”.

La fondazione chiede quindi ai produttori di usare Secure Boot in modo tale da mantenere la possibilità d’installare un altro sistema operativo. Potete aggiungere il vostro nome alla petizione da questa pagina.

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L’iniziativa della Free Software Foundation potrebbe essere operò prematura. Non ci sono infatti solo le dichiarazioni di Microsoft, che sembra per il momento piena di buona volontà,  a far credere che tutta la bagarre sia eccessiva. Microsoft dopotutto non ha ragioni per impedire l’installazione di sistemi Linux, soprattutto per due motivi: il primo è che la maggior parte degli utenti paga la licenza Windows anche se poi sceglie di usare un altro sistema, e quindi MS non deve certo preoccuparsi di eventuali perdite. La seconda è che Linux non è in assoluto un concorrente per Windows, se si guarda alla diffusione.  

Infine vale la pena ricordare che quasi sicuramente Microsoft dovrebbe affrontare una procedura antitrust se dovesse procedere nel modo immaginato dalla FSF. Una prospettiva che di certo non fa parte dei progetti di Ballmer e soci, visto che avrebbero tutto da perdere e nulla da guadagnare.

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E come se non bastasse a Microsoft è stato anche proibito da un giudice di agire in questo modo, nel 2006. In altre parole se Microsoft dovesse chiedere troppo agli OEM dovrebbe risponderne davanti alla legge statunitense. Per non parlare del fatto che l’azienda è sotto osservazione in altri paesi del mondo, a cominciare dalla Comunità Europea.

Nella peggiore delle ipotesi gli sviluppatori Linux dovranno sforzarsi di ottenere le chiavi di autenticazione necessarie per poter avviare i sistemi operativi su hardware con chip UEFI. Non dovrebbe però essere un ostacolo troppo oneroso, o almeno si spera.