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Primi passi per i chip dei supercomputer “made in Europe”

La Commissione Europea a marzo ha dato il via alla European Processor Initiative (EPI), un ambizioso programma per lo sviluppo di un paio di chip per i supercomputer europei, da usare eventualmente anche in altri settori come i datacenter e l'industria dell'automotive. Anche se al momento i lavori sono ai primi stadi, sembra che siano […]

La Commissione Europea a marzo ha dato il via alla European Processor Initiative (EPI), un ambizioso programma per lo sviluppo di un paio di chip per i supercomputer europei, da usare eventualmente anche in altri settori come i datacenter e l'industria dell'automotive.

Anche se al momento i lavori sono ai primi stadi, sembra che siano due le architetture su cui si lavorerà, anche se ancora manca l'ufficialità: ARM e RISC-V. La prima generazione di questi processori HPC dovrebbe essere pronta per la fine del decennio, in tempo per rappresentare le basi dei supercomputer pre-exascale che saranno installati sul territorio europeo tra il 2020 e il 2021.

La seconda generazione dei chip invece sarà a bordo dei primi sistemi exascale europei tra il 2023 e il 2024 (capaci di fare almeno un exaFLOPS di calcoli al secondo, un miliardo di miliardi di operazioni al secondo). I lavori sono guidati da EuroHPC, un gruppo che mira a portare l'Europa allo stesso livello di Stati Uniti, Cina e Giappone nel settore HPC.

Parte degli obiettivi del gruppo è creare componentistica europea in modo da avere maggiore controllo sui supercomputer, sia per ragioni squisitamente economiche, ma anche di indipendenza (pensate alle guerre commerciali in atto), accrescimento delle competenze e sicurezza.

Ovviamente tra gli elementi centrali di un computer c'è il processore e come detto si guarda a due soluzioni: una per il calcolo HPC "general purpose" (ARM) e l'altra per l'accelerazione (RISC-V). La roadmap di seguito, mostrata dal direttore del Barcelona Supercomputing Centre (BSC), Mateo Valero, ci offre un quadro di massima:

epi roadmap
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La scelta di ARM si deve non solo al fatto che l'azienda ha radici nel Regno Unito – che per quanto stia uscendo dall'Unione Europa, è certamente più vicino all'ecosistema del Vecchio Continente – ma anche allo schema di licenza, che permette di progettare un proprio design. RISC-V è un'architettura aperta e pertanto può non avere costi di licenza.

"C'è una buona possibilità che l'implementazione ARM di EPI sarà basata sulla variante SVE (Scalable Vector Extensions) dell'architettura, la stessa usata da Fujitsu per sviluppare il processore del supercomputer exascale Post-K di RIKEN. Se parte del lavoro giapponese, specie sul software di sistema e gli strumenti di sviluppo, potrà essere riutilizzato per il progetto EPI, allora si potrebbe avere un risparmio di tempo ed energie", scrive Michael Feldman sul sito della Top500. Lo sviluppo dell'acceleratore RISC-V richiederà molto più lavoro.

Leggi anche: EuroExa, il supercomputer europeo da un exaflop prende forma

L'UE ha investito 120 milioni di euro nel programma EPI, a cui si affiancano altri soldi di 23 partner industriali e di ricerca. Tra le realtà coinvolte troviamo Atos, BSC, CEA, Jülich Supercomputing Centre e STMicroelectronics solo per citarne alcune. BSC si occuperà di mettere a punto l'acceleratore, Atos invece è il system/chip integrator del processore.